Lavoro e benessere: coaching e counseling per affrontare la precarietà

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  • La pandemia ha accelerato la ricerca di flessibilità e autonomia.
  • La probabilità di sviluppare problemi di salute mentale aumenta del 50% con la precarietà.
  • Coaching e counseling migliorano il benessere e la soddisfazione lavorativa.
Il pendolo tra precarietà e significato: una nuova era lavorativa Nel panorama socio-economico attuale, un fenomeno di vasta portata ha scosso le fondamenta del mondo del lavoro, portando con sé non solo sfide economiche, ma anche profonde implicazioni psicologiche. Si tratta di una trasformazione epocale che ha visto un numero significativo di individui riconsiderare il proprio percorso professionale, spinti da motivazioni che trascendono la mera remunerazione. Questo movimento, spesso etichettato come “Great Resignation” in alcune aree, ma più correttamente definibile come una fase di profonda riflessione e riorientamento valoriale, ha rivelato una crescente insofferenza verso modelli lavorativi rigidamente strutturati e un’accresciuta ricerca di significato e benessere.

“La pandemia ha agito come un catalizzatore potente, accelerando processi di cambiamento già latenti.”

La pandemia globale, con le sue interruzioni e ripensamenti forzati, ha agito come un catalizzatore potente, accelerando processi di cambiamento già latenti. Recentemente si è manifestata una crescente domanda riguardo a flessibilità, autonomia ed equilibrio ottimale fra vita lavorativa e personale, trascendendo così la mera ricerca del profitto o della sicurezza economica ad ogni costo.
Non stiamo parlando esclusivamente di uno sciopero collettivo o dell’effetto immediato delle circostanze; al contrario, essa rappresenta l’emergere di una necessità intrinseca: quella cioè di armonizzare il lavoro con la propria essenza individuale e principi etici. Diversi lavoratori – specie quelli operanti in ambiti caratterizzati da elevate pressioni senza adeguati riconoscimenti – si trovano ora ad affrontare una sproporzione insostenibile fra lo sforzo investito ed il grado di soddisfazione conseguito. La ricerca incessante per ottenere posizioni dotate di un significato più profondo rispetto al mero guadagno monetario sta acquisendo sempre più valore; gli individui vogliono vedere nel loro impiego qualcosa che arricchisca autenticamente le loro vite. Tale riflessione coinvolge persone appartenenti a diverse generazioni oltre ai vari gradi di esperienza professionale accumulata fino ad oggi; ciò evidenzia infatti come ci sia in atto uno spostamento strutturale nelle aspirazioni correnti legate all’ambiente lavorativo. La ricerca di posizioni che offrano autenticità, riconoscimento e un impatto positivo sulla società è diventata una priorità, mettendo in discussione paradigmi lavorativi consolidati da decenni.

“La precarietà, anche se non sempre manifesta in termini di assenza di contratto, si è insidiata nella percezione di un futuro incerto.”

La precarietà, anche se non sempre manifesta in termini di assenza di contratto, si è insidiata nella percezione di un futuro incerto e di un’esistenza dominata da aspettative esterne, portando molti a interrogarsi sulla sostenibilità di un tale modello.

L’erosione del benessere: i costi psicologici della precarietà

Il rovescio della medaglia di questa ricerca di significato è la realtà tangibile della precarietà lavorativa, che continua a gravare pesantemente sulla salute mentale di milioni di individui. Non si tratta solamente di contratti a termine o di lavoro intermittente, ma di una condizione più ampia di incertezza e instabilità che permea diverse dimensioni dell’esistenza. La paura di perdere il lavoro, la difficoltà a pianificare il futuro, la mancanza di garanzie e il sovraccarico di responsabilità in contesti poco strutturati contribuiscono a creare un terreno fertile per lo sviluppo di disturbi psicologici. L’insicurezza generata dalla precarietà agisce come un costante fattore di stress, alimentando ansia cronica e stati depressivi che possono avere effetti devastanti sulla qualità della vita.

