- Nel 2015, a Genova, la scala Zung è scesa da 45 a 30.
- Riduzione da 22 a 12 nella scala HAM-A a Genova.
- Il Club Alpino Italiano (CAI) suddivide i sentieri per difficoltà.
- Nel 2019, a Genova, tra 8 e 20 partecipanti a incontro.
- L'89% dei partecipanti si è detto soddisfatto dell'iniziativa.
L’escursionismo come balsamo per la mente: una riscoperta terapeutica
Il cammino rappresenta oggi una modalità esistenziale primaria: oltre a essere semplicemente lo spostamento su due piedi da luogo a luogo, true and its original form of movement manifests itself as an authentic vessel for psychological well-being.
I risultati più recenti nel campo scientifico dimostrano chiaramente che l’escursionismo esercita effetti significativi sulla salute mentale, soprattutto quando immersi in contesti naturalistici. Questo tipo di attività non solamente emerge quale valido sostituto dei metodi terapeutici tradizionali; al contrario, gioca pure il ruolo cruciale d’integrazione complementare.
A ben vedere, dal periodo degli anni ’80 nei circuiti europei fino agli anni ’90 nel panorama italiano, svelandosi sono cominciati gli studi sulla “Montagnaterapia”; dunque vi sono prove del fatto che questo metodo sfrutti efficacemente le potenzialità terapeutiche ambientali nella taglio alla riabilitazione psichiatrica.
This metodologia ha trovato legittimazione formale presso l’[OMS], mentre essa appare identificata tra gli interventi con risultati favorevoli nella cura preventiva delle malattie croniche. Esplorando ancora più a fondo entro queste dimensioni naturali e allontanandosi dalla frenesia cittadina, {italics}la nostra esperienza rivela altresì una diminuzione percepibile dello stress;{italics}questo rafforzerebbe stime positive rispetto all’umore, così incrementando parallelamente autovalutazioni relative alla propria autostima.
Si tratta di una dinamica fondamentale per ristabilire i legami interiori e relazionali; una vera occasione per ritrovare la propria resilienza nonché sviluppare le abilità necessarie alla gestione emotiva—fattori questi essenziali nel cammino verso la guarigione da disturbi psico-sociali.
Nel contesto genovese del 2015 è stata attivata una ricerca pilota presso il CSM della ASL 3 che ha visto impegnati diversi soggetti in attività escursionistiche settimanali. L’obiettivo era quello di misurare gli effetti sulla sfera ansiosa dei partecipanti. I dati raccolti hanno mostrato esiti notevoli: i punteggi medi rilevati tramite la Scala di Autovalutazione dell’Ansia Zung sono passati da valori pari a 45 (indicante ansia moderata) fino a scendere a quota 30 (rivelando una chiara riduzione), mentre secondo l’Hamilton Anxiety Rating Scale (HAM-A) si è registrato uno scarto significativo dai precedenti valori — passando dunque da circa 22 fino a giungere al valore ottimale pari a 12 — ciò suggerisce chiaramente una riduzione sostanziale delle preoccupazioni correlate agli aspetti psicologici. Tale fenomenologia mette in risalto quanto sia importante avere accesso alla natura ed essere fisicamente attivi per favorire processi positivi nella salute mentale.
Pertanto, porre l’accento sull’escursionismo come strumento terapeutico sembra inserirsi all’interno della cornice più ampia della moderna psicologia cognitiva e comportamentale—disciplina che pone crescente attenzione alle sinergie esistenti tra corpo umano, vita interiore e dimensione ambientale. Si tratta di un’evoluzione che va oltre la mera prescrizione medica, abbracciando un approccio olistico al benessere.
- Riduzione dei livelli di stress
- Miglioramento della salute cardiovascolare
- Aumento dell’autostima
- Incremento della resilienza emotiva
- Possibilità di socializzazione e di interazione positiva
La psicologia del passo e l’impegno fisico: un percorso verso l’equilibrio
Il semplice gesto del camminare rappresenta un’attività primaria nel repertorio umano; tuttavia, essa assume connotazioni più complesse quando ci si avventura lungo percorsi accidentati o con pendenze significative. Questo tipo di esperienza richiede uno sforzo fisico simile a quello richiesto dalla corsa su superficie pianeggiante. È fondamentale che ogni individuo predisponga una corretta preparazione: infatti, è raccomandabile rivolgersi al proprio medico prima di iniziare tali escursioni ed effettuare appositi esami clinici volti a determinare la propria idoneità all’attività sportiva proposta. Conoscere la propria condizione sanitaria personale, unitamente a un allenamento adeguato, costituisce un requisito indispensabile al fine di massimizzare i risultati evitando possibili problematiche legate alla salute.
