- I disturbi motori funzionali (FMD) interessano il 20% dei pazienti con disordini del movimento.
- La diagnosi di FMD è ora positiva, non più per esclusione.
- Verona segue circa 300 pazienti FMD ogni anno, un centro di riferimento.
- Il Registro Italiano FMD ha raccolto dati di oltre 1.500 pazienti dal 2017.
- Finanziati progetti di ricerca per quasi 1.800.000 euro nel 2022-2023.
- La riabilitazione intensiva mostra risultati duraturi fino a due anni.
- Istituita AiDiNeF, la prima associazione italiana per FMD.
La Natura Enigmatica dei Disturbi Motori Funzionali: Un Viaggio tra Corpo e Mente
Nel panorama della medicina moderna, emerge con crescente urgenza la necessità di decifrare le complessità dei Disturbi Motori Funzionali (FMD), condizioni che, pur manifestandosi con sintomi fisici tangibili e spesso invalidanti, sfuggono a una chiara correlazione con danni organici strutturali. Questi disturbi, che includono tremori, paresi, distonie e alterazioni della marcia, rappresentano una sfida significativa per la neurologia e la salute mentale, ponendo interrogativi profondi sulla natura dell’interconnessione tra mente e corpo. La loro rilevanza è amplificata da una prevalenza notevole, stimata in circa 50-100 casi ogni 100.000 individui per i disturbi neurologici funzionali in generale, con oltre il 50% di questi riconducibili agli FMD. Ciò significa che circa il 20% dei pazienti che si rivolgono agli ambulatori specialistici per disordini del movimento presenta proprio queste manifestazioni, evidenziando un impatto socio-assistenziale e individuale di vasta portata.
La difficoltà nel comprendere e trattare gli FMD risiede storicamente nella loro natura sfuggente. Per decenni, l’assenza di una chiara e universalmente accettata definizione ha alimentato un dibattito terminologico, con etichette che spaziavano da “psicogeni” a “di conversione”, da “medicalmente inspiegabili” a “isterici”. Questa incertezza rifletteva una conoscenza incompleta della loro fisiopatologia e, purtroppo, un certo disinteresse da parte della comunità scientifica. Tuttavia, negli ultimi anni, si è assistito a un cambiamento di paradigma. La crescente consapevolezza della loro elevata prevalenza e della grave disabilità che comportano ha spinto la ricerca verso nuove frontiere, focalizzandosi su modelli di malattia più inclusivi, approcci clinici innovativi e strategie di comunicazione della diagnosi più efficaci.
Un aspetto cruciale che ha generato fraintendimenti è la percezione che gli FMD siano in qualche modo “simulati” a causa della loro modificabilità con manovre di distrazione o con l’effetto placebo. Tuttavia, i pazienti affetti da FMD riportano i loro sintomi come involontari e incontrollabili, sottolineando una profonda dissociazione tra la natura apparentemente volontaria di queste manifestazioni e la loro esperienza soggettiva. Questo fenomeno è spesso interpretato come un’alterazione del “Sense of Agency”, ovvero la percezione del controllo sulle proprie azioni e sulle loro conseguenze, un concetto cardine nella psicologia cognitiva e comportamentale.

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La Diagnosi e il Trattamento: Un Approccio Multidisciplinare e Olistico
La diagnosi degli FMD si è evoluta da un processo di esclusione a una diagnosi positiva, basata sull’identificazione di segni e sintomi specifici. Elementi fondamentali per questa diagnosi sono l’inconsistenza dei sintomi, la loro incongruenza con le tipiche manifestazioni neurologiche organiche e la loro significativa modificabilità. Nonostante strumenti come neuroimaging e neurofisiologia possano offrire un ausilio diagnostico, la sola presenza di un problema psicologico o psichiatrico non è sufficiente, di per sé, a stabilire una diagnosi di FMD. Questo sottolinea l’importanza di un’attenta valutazione clinica che vada oltre la mera ricerca di patologie organiche.
