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Monopattini elettrici, lo studio su Scientific Reports rivela un rischio traumi 3,5 volte superiore al casco e agli organi interni rispetto a motociclisti e ciclisti

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  • Rischio traumi cranici 3,5 volte superiore rispetto ai motociclisti.
  • Lesioni cerebrali costituiscono oltre un terzo dei danni negli adulti.
  • Rischio 1,5 volte maggiore di danni agli organi interni.
  • Solo il 5,9% dei conducenti indossa il casco.
  • Le donne hanno probabilità doppia (2,13) di lesioni gravi.
  • Il 16,2% dei traumi riguarda bambini e adolescenti.
  • 3.911 sinistri e 23 decessi in Italia nel 2024.

La Micromobilità Urbana Sotto la Lente: Un Profilo di Rischio Inatteso

Negli ultimi anni, le città di tutto il mondo hanno assistito a una vera e propria rivoluzione nella mobilità urbana, con l’avvento e la rapida diffusione dei monopattini elettrici. Questi mezzi, percepiti come soluzioni agili, ecologiche e silenziose per gli spostamenti quotidiani, hanno conquistato ampie fasce della popolazione, trasformando il panorama delle nostre metropoli. Tuttavia, dietro questa apparente semplicità e praticità, si cela un profilo di rischio che, come rivelato da recenti studi scientifici, merita un’attenzione particolare e approfondita. Un’ampia ricerca condotta nel Regno Unito, i cui risultati sono stati pubblicati su Scientific Reports, una prestigiosa rivista del gruppo Nature, ha gettato nuova luce sulla gravità e sulla tipologia delle lesioni associate all’uso dei monopattini elettrici, confrontandole con quelle subite da motociclisti e ciclisti. Questo studio, basato su un’analisi meticolosa di oltre 38.000 documenti, tra cui registri ospedalieri e dati di milioni di viaggi, ha evidenziato come gli utilizzatori di monopattini siano esposti a un rischio significativamente maggiore di riportare traumi particolarmente severi, soprattutto a carico della testa, degli organi interni e dei vasi sanguigni.

La rilevanza di questa notizia nel panorama della psicologia cognitiva, comportamentale, della salute mentale e della medicina correlata è profonda e multifattoriale. In primo luogo, essa sfida le nostre percezioni intuitive del rischio. Molti utenti, e forse anche i legislatori, tendono a considerare il monopattino elettrico come un’estensione più veloce della bicicletta, sottovalutando la sua capacità di causare danni gravi. Questa discrepanza tra percezione e realtà oggettiva è un campo fertile per la psicologia cognitiva, che indaga come gli individui elaborano le informazioni e prendono decisioni in contesti di incertezza e rischio. La tendenza a minimizzare il pericolo, spesso legata a un bias di ottimismo o a una mancanza di consapevolezza dei meccanismi biomeccanici specifici del mezzo, porta a comportamenti meno cauti, come il mancato utilizzo del casco.

In secondo luogo, le conseguenze di questi traumi, in particolare quelli cranici e cerebrali, hanno implicazioni dirette sulla salute mentale. Un trauma cranico grave può alterare profondamente le funzioni cognitive, emotive e comportamentali di un individuo, portando a disturbi d’ansia, depressione, irritabilità e difficoltà di concentrazione. La riabilitazione post-traumatica è un percorso lungo e complesso che richiede un approccio multidisciplinare, coinvolgendo neurologi, psicologi e terapisti occupazionali. La prevenzione di tali traumi diventa quindi un obiettivo primario non solo per la salute fisica, ma anche per il mantenimento dell’integrità psicologica e della qualità della vita.

Infine, l’analisi delle differenze di rischio tra generi, età e contesti socioeconomici rivela disparità che interpellano la psicologia comportamentale e sociale. Il fatto che le donne abbiano una probabilità doppia di riportare lesioni gravi, o che i minorenni siano particolarmente vulnerabili, suggerisce che fattori come la progettazione dei mezzi, le infrastrutture urbane e le norme sociali influenzano profondamente i comportamenti a rischio e le loro conseguenze. Comprendere queste dinamiche è fondamentale per sviluppare interventi mirati ed efficaci, che vadano oltre la semplice imposizione di regole, mirando a modificare le percezioni, le abitudini e l’ambiente in cui la micromobilità si inserisce.

Cosa ne pensi?
  • Finalmente uno studio che evidenzia l'utilità dei monopattini...🛴💚...
  • Prevedibile! I monopattini sono un pericolo pubblico... 🚨🤬...
  • E se il problema non fossero i monopattini ma le città? 🏙️🤔...

