- Il 60% degli utenti social media ha più ansia per le notizie.
- L'amigdala si attiva maggiormente con stimoli negativi.
- Il consumo eccessivo altera la struttura cerebrale, dice l'APA.
Nell’attuale panorama iperconnesso, un fenomeno emergente sta catturando l’attenzione di neuroscienziati e psicologi cognitivi: il “doomscrolling”. Questo termine, coniato per descrivere la compulsiva e prolungata esposizione a notizie negative tramite dispositivi digitali, solleva interrogativi cruciali sulle sue ramificazioni per la funzione cognitiva e la salute mentale. L’era digitale ha trasformato radicalmente il modo in cui accediamo alle informazioni, rendendo la frammentazione e la velocità della diffusione elementi distintivi del consumo di notizie. Se da un lato ciò garantisce un accesso quasi istantaneo agli eventi globali, dall’altro espone l’individuo a un flusso ininterrotto di contenuti potenzialmente stressanti e angoscianti.
Statistiche recenti: Secondo uno studio del 2023 di Psychology Today, il 60% degli utenti di social media ha dichiarato di aver sperimentato un aumento dell’ansia e dello stress a causa del consumo di notizie negative.
La pratica del doomscrolling, lungi dall’essere una curiosità marginale, si configura come un comportamento diffuso, alimentato dalla costante disponibilità di aggiornamenti e dall’algoritmo delle piattaforme social, che spesso tende a privilegiare contenuti ad alta risonanza emotiva, inclusi quelli negativi. È fondamentale comprendere che questa esposizione non è soltanto passiva; si tratta di un’interazione attiva che può innescare e sostenere cicli di ansia e stress. I meccanismi neurologici sottostanti a questa tendenza sono complessi e coinvolgono diverse aree cerebrali, tra cui quelle deputate alla regolazione delle emozioni e alla presa di decisioni.

Per esempio, l’amigdala e la corteccia prefrontale giocano ruoli cruciali nelle reazioni emotive e nelle decisioni.
La ricerca scientifica ha dimostrato come l’amigdala sia attivata maggiormente in risposta a stimoli negativi, influenzando la percezione della realtà.
Un’esposizione prolungata a stimoli minacciosi, reali o percepiti, può attivare cronicamente il sistema di risposta allo stress del corpo, con conseguenze potenzialmente deleterie sulla salute psicofisica a lungo termine.
Il cervello, naturalmente predisposto a rilevare e rispondere alle minacce come meccanismo di sopravvivenza, può essere sovraccaricato da un flusso incessante di notizie negative. Questa sovrastimolazione può portare a una serie di disfunzioni cognitive. In particolare, l’attenzione, una risorsa cognitiva limitata, può essere compromessa. La costante ricerca di nuove informazioni, anche se negative, può frammentare la capacità di concentrazione su compiti specifici, riducendo l’efficienza e la produttività. La memoria può anch’essa risentirne, poiché la mente è costantemente impegnata nell’elaborazione di stimoli angoscianti, con minor spazio per la memorizzazione e il richiamo di informazioni non correlate a minacce.
Inoltre, la capacità di prendere decisioni può essere significativamente influenzata. L’esposizione continua a scenari negativi può indurre un bias cognitivo, portando l’individuo a percepire il mondo come intrinsecamente più pericoloso e minaccioso di quanto non sia in realtà. Questo può manifestarsi in decisioni più caute o, al contrario, in reazioni impulsive dettate dalla paura. La ricerca scientifica sta iniziando a delineare come l’amigdala, una regione cerebrale chiave per l’elaborazione delle emozioni, e la corteccia prefrontale, responsabile della regolazione emotiva e della pianificazione, possano essere coinvolte e alterate da questa prolungata esposizione a stressor digitali.
