- Il simposio si terrà il 15 giugno 2025 all'Italian Chef Academy di Roma.
- Parteciperanno luminari da Harvard Medical School e National University of Singapore.
- La Prof.ssa Kozhevnikov introduce il concetto di taste imagery misurabile.
- La Prof.ssa Di Renzo, tra il top 2% degli scienziati, evidenzia la dieta mediterranea.
- La Dott.ssa Pelli propone la mindfulness come tecnologia mentale di precisione.
- Il cibo è un trigger significativo per schemi emotivi e cognitivi.
Il Gusto Oltre la Chimica: Un Convegno Rivoluzionario a Roma
Il 15 giugno 2025, la capitale italiana ospiterà un evento di portata internazionale che promette di ridefinire la nostra comprensione del cibo e del gusto. All’Italian Chef Academy, Lifeness – Health, Food & Longevity, un’impresa italiana pionieristica nel campo del benessere olistico, della nutrizione e dell’allungamento della vita, terrà il simposio scientifico “Dalla Chimica alla Mente – Neuroscienze e Psicologia del Gusto”. Questo incontro, sostenuto dal Comune di Roma, radunerà per la prima volta in Italia una schiera di luminari a livello globale, provenienti da prestigiose istituzioni quali Harvard Medical School, National University of Singapore, l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e la John Cabot University. L’obiettivo è ambizioso: superare la visione riduzionistica del gusto come mera reazione chimica, per abbracciare una prospettiva più ampia, che integra aspetti cognitivi, psicologici e sistemici. Il sapore, dunque, non sarebbe solo una questione di molecole che interagiscono con i recettori, ma un’esperienza mentale complessa, plasmata da fattori come la memoria, l’immaginazione, la cultura e persino il microbiota intestinale.
L’evento si aprirà con l’intervento della Dott.ssa Daniela Galdi, alla guida dell’Italian Chef Academy e fondatrice di Lifeness, a cui seguirà la Prof.ssa Paola Castelli, Chair del Dipartimento di Scienze Psicologiche e Sociali della John Cabot University. La Prof.ssa Castelli esplorerà la costruzione evolutiva della percezione del gusto, evidenziando come le esperienze sensoriali precoci e il contesto culturale modellino le rappresentazioni interne attraverso cui percepiamo il cibo, gettando le basi neurocognitive della creatività culinaria. Questo approccio sottolinea come il nostro rapporto con il cibo sia profondamente radicato nella nostra storia personale e collettiva, ben oltre la semplice necessità fisiologica.
- Finalmente un evento che mette la scienza al centro del gusto! 🤩......
- Troppa enfasi sulla mente, il cibo è pur sempre chimica e nutrizione. 😕......
- E se il sapore fosse un linguaggio che il nostro corpo usa per parlarci? 😲......
La Mente Costruisce il Sapore: Nuovi Paradigmi e Implicazioni
Il fulcro del convegno sarà rappresentato dalla Prof.ssa Maria Kozhevnikov, psicologa cognitiva e neuroscienziata che detiene cattedre presso la Harvard Medical School e la National University of Singapore. La sua ricerca propone un vero e proprio cambio di paradigma: dal determinismo chimico del gusto alla sua costruzione cognitiva. La Prof.ssa Kozhevnikov illustrerà come il gusto si manifesti come un’esperienza che emerge dall’unione di immagini visive, olfattive e gustative, in combinazione con la memoria e il contesto socioculturale. Il concetto fondamentale introdotto è quello di taste imagery, una capacità neurocognitiva misurabile che consente ai professionisti, come gli chef, di prevedere le combinazioni di sapori e di valutare un piatto prima ancora che venga materialmente preparato. Indagini empiriche svolte su cuochi professionisti e campioni interculturali hanno evidenziato che identiche combinazioni di ingredienti possono provocare sensazioni gustative completamente diverse, suggerendo che l’orientamento del gusto sia più intrinseco all’esperienza socioculturale che alle proprietà chimiche degli ingredienti stessi. Questo quadro concettuale ridefinisce la creatività culinaria come una costruzione mentale del sapore, aprendo nuove prospettive sulla previsione della percezione gustativa.

