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Incidenti stradali: scopri come affrontare il trauma psicologico

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  • Nel 2023, in Italia, si sono verificati 166.525 incidenti stradali.
  • Oltre 50 milioni di persone sono coinvolte ogni anno in incidenti automobilistici.
  • Il PTSD colpisce anche i soccorritori a causa dell'esposizione prolungata allo stress.

Gli incidenti stradali, con la loro improvvisa e violenta irruzione nella quotidianità, lasciano dietro di sé non solo danni materiali e ferite fisiche, ma anche un’ombra profonda sull’equilibrio psicologico di chi ne è coinvolto, direttamente o indirettamente. La recente notizia dell’incidente che ha gravemente ferito il ciclista Chris Froome, unito a episodi come lo scontro che ha coinvolto un furgoncino di suore a Frigole, marina di Lecce, riportano prepotentemente all’attenzione la rilevanza cruciale dell’impatto psicologico sul benessere delle vittime, dei loro familiari e persino dei soccorritori. Non si tratta solo di curare le fratture o le contusioni, ma di affrontare le ferite invisibili, spesso più durature e devastanti, che tali eventi possono infliggere alla psiche umana, inserendosi a pieno titolo nel dibattito moderno sulla salute mentale e la medicina correlata ai traumi.

Statistiche recenti sugli incidenti stradali in Italia:
Nel 2023 si sono verificati 166.525 incidenti (+0,4%), con una mortalità di 3.039 persone (-3.8%). Ogni giorno si sono registrati circa 456 incidenti e 8,3 morti.
Fonte: ACI-ISTAT.

Il quotidiano susseguirsi di notizie che riportano incidenti gravi – come quello avvenuto a Barcellona che ha coinvolto studenti italiani, o i numerosi sinistri che riempiono le cronache locali da Messina a Monza, da Salerno a Chieti – evidenzia una realtà in cui la strada si trasforma troppo spesso in teatro di eventi traumatici che destabilizzano vite e comunità. Per quanto riguarda il caso specifico di Chris Froome, il grave incidente in allenamento ha causato fratture multiple e uno pneumotorace, mettendo a rischio non solo la sua carriera ma anche il suo benessere psicofisico. Sebbene i bollettini medici si concentrino sulle lesioni fisiche gravi, come le cinque costole rotte e la frattura vertebrale, è impossibile ignorare le potenziali conseguenze psicologiche a lungo termine per un atleta di livello mondiale costretto ad affrontare un percorso di recupero tanto arduo. Il fatto che nelle notizie recenti non emergano riferimenti diretti circa lo stato psicologico dell’individuo non implica una loro assenza; anzi è bene affermare come nei contesti caratterizzati da lesioni fisiche estese l’elemento psichico svolga una funzione chiave nel recupero e nella riconquista della vita normale.

Allo stesso modo, l’incidente occorso a Frigole dove un furgoncino è stato coinvolto insieme a nove suore francesi offre una chiara illustrazione dell’impatto potenzialmente profondo sui protagonisti anche in situazioni poco clamorose dal punto di vista mediatico. Pur avendo subito principalmente traumi minori o contusioni superficiali, le gravi ferite al volto della conducente, unite all’oggettiva confusione vissuta dalle religiose poco pratiche dell’italiano – tutte trasferite d’urgenza tramite ambulanze del 118 presso strutture sanitarie – mettono in evidenza la gravità del trauma subito. Pertanto, il pronto intervento iniziale risulta essere decisivo tanto sul piano fisico quanto su quello emotivo per ridurre gli effetti immediati legati allo stress ed evitare lo sviluppo eventuale di disturbi complessi. La reazione immediata e palpabile agli eventi catastrofici, accompagnata da una successiva risposta emotiva, costituisce un aspetto significativo del campo di studio della psicologia dell’emergenza. Quest’area si propone di esplorare le diverse dimensioni del supporto psicologico, dotando gli operatori di metodologie idonee per affrontare situazioni critiche e assistere le persone colpite in periodi di alta fragilità.

Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e le strategie di intervento

Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) emerge come una delle manifestazioni psicologiche più significative e comuni in seguito a esperienze traumatiche, quali gli incidenti stradali. Tale condizione si rivela attraverso un ampio spettro di sintomi che comprendono flashback intrusivi, incubi ricorrenti, l’evitamento attivo di contesti o luoghi connessi al trauma stesso, uno stato costante d’iperattenzione e un persistente senso d’allerta. Queste manifestazioni possono ledere profondamente la qualità esistenziale della persona colpita, intaccando le interazioni sociali e professionali, così come il benessere complessivo. Dati recenti indicano che oltre 50 milioni di individui si trovano coinvolti annualmente in sinistri automobilistici; tuttavia, è frequente trascurare le ripercussioni sul piano psicologico ad essi associate. [GuidaPsicologi.it].

L’ANIA CARES, un progetto di pronto soccorso psicologico per le vittime della strada e i loro familiari, evidenzia la crescente consapevolezza della necessità di fornire supporto specialistico immediato. Non è una coincidenza che servizi di psicotraumatologia siano stati attivati in strutture come il Santagostino a Milano e un centro dedicato alle vittime di gravi traumi psicologici all’ASST Bergamo Ovest, confermando l’urgenza di una risposta strutturata e professionale. Il Primo Soccorso Psicologico (PSP) emerge come un protocollo di intervento fondamentale nelle fasi immediatamente successive a un disastro o a una calamità, inclusi gravi incidenti stradali. Ideato per bambini, adulti e famiglie, il PSP mira a contenere le forme acute di stress, promuovere le capacità di coping e creare una rete di servizi per i sopravvissuti. Questo programma, spesso proposto da organizzazioni come la NCTSN (National Child Traumatic Stress Network), si sviluppa attraverso otto fasi ben definite:

  • Stabilire un contatto e una presa in carico: si osserva attentamente il sopravvissuto, si valuta chi necessita di assistenza immediata, si presenta il soccorritore e si indaga sui bisogni primari con la dovuta privacy.
  • Aumentare la sicurezza così come il benessere personale: viene offerto supporto sia fisico che psicologico, ricostruendo una percezione rassicurante tramite la diminuzione dello stress e dell’ansia; nel contempo vengono forniti dettagli sugli eventi recenti per prevenire ulteriori traumi.
  • Punto focale della stabilizzazione: è essenziale calmare gli individui colpiti dall’evento critico. Si deve prestare attenzione ai segnali di confusione adottando tecniche come l’approccio validante riguardo alle emozioni.
  • Punto d’incontro informativo: determinazione dei fabbisogni basilari attraverso interazioni dirette o tramite strumenti quali questionari dedicati.
  • Soddisfare le necessità urgenti: l’attenzione è rivolta all’erogazione tempestiva dei principali beni vitali – nutrimento, idratazione, rifugio – assieme all’assistenza sanitaria appropriata; ciò avverrà in accordo con gli stessi coinvolti nel processo d’intervento.
  • Catalizzare le connessioni sociali per i sopravvissuti: identificazione delle reti relazionali pertinenti ed utilizzo efficace delle risorse disponibili tenendo presente possibili resistenze da parte degli interessati.
  • Comunicazione: gestire l’emergenza da un punto psicologico: chiarire che reazioni atipiche siano del tutto naturali favorendo al tempo stesso pratiche attive per gestire lo stress psicosociale.
  • Costruire una rete di assistenza e supporto con altri servizi: si assicura la continuità dell’assistenza necessaria sia dal punto di vista pratico che sanitario.

Tale impostazione sistematica risulta della massima importanza, poiché consente l’erogazione di un aiuto non solo diligente, ma anche opportuno, contribuendo a minimizzare il rischio di insorgenza del PTSD cronico e agevolando il cammino verso la guarigione.