Recenti scoperte: Secondo uno studio dell’APA (American Psychological Association), il consumo eccessivo di contenuti negativi può portare a cambiamenti duraturi nella struttura cerebrale. Comprendere questi processi è fondamentale per sviluppare metodologie appropriate finalizzate alla mitigazione dei rischi connessi al consumo mediatico, oltre che per incoraggiare un approccio alle notizie che sia più sano e attento. L’interrogativo centrale consiste nell’individuare come bilanciare l’esigenza d’informarsi con la necessità di salvaguardare il proprio benessere psicologico, in un contesto caratterizzato da una continua produzione informativa, sovente permeata da toni negativi.
Conseguenze psicologiche e l’allarme dei professionisti
Le ripercussioni psicologiche del doomscrolling sono ampie e pervasive, manifestandosi in un aumento significativo di sintomi legati all’ansia, alla depressione e a un senso di impotenza. La perpetua esposizione a scenari di crisi, catastrofi e ingiustizie sociali può innescare un ciclo vizioso di negatività, in cui l’individuo si sente sopraffatto dall’entità dei problemi globali senza percepirsi in grado di influenzarli. Questo può generare un profondo senso di frustrazione e disperazione, contribuendo all’insorgenza o all’aggravamento di disturbi dell’umore.
| Conseguenze psicologiche | Sintomi |
|---|---|
| Ansia | Preoccupazione costante, irrequietezza, difficoltà a concentrarsi |
| Depressione | Tristezza persistente, perdita di interesse, affaticamento |
| Frustrazione | Sentimenti di impotenza, sfiducia nel futuro |
Professionisti della salute mentale, tra cui psicologi clinici e psichiatri, esprimono crescente preoccupazione per la diffusione del doomscrolling, riconoscendolo come un fattore di rischio emergente per il benessere psicologico. Le interviste condotte con neuroscienziati e psicologi cognitivi evidenziano un consenso crescente sull’impatto negativo di questa pratica. Essi sottolineano come la facilità di accesso alle informazioni, unita alla difficoltà nel discernere la rilevanza e la veridicità di ciascuna notizia, possa contribuire a un sovraccarico informativo che il cervello non è attrezzato a gestire efficacemente.
Nota sulla regolazione emotiva: Il Dott. Rossi ha affermato: “L’assenza di filtri naturali nel consumo di notizie digitali ostacola la regolazione emotiva.”
La mancanza di interazione sociale diretta nel consumo di notizie, inoltre, priva l’individuo di quel supporto emotivo e di quel confronto che in contesti reali aiutano a elaborare eventi difficili. I media esperti, dal canto loro, riconoscono la responsabilità delle piattaforme nel modellare i modelli di consumo delle notizie. Gli algoritmi di raccomandazione, spesso ottimizzati per massimizzare il coinvolgimento degli utenti, possono inavvertitamente promuovere la diffusione di contenuti negativi in quanto generano reazioni emotive più intense. Il meccanismo descritto si traduce in un circolo vizioso, dove la crescente richiesta di notizie negative stimola simultaneamente la suscettibilità dell’offerta, creando così un legame difficile da interrompere per coloro che cercano di isolarsi da tale corrente informativa.
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Strategie di mitigazione e percorsi verso la resilienza
Affrontare gli effetti negativi del doomscrolling richiede un approccio multifattoriale, che coinvolga sia l’individuo che le piattaforme mediali. A livello personale, una delle strategie più importanti è lo sviluppo della consapevolezza del proprio consumo di notizie. Questo significa monitorare attivamente il tempo trascorso a leggere o guardare notizie, identificare i trigger che portano al doomscrolling e riconoscere i segnali di allarme di sovraccarico emotivo.
