Distorsioni cognitive: come l’effetto framing influenza le scelte sanitarie

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  • L'Euristica della Disponibilità esagera il rischio di eventi mediaticamente rilevanti.
  • Il 99% dei vaccinati non ha gravi effetti collaterali.
  • Il 90% dei pazienti migliora con una comunicazione efficace.

Il condizionamento della percezione del rischio e l’adozione di misure sanitarie

Nel contesto attuale della salute pubblica globale emerge come tema prioritario la diffusione di notizie imprecise, se non addirittura ingannevoli. Tale problematica è particolarmente acuta nelle campagne vaccinali così come nel rispetto dei trattamenti prescritti; qui risulta fondamentale il concetto di percezione soggettiva del rischio. In questo scenario giocano un ruolo determinante i bias cognitivi: processi mentali automatici che agiscono senza che ne siamo inconsapevoli e incidono sulla nostra capacità di interpretare le informazioni ricevute e sulle conseguenti scelte fatte.

In particolare, l’Euristica della Disponibilità insieme all’Effetto Framing si rendono evidenti nella loro influenza su credenze personali e opinioni condivise relative alla salute pubblica. L’Euristica della Disponibilità tende a farci esagerare il rischio associato agli eventi facilmente ricordabili; questa tendenza è frequentemente alimentata dalla loro apparente importanza nei media o dal potere evocativo delle emozioni generate da tali eventi stessi. Quando i notiziari evidenziano ripetutamente episodi relativi ad effetti collaterali—per quanto rari—connessi a un determinato vaccino, è probabile che il nostro cervello interpreti tali fatti come frequentemente occorrenti rispetto alla loro effettiva rarità; ciò provoca una distorsione della valutazione complessiva del rischio.

Questa condizione viene esacerbata dalla tendenza innata all’individuazione ed elaborazione delle informazioni corroborative delle opinioni già instaurate nel nostro pensiero: siamo dinanzi al fenomeno noto come bias di conferma. Questa articolazione cognitiva risulta fondamentale ma rischiosa nelle scelte legate alla salute pubblica; può così sfociare in decisioni subottimali, compromettendo tanto il benessere individuale quanto quello collettivo. Risulta dunque imprescindibile prestare attenzione alla qualità informativa e ai modi attraverso cui essa è divulgata.

Pertanto, appare vitale per enti istituzionali e professionisti della sanità affinarsi nella comprensione di simili dinamiche psicologiche per sviluppare piani comunicativi mirati. Tali strategie dovrebbero avere l’obiettivo primario d’invertire il flusso della disinformazione in favore di una prassi informativa razionale basata su solide basi scientifiche. Esperimenti comportamentali hanno dimostrato come una manipolazione sottile della presentazione delle informazioni possa alterare significativamente la percezione del rischio.

Forma di presentazione Effetto sulla percezione del rischio
1 persona su 100 che si vaccina potrebbe avere effetti collaterali gravi Maggiore apprensione
Il 99% delle persone vaccinate non ha effetti collaterali gravi Minore apprensione

Questo esempio mette in luce come il framing possa influenzare le decisioni riguardanti la salute. La prima formulazione, focalizzandosi su un esito negativo isolato, tende a evocare una maggiore apprensione rispetto alla seconda che enfatizza un esito positivo su larga scala. Tale differenza nel “framing” o inquadramento dell’informazione è un potente strumento di persuasione e, se non utilizzato con etica e consapevolezza, può diventare un veicolo per la diffusione di paure infondate e per il rifiuto di pratiche sanitarie validate. L’approccio della psicologia comportamentale si presenta come uno strumento cruciale nell’analisi e nell’intervento rispetto alle complesse dinamiche in gioco. Esso offre infatti preziose indicazioni per la creazione di campagne comunicative che vadano oltre il semplice aspetto informativo; tali campagne devono altresì sapersi opporre efficacemente all’influenza distorsiva dei bias cognitivi. L’obiettivo primario consiste nella formulazione di messaggi chiari, concisi e fondati su evidenze, i quali devono considerare come gli individui percepiscono ed elaborano l’informazione. Limitarci a presentare dati privi di contesto potrebbe condurre a fraintendimenti o disinteresse da parte del pubblico.