A completare questa visione, la Prof.ssa Laura Di Renzo, docente ordinaria e direttrice della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione presso Tor Vergata, oltre che membro del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare, orienterà l’attenzione sul “sapore come modulatore attivo dell’omeostasi sistemica”. Il suo discorso si concentrerà sull’asse psicobioma, ovvero la comunicazione bidirezionale tra il microbiota intestinale e il sistema nervoso centrale. In tale contesto, si mostrerà come la dieta mediterranea italiana, se di origine biologica, sia un elemento chiave per influenzare positivamente la varietà microbica e il profilo metabolico dell’organismo. Da questa prospettiva, il cuoco diventa un “architetto metabolico”, con il compito non solo di scegliere ingredienti di alta qualità per il gusto, ma anche di influenzare la risposta biologica del cervello. La Prof.ssa Di Renzo, autrice di oltre 250 pubblicazioni peer-reviewed e riconosciuta tra il top 2% degli scienziati mondiali dal ranking dell’Università di Stanford dal 2022, porta una prospettiva scientifica rigorosa e innovativa.
Il Cibo come Esperienza Olistica: Dalla Mindfulness alla Felicità Alimentare
La sessione pomeridiana del convegno si concluderà con una degustazione dedicata alla longevità, curata dallo Chef Emiliano Lopez, e una sessione di mindful eating guidata dalla Dott.ssa Sara Pelli. La Dott.ssa Pelli, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e trainer di mindfulness con certificazione internazionale dall’Università della California San Diego, reinterpreterà la mindfulness come una tecnologia mentale di precisione applicata all’esperienza culinaria. La sua esposizione esaminerà in profondità l’importanza della piena consapevolezza, dell’interocezione e della gestione emotiva nel processo creativo dello chef, proponendo il concetto di beginner’s mind quale strumento cognitivo per trascendere i condizionamenti culturali e i bias percettivi, incentivando così l’innovazione gastronomica e l’apertura interculturale. La Dott.ssa Pelli, docente presso l’Istituto Skinner di Roma e Napoli e nel Master in Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione dell’Università di Roma Tor Vergata, evidenzia come la consapevolezza possa trasformare radicalmente il nostro rapporto con il cibo.
Il cibo, infatti, non è solo un bisogno primario, ma un potente veicolo di emozioni e significati. L’uomo, a differenza degli animali, trasforma ciò che mangia da “buono da mangiare” a “buono da pensare”, attribuendo forma e valore al cibo. Questa “personalità etnico-alimentare”, come sottolineato da alcuni antropologi, spiega perché le scelte alimentari non dipendono solo dalla disponibilità locale, ma seguono percorsi mentali complessi. Durante il Medioevo, ad esempio, le corti europee spendevano fortune per spezie esotiche come zenzero e pepe, ignorando gli aromi locali come timo e prezzemolo. Questo dimostra come il cibo sia sempre stato un simbolo di status e identità culturale.
La connessione tra cibo ed emozioni è profonda e quotidiana. Un quadratino di cioccolato può influenzare l’umore non solo per la presenza di endorfine e teobromina, ma anche per le associazioni emotive che evoca. Le neuroscienze, l’immunologia e l’endocrinologia rivelano una vasta rete di comunicazione interna, dove l’intestino, con le sue cellule nervose e recettori, gioca un ruolo cruciale. Espressioni come “lo sento nella pancia” non sono solo metafore, ma riflettono una realtà fisiologica: la rabbia può aumentare la motilità intestinale, mentre l’euforia ha un effetto calmante. Il cibo, di conseguenza, esercita un’influenza diretta sull’organismo e sulle emozioni, generando un ciclo benefico o dannoso. Il nostro rapporto sensoriale con il cibo inizia fin dalla nascita, e le esperienze precoci possono plasmare le nostre preferenze e i nostri comportamenti alimentari futuri. Se il cibo è associato all’affetto materno, può diventare un surrogato emotivo in età adulta, portando a cercare conforto nel cibo per colmare vuoti interiori.