I dati recenti mostrano chiaramente un aumento delle segnalazioni di burnout, disturbi d’ansia generalizzata e episodi depressivi tra coloro che vivono in condizioni di incertezza lavorativa. Si stima che, in alcuni contesti, la probabilità di sviluppare problemi di salute mentale sia superiore del 50% per chi vive una situazione di precarietà rispetto a chi gode di un lavoro stabile. Questa condizione non si limita a influenzare la psiche individuale, ma si estende alle relazioni interpersonali, alla vita familiare e alla capacità di partecipare attivamente alla società.

“Il senso di controllo sulla propria vita professionale e personale diminuisce drasticamente, lasciando spazio a sentimenti di impotenza e disperazione.”

L’individuo, costantemente sotto pressione, si trova intrappolato in un ciclo di ansia anticipatoria e frustrazione, che mina la sua autostima e la sua capacità di auto-realizzazione. Le conseguenze non sono solo individuali, ma si ripercuotono sull’intera collettività, con un aumento dei costi sociali legati alla salute e alla produttività.

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  • 💡 Ottimo articolo, finalmente qualcuno che parla chiaro di......
  • 😔 La precarietà mi sta distruggendo, non so più......
  • 🤔 Interessante vedere la "Great Resignation" come una ricerca......

Percorsi di resilienza: coaching e counseling come ponti verso il futuro

Di fronte a queste sfide complesse, l’individuo non è condannato all’inerzia. Emergono con forza nuovi strumenti e approcci volti a sostenere le persone nel navigare questo mare di incertezze e a riscoprire una direzione. Tra questi, il coaching e il counseling si affermano come risorse fondamentali, veri e propri ponti verso un futuro più consapevole e allineato alle proprie aspirazioni. Questi interventi, pur con le loro specificità, condividono l’obiettivo di potenziare l’individuo, sviluppandone la consapevolezza e le competenze necessarie per affrontare il cambiamento. Il coaching, in particolare, si concentra sull’identificazione di obiettivi chiari e sulla definizione di strategie concrete per raggiungerli, fungendo da catalizzatore per lo sviluppo professionale e personale.

Attraverso sessioni mirate, il coach aiuta a esplorare i propri valori, le proprie passioni e i propri talenti intrinseci, spesso rimasti sopiti o non pienamente riconosciuti. D’altra parte, il counseling offre uno spazio sicuro per l’elaborazione di stati emotivi complessi, come ansia, frustrazione o senso di smarrimento, legati alla precarietà o alla transizione lavorativa. Il counselor supporta l’individuo nel riconoscere e gestire le proprie emozioni, promuovendo una maggiore resilienza e autoefficacia.

Entrambe le pratiche, pur con diverse angolazioni, lavorano per costruire un percorso di autodeterminazione, fornendo strumenti per sviluppare competenze trasferibili, come la capacità di problem-solving, la negoziazione, la comunicazione efficace e la gestione dello stress, che sono cruciali in un mercato del lavoro in continua evoluzione. L’efficacia di questi interventi è supportata da studi che dimostrano un miglioramento significativo del benessere psicologico e della soddisfazione lavorativa tra coloro che ne usufruiscono.

“In un contesto dove la carriera non è più un percorso lineare, ma una serie di transizioni e apprendimenti continui, il coaching e il counseling rappresentano un investimento prezioso.
Nell’attuale panorama lavorativo, dove la carriera assume toni meno prevedibili e si struttura attraverso una serie di transizioni ricorrenti accompagnate da processi formativi costanti, coaching e counseling si rivelano investimenti essenziali non solo per il benessere psicologico ma anche per lo sviluppo professionale individuale. Questi strumenti consentono di aprire porte verso nuove opportunità, mentre favoriscono una riproposizione del concetto di successo su basi più personali ed estese. Il viaggio intrapreso è principalmente orientato verso una scoperta intima del proprio io; in questo contesto, l’individuo è guidato ad assumere il ruolo fondamentale dell’architetto della propria esistenza lavorativa, tracciando sentieri che siano veritieri rispetto alle proprie aspirazioni autentiche.”