La comunicazione della diagnosi rappresenta un momento cruciale nel percorso di cura, un vero e proprio primo livello di trattamento. È essenziale che il paziente e i suoi familiari comprendano e accettino che gli FMD sono a tutti gli effetti disturbi neurologici reali, indagati e diagnosticati con rigore. Questa comprensione offre rassicurazione, escludendo malattie croniche o neurodegenerative e aprendo alla possibilità di miglioramento e guarigione. Inoltre, permette al paziente di apprendere i meccanismi del disturbo e di impegnarsi attivamente nei percorsi di cura proposti.
Il trattamento degli FMD si fonda su un approccio multidisciplinare che integra riabilitazione neuromotoria e supporto psicologico. La riabilitazione, in particolare, è ampiamente riconosciuta come una componente essenziale. Studi di coorte e recenti studi randomizzati controllati hanno fornito prove solide a supporto del suo utilizzo. Questo approccio si inserisce in un modello di malattia bio-psico-sociale, dove fattori predisponenti, precipitanti e perpetuanti vengono affrontati in un contesto integrato. La riabilitazione si articola in tre componenti principali:
Educazione: Facilitare la comprensione della diagnosi è il primo passo, fornendo al paziente gli strumenti cognitivi per affrontare la propria condizione.
Riprogrammazione del movimento: Questa componente mira a rieducare gradualmente il movimento, spostando l’attenzione del paziente e affrontando le convinzioni e i comportamenti disfunzionali associati alla malattia. Interventi intensivi, della durata di due ore al giorno per cinque giorni alla settimana, che utilizzano task distraenti o interferenti per modificare lo stato attentivo durante il movimento, hanno mostrato risultati positivi e duraturi, mantenuti fino a due anni di follow-up.
Sostegno all’autogestione:* È fondamentale fornire al paziente schede personalizzate per esercizi da svolgere a casa, anche tramite strumenti di telemedicina (come SMS, telefonate o videochiamate), per supportarlo nel percorso riabilitativo e promuovere la sua autonomia.
Accanto alla riabilitazione fisica, il trattamento psicologico gioca un ruolo insostituibile, specialmente in presenza di sintomi parossistici e crisi dissociative. La Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC) si è dimostrata particolarmente efficace, soprattutto se associata alla riabilitazione. L’obiettivo della TCC è indurre un cambiamento nel modo in cui il paziente percepisce i sintomi e si comporta in relazione ad essi. Questo include l’apprendimento di tecniche di distrazione (come contare all’indietro di sette in sette da cento, cantare una canzone preferita o conversare) per prevenire o gestire gli attacchi. Il supporto psicologico è altresì cruciale per affrontare comorbidità come ansia e depressione, spesso presenti nei pazienti con FMD.
La Ricerca e l’Innovazione: Il Ruolo di Verona e il Registro Italiano
L’Italia, e in particolare la città di Verona, si è affermata come un punto di riferimento nazionale e internazionale nella ricerca e nella cura dei Disturbi Neurologici Funzionali. La Clinica Neurologica di Verona, sotto la guida di figure di spicco nel settore, ha sviluppato un modello di presa in carico multidisciplinare che coinvolge neurologi, fisiatri, fisioterapisti, psicologi e psichiatri. Ogni anno, circa 300 pazienti provenienti da ogni regione italiana vengono seguiti in questa struttura, beneficiando di approcci diagnostico-terapeutici all’avanguardia, sia in regime di ricovero che ambulatoriale.
Dal 2017, il team di Verona è promotore e coordinatore del Registro Italiano Disturbi Motori Funzionali della Società Italiana Parkinson e Disordini del Movimento. Questo registro, che vede la collaborazione di 25 centri universitari, ha raccolto dati demografici e clinici di oltre 1.500 pazienti, consentendo la produzione di numerose pubblicazioni scientifiche che approfondiscono aspetti epidemiologici, fisiopatologici e clinici degli FMD. Questa mole di dati è fondamentale per una comprensione più approfondita e per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.
L’impegno nella ricerca è testimoniato anche dai finanziamenti ottenuti per progetti di studio pilota e multicentrici, sia di base che clinici. Nel 2022 e 2023, tre progetti denominati “The Mind-Brain-Body Projects in FND” hanno ricevuto quasi 1.800.000 euro dal Ministero della Salute e dal MUR. Questi progetti, che coinvolgono partner di rilievo come la Neurologia dell’Istituto San Raffaele di Milano e l’Università di Salerno, riflettono una visione integrata che unisce neurologia, neuroriabilitazione, psichiatria e psicologia clinica con il dipartimento di Economia Aziendale, sottolineando l’importanza di un approccio olistico alla gestione della malattia.