Un appropriato regime atletico non soltanto minimizza il rischio d’infortuni, ma amplifica anche le opportunità offerte dall’escursionismo stesso. Muoversi attraverso terreni selvatici presenta caratteristiche peculiari che vanno ben oltre l’aspetto meramente corporeo; si tratta infatti anche dell’attivazione delle capacità cognitive necessarie ad affrontare le variegate sollecitazioni morfologiche dei luoghi esplorati. Per supporto pratico all’escursionista occasionale o esperto interviene il Club Alpino Italiano (CAI), il quale ha sviluppato una sistematica suddivisione dei sentieri mediante criteri quali lunghezza totale del tragitto da coprire, differenza altimetrica e grado d’insidia presentata dal terreno stesso.
Si distinguono i percorsi di difficoltà T (Turistico) con pendenze lievi e circa 250 metri di dislivello positivo all’ora, i percorsi E (Escursionistico) con dislivelli tra 400 e 1000 metri e una progressione media di 300/350 metri di dislivello positivo all’ora, e i percorsi EE (Escursionisti Esperti) con dislivelli superiori a 1000 metri e una progressione stimata di 400/450 metri di dislivello all’ora. Esistono anche itinerari di difficoltà EEA, per escursionisti esperti con attrezzatura.
Questo sistema di classificazione è vitale per pianificare un’escursione che sia sicura e, al contempo, sfidante, permettendo al partecipante di confrontarsi con i propri limiti e di accettarli, attivando e migliorando le proprie capacità di adattamento.
Il gruppo e la meta: architetti di autostima e resilienza
Nell’escursionismo terapeutico, la dimensione di gruppo assume un ruolo centrale. Le persone, unite da obiettivi e mezzi condivisi, sperimentano un’interdipendenza profonda. Questo contesto diventa un potente strumento di auto-conoscenza e conoscenza dell’altro, offrendo la possibilità di riconoscersi attraverso le esperienze altrui e di introiettare relazioni positive ed evolutive. Nel cammino comune, la regola non scritta è che la velocità del gruppo si adatta al passo del più lento, un principio che contrasta con la frenesia competitiva della vita quotidiana e che favorisce l’inclusione e il supporto reciproco.
Il raggiungimento di una meta, spesso attraverso un percorso faticoso e ricco di imprevisti, si trasforma in una metafora dell’esistenza umana. Ogni sfida superata, ogni difficoltà affrontata lungo il sentiero, arricchisce il bagaglio personale, stimolando la determinazione, le strategie di problem solving e quel senso di “potercela fare” che può essere poi esportato e applicato nella vita di tutti i giorni.
Nel progetto genovese del 2019, ad esempio, hanno partecipato tra gli 8 e i 20 individui a incontro, esclusi pazienti fortemente sedati, con gravi problemi fisici o di deambulazione, ricoverati o inseriti in comunità. Le escursioni erano dislocate nel territorio ligure, facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici, e prevedevano percorsi alternativi in caso di maltempo, garantendo sempre una “via di fuga” in caso di crisi, elemento cruciale per la sicurezza psicologica dei partecipanti.