L’influenza dell’effetto framing e l’adesione alle terapie

L’Effetto Framing, strettamente correlato ai meccanismi discussi, si manifesta quando il modo in cui le informazioni vengono presentate influenza le nostre decisioni, anche se il contenuto oggettivo rimane invariato. Questo fenomeno ha un impatto particolarmente rilevante in ambito sanitario, condizionando non solo l’accettazione dei vaccini, ma anche l’adesione a terapie complesse o a lungo termine. Consideriamo ad esempio la comunicazione relativa all’efficacia di un farmaco o di un trattamento. Presentare l’efficacia in termini di “percentuale di successo” (ad esempio, il 90% dei pazienti migliora entro sei mesi) tende a generare una percezione più positiva e una maggiore propensione all’adesione rispetto a una formulazione in termini di “percentuale di fallimento” (ad esempio, il 10% dei pazienti non migliora entro sei mesi), pur descrivendo la medesima realtà statistica. Questa differenza, apparentemente sottile, può avere conseguenze significative sulla volontà del paziente di iniziare o proseguire una terapia.

La paura della perdita e l’avversione al rischio sono fattori psicologici che amplificano l’Effetto Framing. Le persone tendono a essere più sensibili a come le informazioni sono incorniciate in termini di guadagni o perdite potenziali. Un messaggio che evidenzia i benefici del vaccino in termini di “prevenzione di malattie gravi” o “protezione contro la morte” è spesso più persuasivo di uno che sottolinea il “rischio di contrarre la malattia” se non ci si vaccina, anche se entrambi i messaggi mirano a promuovere la vaccinazione.

Non è solo la salute fisica a essere influenzata da questi bias, ma anche la salute mentale. La percezione di un determinato disturbo o della sua gravità può essere modificata dal modo in cui viene descritto, influenzando la ricerca di aiuto e l’adesione ai percorsi terapeutici psicologici. Ad esempio, stigmatizzare un disturbo mentale attraverso un linguaggio allarmistico o categorico può scoraggiare le persone dal cercare supporto, mentre un approccio che enfatizza la recuperabilità e l’efficacia dei trattamenti può favorire una maggiore apertura.

Gli studi in psicologia comportamentale hanno dimostrato che le caratteristiche del comunicatore e il contesto della comunicazione sono altrettanto importanti. La credibilità della fonte, la fiducia riposta negli operatori sanitari e la coerenza dei messaggi trasmessi sono elementi che possono rafforzare o indebolire l’impatto dell’Effetto Framing.

In un’epoca caratterizzata da una sovrabbondanza di informazioni, spesso non verificate, è fondamentale che le fonti autorevoli comunichino con chiarezza, trasparenza e consapevolezza dei meccanismi psicologici che operano nel pubblico. L’obiettivo è costruire una narrativa che sia non solo scientifica, ma anche psicologicamente efficace, capace di guidare le scelte dei cittadini verso comportamenti salutari e informati.

Brain abstraction

Nel contesto della psicologia cognitiva, gli esperimenti comportamentali si configurano come strumenti imprescindibili per l’analisi e la comprensione delle manipolazioni cognitive. Attraverso metodi sistematici e rigorosi, questi studi consentono di osservare in tempo reale le reazioni soggettive dei partecipanti a specifiche sollecitazioni. Questo approccio empirico fornisce una finestra privilegiata su come i processi mentali vengano influenzati da fattori esterni, svelando così meccanismi sottostanti che altrimenti potrebbero rimanere oscuri.

In tale panorama, diventa fondamentale riconoscere l’importanza di queste indagini per delineare le connessioni tra comportamento e fenomeni cognitivi. Esse non solo illuminano aspetti rilevanti del pensiero umano, ma favoriscono anche un approfondimento critico rispetto all’interpretazione delle manipolazioni cognitive, contribuendo a costruire una base più solida sulla quale edificare future teorie in psicologia.