Cosa ne pensi?
  • Articolo utilissimo! Finalmente si parla apertamente di trauma psicologico......
  • Trovo che l'articolo banalizzi troppo il PTSD, non tutti reagiscono......
  • Interessante notare come il trauma intergenerazionale possa influenzare......
  • 🚑 Purtroppo, spesso ci si concentra solo sulle ferite fisiche......
  • 🤔 Ma siamo sicuri che l'EMDR sia sempre la soluzione migliore...?...
  • ❤️ Un plauso ai soccorritori, eroi silenziosi che troppo spesso......

Il peso invisibile: traumi vicari e burnout nei soccorritori

L’effetto psicologico derivante da incidenti stradali trascende le sole vittime immediate e i loro cari. Un gruppo in particolare che manifesta una suscettibilità significativa ai traumi vicari e al burnout è rappresentato dai soccorritori d’emergenza: medici operanti nel servizio 118, infermieri specializzati, vigili del fuoco, eroi contemporanei delle nostre città, insieme alle forze dell’ordine e ai volontari attivi nella Protezione Civile. Queste figure professionali affrontano ogni giorno situazioni cariche di forte intensità emotiva; il loro compito li porta a confrontarsi con feriti in condizioni critiche e scenari devastanti che spesso includono la perdita umana. Ricerche approfondite evidenziano come questi soccorritori registrino percentuali elevate di PTSD accanto a manifestazioni evidenti di burnout in seguito all’esposizione prolungata allo stress. [Massimiliano Padovani].

Affrontare gli effetti psicologici del lavoro di soccorso appare sempre più urgente: recenti rapporti indicano come il supporto psicologico per questi professionisti sia non solo necessario, ma vitale. Durante la crisi causata dal COVID-19, molti di questi professionisti hanno svolto un doppio ruolo, prestando soccorso e supporto emotivo ai loro colleghi, mostrando così l’importanza della salute mentale nel contesto delle emergenze.

Statistiche sui soccorritori: Molti di loro sviluppano sindromi tra cui PTSD, con sintomi come evitamento e alterazioni cognitive, che possono durare per anni se non adeguatamente trattati.

Il percorso verso la resilienza: un impegno collettivo e individuale

L’itinerario verso una completa ristabilizzazione psicologica a seguito di un incidente automobilistico si presenta come un processo articolato, necessitando di uno sforzo sia collettivo sia individuale. L’emergere della tematica riguardante il trauma intergenerazionale pone l’accento sul fatto che esperienze traumatiche non elaborate possono esercitare una propria influenza su individui appartenenti a generazioni successive; ciò complica ulteriormente la nostra capacità di comprendere e affrontare le conseguenze psichiche derivanti da tali eventi. È fondamentale procedere con una diagnosi tempestiva accompagnata da trattamenti appropriati al fine di prevenire la cronicizzazione delle lesioni mentali.

Nel contesto della salute mentale attuale, differenti modelli terapeutici – tra cui spiccano la Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) e la Desensibilizzazione e Rielaborazione dei Movimenti Oculari (EMDR) – hanno dimostrato una notevole efficacia nella cura del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD). Le recenti direttive emesse dall’APA raccomandano l’adozione di strategie integrate in cui siano congiuntamente applicate forme diverse di intervento psicologico ed eventualmente farmaci per sostenere questo processo di recupero. [EMDR Italia].

Glossario:
  • PTSD: Disturbo da stress post-traumatico; una condizione psicologica che può manifestarsi in seguito a un evento traumatico.
  • CBT: Terapia Cognitivo-Comportamentale; una metodologia terapeutica comprovata per la gestione del PTSD.
  • EMDR: Desensibilizzazione e Rielaborazione dei Movimenti Oculari; una terapia che sposta l’attenzione e facilita l’elaborazione psicologica del trauma.

Investire nel supporto psicologico per le vittime di incidenti stradali e per i soccorritori non è solo un atto di umanità, ma anche una strategia sociale ed economica lungimirante. Permettere a chi ha subito o assistito a un trauma di elaborare l’esperienza e di affrontare le proprie reazioni emotive è fondamentale per il recupero collettivo e per la costruzione di una società più resiliente e consapevole.



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