Nell’anno 2023, il gruppo veronese ha istituito e attualmente coordina il Gruppo di Studio dei Disturbi Neurologici Funzionali della Società Italiana di Neurologia, oltre ad aver promosso il primo Corso di Perfezionamento in Italia specificamente dedicato a queste condizioni, al quale hanno partecipato più di trenta professionisti. Già due anni or sono, inoltre, a Verona è sorta AiDiNeF, l’Associazione Italiana per il Disturbo Neurologico Funzionale. Questa iniziativa, la prima nel suo genere in Italia, riunisce pazienti, familiari e personale sanitario, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza, il supporto e la sensibilizzazione su queste condizioni spesso fraintese e sotto-diagnosticate. AiDiNeF rappresenta un passo significativo verso il riconoscimento e la comprensione degli FMD, impegnandosi a migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.
Oltre il Sintomo: La Mente che Modella il Corpo
La notizia dei progressi nella comprensione e nel trattamento dei Disturbi Motori Funzionali è di rilevanza capitale nel panorama della psicologia cognitiva, comportamentale, dei traumi, della salute mentale e della medicina correlata. Essa ci spinge a riflettere su come la nostra mente, con le sue intricate reti neurali e i suoi processi cognitivi, possa influenzare profondamente il nostro corpo, talvolta generando sintomi fisici che non trovano una spiegazione organica tradizionale.
Una nozione base della psicologia cognitiva che qui trova applicazione è quella della percezione del controllo, o “Sense of Agency”. Quando il nostro cervello non riesce a integrare correttamente le informazioni sensoriali e motorie, o quando vi è una disconnessione tra l’intenzione di agire e la percezione dell’azione compiuta, possono emergere sintomi come quelli degli FMD. Il paziente percepisce il proprio corpo come “estraneo” o “non sotto il proprio controllo”, pur non essendoci un danno strutturale evidente. Questo ci ricorda che la nostra esperienza della realtà, inclusa quella corporea, è una costruzione complessa della mente.
A un livello più avanzato, possiamo richiamare il concetto di plasticità cerebrale e di apprendimento motorio disfunzionale. I traumi, lo stress cronico o anche semplicemente schemi di pensiero negativi possono, nel tempo, “riprogrammare” il cervello, creando nuove connessioni neurali o rafforzando quelle esistenti in modo da generare risposte motorie anomale. Non si tratta di una simulazione consapevole, ma di un vero e proprio “errore di software” nel sistema nervoso centrale, come efficacemente descritto. Il cervello, nel tentativo di proteggerci o di adattarsi a situazioni percepite come minacciose, può sviluppare pattern di movimento che, pur essendo inizialmente una risposta a un disagio, diventano poi autonomi e disabilitanti. La riabilitazione, in questo contesto, non è solo un esercizio fisico, ma una vera e propria riprogrammazione cognitiva e motoria, un processo di riapprendimento che mira a ristabilire un dialogo armonioso tra mente e corpo.
Questa profonda interconnessione ci invita a una riflessione personale: quanto siamo consapevoli del potere della nostra mente sul nostro benessere fisico? E quanto siamo disposti a esplorare le sfumature di questa relazione, andando oltre le dicotomie semplicistiche tra “fisico” e “psichico”? Comprendere gli FMD significa aprire una finestra su una visione più olistica della salute, dove il corpo non è solo un insieme di organi, ma un’espressione tangibile delle nostre esperienze, delle nostre emozioni e dei nostri processi cognitivi. È un invito a guardare con maggiore empatia e curiosità a quelle manifestazioni che, pur non avendo una causa organica evidente, sono reali, dolorose e meritevoli di ogni attenzione e cura.
- Descrive i disturbi motori funzionali e l'importanza della diagnosi.
- Documento approfondito sui disturbi motori funzionali, aspetti diagnostici e di gestione.
- Corso di laurea magistrale per approfondire la psicologia cognitiva e comportamentale.
- Sito dell'Associazione Italiana per la Divulgazione delle Neuroscienze Funzionali.