Verso una nuova mappa per il significato nel lavoro

In questo labirinto di incertezze e trasformazioni, emerge con chiarezza l’imperativo di ridefinire la nostra relazione con il lavoro. Non possiamo rimanere ancorati a vecchi paradigmi in un mondo che si muove con una velocità vertiginosa. Quello che sta accadendo non è una semplice fluttuazione del mercato, ma un segnale profondo, una richiesta pressante di ripensare il lavoro non solo come fonte di sussistenza, ma come parte integrante della nostra realizzazione umana. La tendenza a cercare un lavoro “significativo”, una “ragione d’essere” oltre la busta paga, non è un capriccio di pochi, ma una necessità evolutiva che riguarda una fetta crescente della popolazione.

“Le aziende, le istituzioni e gli individui stessi sono chiamati a intraprendere un percorso di adattamento e innovazione.”

Le aziende, le istituzioni e gli individui stessi sono chiamati a intraprendere un percorso di adattamento e innovazione. Questo significa, per le organizzazioni, creare ambienti lavorativi che favoriscano l’autonomia, il coinvolgimento e il riconoscimento del valore individuale, andando oltre la rigida gerarchia e la mera ricerca della produttività a ogni costo. Per gli individui, significa intraprendere un viaggio interiore di auto-scoperta, per comprendere cosa significhi realmente “successo” e “felicità” in un contesto professionale.

Nel campo della psicologia comportamentale, un concetto fondamentale è quello del rinforzo; in termini semplici, siamo più propensi a ripetere comportamenti che sono stati seguiti da una ricompensa o una conseguenza positiva. Se il lavoro ci offre solo uno stipendio ma ci priva di significato, autonomia o benessere, il rinforzo positivo si affievolisce, portando a demotivazione e desiderio di cambiamento. Questo ci spinge a riflettere su come possiamo strutturare il nostro lavoro e la nostra vita in modo da creare un ciclo di rinforzi positivi intrinseci, che derivino dalla soddisfazione personale, dalla crescita e dal contributo significativo, oltre che da quelli estrinseci come il salario.

“La precarietà, in questo senso, accentua la disonanza, poiché costringe le persone a intraprendere azioni che non riflettono i loro desideri.”

Una nozione più avanzata, proveniente dalla psicologia cognitiva, è quella della disonanza cognitiva. Quando le nostre azioni (ad esempio, un lavoro che non ci piace o ci stressa) sono in conflitto con le nostre convinzioni profonde (ad esempio, il desiderio di una vita piena di significato e benessere), sperimentiamo un disagio psicologico. Questo disagio ci spinge a ridurre la disonanza, modificando le nostre azioni, le nostre convinzioni o trovando giustificazioni. Il fenomeno delle dimissioni o della ricerca di un lavoro più allineato ai valori personali è un potente esempio di come gli individui cercano di risolvere questa dissonanza.

La precarietà, in questo senso, accentua la disonanza, poiché costringe le persone a intraprendere azioni che non riflettono i loro desideri, innescando un circolo vizioso di stress e insoddisfazione.

In definitiva, questo momento storico ci invita a una profonda riflessione: stiamo costruendo un futuro in cui il lavoro è una fonte di realizzazione e non solo di stress? Stiamo dando valore al “saper essere” oltre al “saper fare”? La risposta a queste domande determinerà non solo la salute del nostro mercato del lavoro, ma la qualità della nostra stessa esistenza.

Glossario:
  • Grande Dimissione: termine utilizzato per descrivere un fenomeno sociale in cui un numero significativo di lavoratori abbandonano il loro lavoro alla ricerca di migliori opportunità o di condizioni lavorative più soddisfacenti.
  • Precarietà Lavorativa: condizione di lavoro caratterizzata da incertezza, instabilità, e mancanza di garanzie contrattuali.
  • Coaching: processo in cui un coach supporta un individuo a sviluppare competenze e raggiungere obiettivi professionali e personali.
  • Counseling: attività dedicata a fornire aiuto psicologico e a facilitare la comprensione di esperienze emozionali articolate.

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