L’importanza degli studi sperimentali nel chiarire la dinamica delle distorsioni mentali

L’investigazione nel campo della psicologia comportamentale ha giocato un ruolo imprescindibile nell’evidenziare quanto siano onnipresenti i bias cognitivi e nel fornire strumenti concreti finalizzati alla loro comprensione e mitigazione. Attraverso rigidi esperimenti controllati è emerso chiaramente come anche brevi modifiche nella formulazione delle informazioni possano causare alterazioni sostanziali nelle percezioni relative al rischio e, perciò, incidere sull’adozione di atteggiamenti salutari.

Un caso emblematico sono gli studi eseguiti in ambiente laboratoristico, nei quali ai partecipanti vengono proposti scenari ipotetici che richiedono decisioni su temi sanitari cruciali come accettare un nuovo trattamento o aderire a programmi preventivi. Variando il modo con cui si evidenziano vantaggi potenziali rispetto ai rischi – ponendo l’accento sulla sopravvivenza anziché sulla mortalità oppure sul successo terapeutico piuttosto che sugli effetti avversi – gli scienziati hanno saputo indirizzare le preferenze dei soggetti coinvolti.

Un classico esperimento potrebbe presentare a un gruppo di partecipanti una statistica sulla mortalità di una patologia (es. “su 100 persone malate, 10 muoiono”) e a un altro gruppo la stessa informazione come statistica sulla sopravvivenza (es. “su 100 persone malate, 90 sopravvivono”). Sebbene il contenuto numerico sia identico, è stato osservato che la formulazione in termini di sopravvivenza stimola una maggiore propensione all’accettazione di trattamenti o misure preventive, mettendo in luce la potenza dell’Effetto Framing sulla percezione.

Questi esperimenti non si limitano a contesti sanitari, ma trovano riscontro in decisioni economiche, politiche e sociali, confermando la solidità del costrutto teorico dei bias cognitivi. Nel contesto della salute mentale, esperimenti simili hanno esplorato come la descrizione di sintomi o disturbi possa influenzare la propensione a cercare aiuto o a considerare un determinato trattamento. Un linguaggio che eviti lo stigma e che si concentri sulle possibilità di recupero (framing positivo) può aumentare l’apertura individuale e sociale verso le questioni di salute mentale, mentre un linguaggio che enfatizza la cronicità o l’ingestibilità (framing negativo) può perpetuare il silenzio e la ritrosia. L’importanza degli studi menzionati si estende alla creazione degli strumenti comunicativi destinati a vasti pubblici. Il riconoscimento del fatto che forme come i comunicati stampa, i depliant informativi oppure campagne sui social possano attivare inavvertitamente bias cognitivi solleva interrogativi su una necessaria diligenza etica nella costruzione dei messaggi stessi. È essenziale garantire non solo l’accuratezza scientifica delle informazioni fornite ma anche assicurarsi che esse vengano presentate evitando qualsiasi sfruttamento od amplificazione delle distorsioni cognitive; ciò deve mirare piuttosto ad alimentare una interpretazione giusta e razionale della realtà. Le metodologie relative al fenomeno del debiasing, ovvero quelle tecniche finalizzate a contenere l’impatto negativo dei bias cognitivi nel processo decisionale umano costituiscono uno sviluppo promettente all’interno della sfera della ricerca contemporanea. Fra queste strategie rientrano elementi quali: offrire diverse angolature per affrontare questioni complesse; incentivare la pratica della riflessione critica; impiegando infine formati visualizzati capaci di chiarificare aspetti numerici intricati grazie a modalità facilmente comprensibili. L’ambizione ultima consiste nel miglioramento dell’abilità individuale nella formulazione di scelte consapevoli e autonome, liberando gli individui dalle insidie cognitive rischiose.