Nutrire il Corpo e la Mente: Un Approccio Integrato al Benessere
L’alimentazione è strettamente interconnessa con la psicologia, influenzando non solo il corpo ma anche la mente. Una dieta bilanciata ha la capacità di regolare i livelli di stress, affinare la concentrazione e promuovere il benessere psicofisico, mentre un’alimentazione scorretta può generare squilibri emotivi. Mangiare bene, inteso come scegliere cibi freschi e vari, con consapevolezza e dedicando tempo ai pasti, contribuisce a rafforzare il legame tra corpo e mente. Sebbene sia eccessivo affermare che il cibo possa essere un antidepressivo a tutti gli effetti, è innegabile che una sana alimentazione abbia un impatto positivo sull’umore e sulla salute mentale. Evitare il junk food, i cibi ad alto indice glicemico e gli alimenti processati, privilegiando una dieta varia e naturale, è fondamentale.
La mindful eating è una pratica essenziale per combattere lo stress a tavola. Non si tratta solo di nutrirsi, ma di dedicare al pasto il tempo e l’attenzione necessari, evitando di mangiare in fretta o davanti a schermi. L’atmosfera in cui si consuma il cibo è altrettanto importante: un ambiente piacevole e conviviale contribuisce al benessere e rafforza le relazioni sociali. Da una prospettiva psicofisica, certi nutrienti come gli omega, le vitamine del gruppo B e il magnesio sono essenziali per il corretto funzionamento cerebrale e possono influire positivamente sull’umore. Al contrario, una dieta ricca di zuccheri raffinati e alimenti processati può aggravare stati d’ansia e depressione.
È fondamentale considerare il cibo come nutrimento olistico, che va oltre le calorie. Il nostro corpo necessita di una vasta gamma di macro e micronutrienti, che solo un’alimentazione varia e basata su alimenti naturali e integrali può fornire. L’attenzione all’indice glicemico dei pasti è cruciale per mantenere livelli di energia costanti e prevenire sbalzi glicemici che possono causare stanchezza e scarsa concentrazione. Limitare zuccheri e dolci, sostituire i cereali raffinati con quelli integrali e abbinare i carboidrati con grassi “buoni” sono strategie efficaci. Inoltre, contrastare l’infiammazione cronica, spesso legata all’accumulo di grasso viscerale, è essenziale per prevenire numerose patologie. In periodi di affaticamento, l’integrazione con multivitaminici, GinkgoMax per la memoria e Omega3 per l’infiammazione può supportare il benessere psicofisico.
Il Banchetto della Vita: Un Invito alla Riflessione
Cari lettori, il viaggio che abbiamo intrapreso attraverso il mondo del cibo, del gusto e della mente ci ha mostrato quanto sia intricato e affascinante il legame tra ciò che mettiamo nel piatto e il nostro benessere più profondo. La psicologia cognitiva ci insegna che la nostra percezione non è una mera registrazione passiva della realtà, ma una costruzione attiva della mente. Pensateci: quando assaporate un piatto, non state solo percependo sapori chimici, ma state richiamando ricordi, anticipando piaceri, interpretando il contesto culturale. È un’orchestra di sensi e pensieri che si esibisce in ogni boccone. La psicologia comportamentale, d’altro canto, ci ricorda che le nostre abitudini alimentari sono spesso il risultato di condizionamenti e rinforzi, talvolta inconsci. Quella fetta di torta che ci concediamo dopo una giornata stressante non è solo un desiderio di dolce, ma può essere un meccanismo appreso per gestire le emozioni, un piccolo premio che ci siamo auto-assegnati fin dall’infanzia.
E qui sta il punto cruciale, la nozione avanzata che emerge da questa riflessione: il cibo, in quanto potente stimolo sensoriale e culturale, può diventare un trigger significativo per la riattivazione di schemi emotivi e cognitivi legati a traumi o esperienze passate. Non parliamo solo di grandi traumi, ma anche di piccole ferite emotive, di vuoti affettivi che cerchiamo di colmare. Se un alimento è stato associato a un momento di conforto o di privazione, la sua presenza può evocare risposte emotive intense, influenzando non solo il nostro umore, ma anche le nostre scelte alimentari e, di conseguenza, la nostra salute mentale e fisica. Riconoscere questi schemi, comprendere le radici emotive dei nostri comportamenti alimentari, è il primo passo verso una relazione più consapevole e sana con il cibo. Non si tratta di privazione, ma di liberazione. Di imparare a nutrire non solo il corpo, ma anche l’anima, con la consapevolezza che ogni scelta a tavola è un atto di cura verso noi stessi. Non è forse questa la vera felicità alimentare?