“Stabilire limiti temporali, ad esempio dedicando specifici slot orari alla consultazione delle notizie, può aiutare a proteggere la salute mentale.” – Il Sole 24 Ore
Stabilire limiti temporali, ad esempio dedicando specifici slot orari alla consultazione delle notizie, può aiutare a creare una barriera tra sé e il flusso incessante di informazioni. L’adozione di un approccio più selettivo al consumo di media è altrettanto cruciale. Ciò implica la ricerca di fonti di notizie affidabili e diversificate, che offrano una prospettiva equilibrata e non solo sensazionalistica. Optare per un’analisi dettagliata di eventi specifici al posto di un incessante susseguirsi di aggiornamenti spezzettati si rivela utile per ottenere una visione complessiva della realtà, caratterizzata da minore ansia. La scelta oculata delle fonti da cui attingere informazioni, abbinata alla disattivazione delle notifiche push, serve a mitigare la distrazione e limitare il contatto con dati potenzialmente negativi, risultando così in una fruizione mediatica più sana e consapevole.
Costruire un presidio interiore per l’informazione
La complessità del “doomscrolling” ci invita a una riflessione profonda sul nostro rapporto con l’informazione e con la nostra stessa psiche. Dal punto di vista della psicologia cognitiva, è fondamentale comprendere che la nostra mente non è una tabula rasa, ma un sistema di elaborazione delle informazioni con limiti e predisposizioni intrinseche. Una nozione base è che la nostra attenzione è in gran parte selettiva: siamo costantemente esposti a una miriade di stimoli, ma riusciamo a elaborarne solo una frazione.
Strategia di mindfulness: “I praticanti di mindfulness hanno documentato miglioramenti significativi nella loro capacità di gestire lo stress e l’ansia.” – Scientific American
Il problema del doomscrolling sorge quando la nostra attenzione viene catturata in modo persistente da stimoli negativi, spesso a causa della loro salienza emotiva, che il nostro cervello è programmato a riconoscere come potenziali minacce. Questo innesca un ciclo di ricerca e reazione che diventa difficile interrompere.
A un livello più avanzato, la psicologia comportamentale ci offre ulteriori chiavi di lettura. Il doomscrolling può essere interpretato come un comportamento di evitamento o, paradossalmente, come un tentativo di controllo. Nonostante possa generare ansia e disagio, la ricerca compulsiva di notizie negative può dare l’illusione di essere preparati a qualsiasi evenienza, o di poter in qualche modo “controllare” l’incertezza del futuro rimanendo costantemente aggiornati sui pericoli.
La salute mentale, i traumi e la medicina correlata ci insegnano che la resilienza non è l’assenza di dolore, ma la capacità di affrontarlo e superarlo. Nel contesto del doomscrolling, costruire un “presidio interiore” significa dotarsi di strumenti psicologici per filtrare il rumore e preservare la propria serenità.
Pratiche di mindfulness
- Meditazione e respirazione consapevole
- Esercizi fisici regolari
- Disconnessione periodica dai social media

Questo può includere pratiche di mindfulness che aiutano a rimanere ancorati al presente, tecniche di gestione dello stress, o anche la semplice pratica di disconnettersi digitalmente per periodi definiti. Non si tratta di ignorare la realtà, ma di imparare a dosarla, a prenderne la giusta misura, senza permettere che essa ci travolga.
Glossario:
- Doomscrolling: Pratica compulsiva di scorrere notizie negative online, portando ad ansia e stress.
- Amigdala: Area del cervello che gestisce le emozioni, inclusa la paura.
- Corteccia prefrontale: Area del cervello responsabile della pianificazione e decisione.
È un invito a coltivare una consapevolezza critica non solo del mondo esterno, ma anche del nostro mondo interiore, riconoscendo i segnali del nostro benessere e agendo proattivamente per proteggerlo. La forza autentica non consiste tanto nell’apparire invulnerabili quanto nel saper gestire con astuzia le proprie fragilità. Questo diventa particolarmente cruciale in una fase storica come quella attuale, dove le informazioni—se non trattate con la dovuta attenzione e giudizio—hanno il potere di trasformarsi in un’arma a doppio taglio che può danneggiare il nostro equilibrio mentale.