La durata variava dalle 3 alle 4 ore circa, con lunghezze tra i 3 e i 10 km e dislivelli tra i 100 e i 579 metri. Un incontro preparatorio forniva le nozioni fondamentali di escursionismo, dall’abbigliamento alle tecniche di orientamento, inclusa cartografia, bussola, altimetro e nozioni di primo soccorso. Inoltre, venivano somministrati test di autovalutazione dell’ansia, come la Scala di Autovalutazione dell’Ansia Zung e la Hamilton Anxiety Rating Scale (HAM-A), per monitorare i livelli prima e dopo il programma. Un impressionante 89% dei partecipanti ha manifestato soddisfazione nei confronti dell’iniziativa, mettendo in risalto come i temi del senso di comunità, del mutuo aiuto, e dell’interazione con la natura siano stati fondamentali nel favorire un significativo miglioramento della salute mentale e nella diminuzione dei livelli d’ansia. Questa metodologia integra attività fisiche intense con esperienze immerse nella natura e interazioni sociali attive; offre pertanto una via non soltanto per promuovere uno stato di salute corporeo ottimale, ma anche per coltivare una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e affinare la resilienza psicologica degli individui coinvolti.
Riscoprire il cammino interiore: l’escursionismo come risorsa per l’anima
L’escursionismo si delinea come un’opportunità terapeutica valida e promettente, in un’epoca in cui la salute mentale è al centro di un dibattito sempre più urgente. Va tuttavia chiarito che, pur apportando benefici inequivocabili, questa pratica non può essere considerata un trattamento isolato per i disturbi psicologici. Essa dovrebbe piuttosto essere integrata in un approccio terapeutico olistico, che contempli anche la consulenza psicologica e, se necessario, l’intervento psichiatrico. È fondamentale che tali programmi siano condotti da professionisti qualificati, con una formazione specifica sia dal punto di vista clinico che escursionistico, e che un’attenta pianificazione aiuti a prevenire i pericoli intrinseci all’ambiente naturale. Si auspica che la ricerca futura possa approfondire i meccanismi psicologici specifici che collegano l’escursionismo al benessere mentale, al fine di affinare programmi terapeutici sempre più mirati e personalizzati.
- Montagnaterapia: approccio terapeutico che sfrutta l’ambiente montano per la riabilitazione psichiatrica.
- Scala di Autovalutazione dell’Ansia Zung: un metodo efficace per quantificare i livelli d’ansia degli individui.
- Hamilton Anxiety Rating Scale (HAM-A): strumento impiegato nella valutazione clinica dei disturbi d’ansia.
La fusione della dimensione naturale all’interno dei percorsi terapeutici rappresenta un’opportunità fondamentale per favorire una condizione esistenziale salutare, sostanziata da equilibrio, benessere e una significativa interazione con il panorama ambientale.
Nell’ambito della psicologia cognitiva e comportamentale emerge la centralità del beneficio derivante dall’esposizione progressiva. Applicato all’escursionismo terapeutico, tale principio incoraggia a cominciare con sentieri che presentano difficoltà moderate (T – Turistico), progredendo gradualmente verso itinerari più impegnativi (E – Escursionistico) soltanto quando ci si avverte pronti ad affrontarli. Questa logica non serve esclusivamente a minimizzare i rischi fisici, ma è altresì determinante nella facilitazione dello sviluppo personale e nel contenimento delle tensioni ansiose. Ogni piccolo successo, ogni passo in più compiuto lungo il sentiero, rinforza la convinzione di potercela fare, creando un circolo virtuoso che si traduce in un miglioramento generale del benessere psicologico.
Una nozione più avanzata, ispirata alla psicologia dei traumi, riguarda il concetto di finestra di tolleranza. In un ambiente naturale protetto e supportato, come quello offerto dall’escursionismo di gruppo, i partecipanti possono imparare a espandere la propria finestra di tolleranza emotiva. Questo significa che, affrontando sfide fisiche e mentali controllate, come la fatica di una salita o l’incertezza del tempo atmosferico, le persone possono sviluppare una maggiore capacità di gestire le proprie reazioni fisiologiche e emotive allo stress.
Il corpo e la mente, abituandosi a navigare entro questa “finestra” di attivazione ottimale, riescono a elaborare esperienze difficili senza cadere in stati di ipo- o iperattivazione, tipici di chi ha subito traumi o soffre di disturbi d’ansia. Il sentiero, dunque, non è solo una strada da percorrere, ma uno spazio sacro dove l’individuo può imparare a riconnettersi con il proprio ritmo interiore, ristabilendo un dialogo armonico tra sé e il mondo. E in questo silenzio del bosco, nella vastità di una vetta, forse risiede la più autentica delle guarigioni: quella che ci riporta a casa, nel profondo della nostra anima.