Un’Analisi Approfondita dei Dati: Il Profilo di Rischio dei Monopattini Elettrici

La ricerca britannica, pubblicata il 6 agosto 2026, ha utilizzato due fonti di dati estremamente significative per delineare un quadro dettagliato degli incidenti legati ai monopattini elettrici. La prima è il Registro Nazionale dei Grandi Traumi di Inghilterra e Galles, che ha fornito informazioni su oltre 15.000 persone ospedalizzate a causa di gravi ferite o condizioni potenzialmente fatali tra il 2020 e il 2022. Questo registro ha permesso di confrontare 580 utilizzatori di monopattino elettrico con 7.027 motociclisti e 7.640 ciclisti, offrendo una base solida per l’analisi comparativa delle lesioni. La seconda fonte è costituita dai dati di sicurezza forniti da Voi Technology, un operatore di monopattini in sharing, relativi a un periodo compreso tra il 2020 e il 2024. Questi dati includono oltre 33 milioni di viaggi e 77,8 milioni di chilometri percorsi in 18 città, fornendo una prospettiva sulla frequenza degli incidenti nel contesto dell’uso quotidiano.

L’analisi congiunta di queste informazioni ha rivelato un fatto sorprendente: gli adulti che adoperano il monopattino elettrico corrono un rischio circa 3,5 volte superiore di subire traumi cranici rispetto ai motociclisti e circa 1,7 volte superiore rispetto ai ciclisti. Questo dato è particolarmente rilevante se si considera che le motociclette sono intuitivamente associate a velocità e pericoli maggiori. Infatti, le lesioni cerebrali hanno costituito oltre un terzo dei danni riscontrati negli adulti coinvolti in collisioni con monopattini.

Il rischio, tuttavia, non si limita al capo: lo studio ha evidenziato una maggiore frequenza di lesioni agli organi interni e ai vasi sanguigni. Gli utenti di monopattino hanno presentato un rischio circa 1,5 volte maggiore di subire danni agli organi interni e 3,2 volte maggiore di lesioni ad arterie o vene rispetto ai motociclisti. In confronto ai ciclisti, questi incrementi erano rispettivamente di circa 1,4 e 1,7 volte. Al contrario, le fratture ossee sono risultate meno comuni, con una diminuzione del rischio di circa il 20% rispetto ai motociclisti e del 10% rispetto ai ciclisti. Ciò suggerisce che non si tratta solamente di un aumento generico dei traumi, ma piuttosto di un profilo di lesioni differente, caratterizzato da una sproporzionata incidenza di danni cerebrali, viscerali e vascolari.

Le Dinamiche del Trauma: Perché il Monopattino “Non Perdona”

La spiegazione di questo profilo di rischio peculiare risiede in una combinazione di fattori, tra cui la geometria del mezzo, la postura di guida e la drammatica assenza di protezioni. Uno degli aspetti più critici è la posizione di guida: il conducente viaggia in piedi, con un baricentro relativamente alto e spostato in avanti. Questa configurazione, unita alle ruote di piccole dimensioni, rende il monopattino particolarmente vulnerabile agli ostacoli urbani. Quando la ruota anteriore incontra improvvisamente una buca, un cordolo, un binario del tram o un’altra irregolarità, il mezzo può arrestarsi bruscamente. In tale scenario, il corpo del conducente, a causa dell’inerzia, continua la propria traiettoria in avanti, venendo proiettato verso il suolo in un effetto che gli autori dello studio hanno definito “catapulta”. Questo tipo di caduta aumenta esponenzialmente il rischio di impatto diretto della testa, spiegando l’elevata incidenza di traumi cranici.

A peggiorare ulteriormente la situazione è il bassissimo utilizzo del casco. Secondo l’analisi dei registri dei traumi gravi, solamente il 5,9% dei conducenti di monopattino indossava il casco, una quota minima se confrontata con il 75,7% dei motociclisti e il 45% dei ciclisti. Nei dati relativi ai noleggi di monopattini, questa percentuale era addirittura dello 0,77%. L’assenza di questa protezione fondamentale rende la testa estremamente vulnerabile agli impatti, trasformando una caduta che potrebbe essere gestibile in un evento potenzialmente devastante.

Un altro aspetto critico riguarda i danni agli organi interni e ai vasi sanguigni. Qualora il mezzo si fermi bruscamente, il corpo del conducente può essere sbalzato in avanti, e l’addome può urtare violentemente le rigide estremità del manubrio. Questo impatto può causare lesioni significative a organi vitali come la milza o il fegato, o ai principali vasi sanguigni. Questo fenomeno è particolarmente pronunciato nei minori e negli adolescenti, dato che l’altezza del manubrio può spesso coincidere con la regione addominale, e le loro pareti muscolari sono meno sviluppate, offrendo una protezione ridotta.

Lo studio ha anche evidenziato differenze significative legate al genere, all’età e al contesto urbano. Sebbene gli uomini rappresentino circa il 67% degli utilizzatori, le donne coinvolte in incidenti hanno mostrato una probabilità circa doppia (odds ratio di 2,13) di subire lesioni gravi. Questa disparità potrebbe essere attribuita a differenze antropometriche ed ergonomiche, con mezzi spesso progettati sull’antropometria maschile, o a un utilizzo più frequente di marciapiedi o superfici irregolari da parte delle donne per evitare il traffico. I giovani sono un’altra fascia a rischio: il 16,2% dei traumi legati ai monopattini ha riguardato bambini e adolescenti, contro il 6,2% per le moto e l’8,9% per le biciclette. Per i più giovani, i traumi cranici e le lesioni al viso costituiscono una parte particolarmente rilevante degli incidenti. Infine, il contesto socioeconomico esercita un’influenza: nei quartieri più deprivati, la frequenza degli incidenti è superiore, verosimilmente a causa della maggiore densità veicolare, degli incroci e della scarsa disponibilità di percorsi dedicati.