Riflessioni sulla resilienza cognitiva e il benessere psicologico

La concezione dei bias cognitivi e la loro influenza sulla salute si presenta come qualcosa di ben oltre l’analisi puramente teorica; essa acquista un significato decisivo tanto sul piano pratico quanto su quello individuale. Un’idea chiave all’interno della psicologia cognitiva, infatti, evidenzia il fatto che la nostra mente non opera secondo i principi dell’infallibilità meccanica; piuttosto si configura come un sistema articolato che cerca di razionalizzare il proprio operato attraverso l’impiego di quelle che definiamo scorciatoie mentali, o euristiche.

Sebbene tali stratagemmi siano generalmente validi nella vita quotidiana ordinaria, essi possiedono il potenziale per generare errori ricorrenti identificabili come bias — particolarmente nei contesti in cui si fronteggiano dati ambigui oppure caricati dal punto di vista emozionale — comportamenti frequentemente osservabili nell’ambito sanitario. Comprendere questa fallacia intrinseca del nostro processo decisionale rappresenta dunque l’elemento cruciale per costruire una solida resilienza cognitiva.

In aggiunta a ciò, emerge dal campo della ricerca condotta dalla psicologia comportamentale l’idea secondo cui le azioni umane in materia sanitaria sono frutto non solamente di processi logici razionali, ma risultano altresì fortemente plasmate dai diversi tipi di rinforzi ambientali che riceviamo, dalle consuetudini consolidate nel tempo ai modi specificamente adottati per comunicare le informazioni stesse. Un concetto chiave qui è quello del nudge o “spinta gentile”, ossia l’idea che modificando sottilmente l’ambiente di scelta o il formato delle informazioni, si possano orientare gli individui verso decisioni più vantaggiose per la loro salute, senza limitare la loro libertà di scelta.

Questo approccio è stato ampiamente studiato per promuovere l’adesione a diete più sane, l’esercizio fisico o, come abbiamo visto, per la vaccinazione e l’adesione a terapie. La capacità di discernere tra informazioni affidabili e disinformazione, di valutare criticamente le fonti e di riconoscere quando le nostre intuizioni potrebbero essere fuorvianti, diventa quindi una competenza essenziale per il benessere psicologico e fisico.

Vi invito a riflettere su quanto spesso ci siamo trovati a prendere decisioni, anche importanti, basandoci su informazioni incomplete o presentate in modo emotivamente carico. Quante volte abbiamo scelto di credere a una narrativa accattivante anziché a un dato più complesso ma corroborato scientificamente? Questa consapevolezza non deve generare ansia o sfiducia nelle nostre capacità, ma piuttosto stimolare un approccio più cauto e inquisitorio.

Chiediamoci sempre: Da dove proviene questa informazione? Qual è la fonte? Ci sono altre prospettive? Sono emotivamente coinvolto in questa questione e potrebbe questo influenzare il mio giudizio? Adottare un approccio più critico e meno impulsivo di fronte alle informazioni sanitarie, coltivando la capacità di mettere in discussione le proprie premesse e di cercare attivamente dati verificati, è un investimento prezioso nel proprio benessere personale e in quello della comunità. Non si tratta solo di sapere cosa è giusto fare per la propria salute, ma di acquisire gli strumenti mentali per scegliere consapevolmente e con lucidità, proteggendosi dalle trappole della disinformazione e dei bias cognitivi che, spesso in modo inavvertito, cercano di guidare le nostre vite.

Glossario:
  • Bias Cognitivo: Errore sistematico nel pensiero umano che influisce sulle decisioni e valutazioni.
  • Effetto Framing: Rappresenta l’influenza esercitata dalla modalità con cui viene esposta un’informazione sulla nostra capacità di decidere e sulla percezione della realtà.
  • Nudge: Si tratta di una strategia progettata per guidare le persone verso scelte più sane, preservando al contempo la loro libertà decisionale.
  • Disponibilità: Indica la propensione a valutare le probabilità associate agli eventi basandosi su casi facilmente richiamabili alla memoria.

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