Verso una Micromobilità Più Sicura: Proposte e Riflessioni

Lo studio non intende demonizzare il monopattino elettrico, riconoscendone l’utilità come strumento per una mobilità urbana più flessibile e sostenibile. Piuttosto, esso lancia un chiaro appello alla necessità di interventi mirati su più fronti: la progettazione dei mezzi, le infrastrutture urbane e i comportamenti degli utenti. Tra le soluzioni proposte dagli autori, spicca l’introduzione di un obbligo generalizzato del casco, anche attraverso sistemi integrati nei servizi di sharing, per aumentare drasticamente la percentuale di protezione.

Parallelamente, è fondamentale una riprogettazione dei monopattini. Un incremento del diametro delle ruote, sistemi di ammortizzazione più efficienti e manubri dotati di estremità sagomate o in grado di deformarsi potrebbero attenuare significativamente le conseguenze degli impatti. Questi accorgimenti tecnici mirerebbero a mitigare l’effetto “catapulta” e a minimizzare i danni da impatto con il manubrio, rendendo il mezzo intrinsecamente più sicuro.

Un altro pilastro per la sicurezza è lo sviluppo di infrastrutture urbane adeguate. La separazione della micromobilità dal traffico automobilistico rapido e, contestualmente, dai pedoni, mediante piste ciclabili e vie dedicate, si configura come una delle strategie più efficaci per ridurre il rischio di collisioni. Questo non solo proteggerebbe gli utenti di monopattini, ma migliorerebbe la sicurezza di tutti gli attori della strada.

In Italia, alcune disposizioni sono già state introdotte, come l’obbligo di indossare il casco per tutti i conducenti di monopattino a partire dal 14 dicembre 2024. Tuttavia, i dati mostrano che l’applicazione e l’adesione a tali normative sono ancora insufficienti. Nel 2024, i dati ACI-Istat hanno registrato 3.911 sinistri che hanno coinvolto monopattini elettrici, con 3.751 feriti e 23 decessi, numeri che sottolineano l’urgenza di affrontare il problema con maggiore determinazione.

La Mente e il Monopattino: Un Dialogo Necessario

La diffusione dei monopattini elettrici nelle nostre città ci pone di fronte a una sfida che va oltre la semplice regolamentazione del traffico. Essa ci invita a riflettere su come la nostra mente percepisce e gestisce il rischio, specialmente quando si tratta di innovazioni che promettono facilità e velocità.

Una nozione fondamentale della psicologia cognitiva è il concetto di euristica della disponibilità. La nostra mente tende a stimare la probabilità di un evento basandosi sulla facilità con cui esempi di quell’evento ci vengono in mente. Se non vediamo spesso incidenti gravi con monopattini, o se le notizie che ci raggiungono sono filtrate, potremmo sottostimare il rischio reale. Questo porta a un senso di falsa sicurezza, che si traduce in comportamenti meno cauti, come il mancato utilizzo del casco. Il fatto che il monopattino sembri un “giocattolo” o una “bicicletta più veloce” alimenta questa euristica, distorcendo la nostra percezione del pericolo intrinseco.

A un livello più avanzato, la psicologia comportamentale ci parla del fenomeno dell’adattamento edonico e della normalizzazione del rischio. Inizialmente, un nuovo mezzo di trasporto può essere percepito con una certa cautela, ma con il tempo, man mano che diventa più comune e integrato nel paesaggio urbano, il suo profilo di rischio tende a essere normalizzato. Le persone si abituano alla sua presenza e, di conseguenza, la percezione del pericolo diminuisce, anche se il rischio oggettivo rimane invariato o addirittura aumenta a causa dell’incremento del numero di utenti. Questo processo di normalizzazione può portare a una riduzione dell’attenzione e della vigilanza, rendendo gli individui più suscettibili agli incidenti.

Questi dati, queste analisi, ci spingono a una riflessione personale profonda. Quanto siamo disposti a sacrificare la nostra sicurezza, la nostra integrità fisica e mentale, in nome della comodità e della rapidità? È un interrogativo che ci riguarda tutti, non solo come utenti di monopattini, ma come cittadini che condividono lo spazio urbano. La micromobilità elettrica può essere un’opportunità straordinaria per le nostre città, ma solo se impariamo a gestirla con la consapevolezza e la responsabilità che ogni mezzo di trasporto, per quanto piccolo e apparentemente innocuo, richiede. Dobbiamo andare oltre la percezione superficiale e abbracciare una comprensione più profonda delle dinamiche in gioco, per proteggere noi stessi e gli altri. La salute mentale, così spesso legata alla nostra capacità di vivere una vita piena e senza limitazioni, dipende anche dalla nostra capacità di fare scelte informate e prudenti nel quotidiano.


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