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La crisi della salute mentale in Ucraina: 15 milioni di persone necessitano supporto psicologico secondo Caritas

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  • Circa il 70% dei cittadini ucraini (15 milioni di persone) necessita supporto psicologico.
  • Caritas Ucraina ha risposto con 11 presidi sanitari e 8 squadre multidisciplinari.
  • La violenza sessuale è raddoppiata tra il 2024 e il 2025 in 21 Paesi.

L’Emergenza Silenziosa: La Crisi della Salute Mentale in Ucraina

La guerra in Ucraina, giunta al suo quarto anno nel febbraio 2026, ha scatenato una crisi umanitaria di proporzioni immense, con un impatto devastante sulla salute mentale della popolazione. Le stime attuali, diffuse da Caritas Ucraina, rivelano un quadro allarmante: circa il 70% dei cittadini ucraini, ovvero quasi 15 milioni di persone, necessita di una qualche forma di supporto psicologico. Questa cifra impressionante evidenzia una sofferenza diffusa che attraversa ogni strato della società, manifestandosi in un’escalation di casi di stress, ansia, depressione e traumi complessi.

Le cause di questa emergenza sono molteplici e profondamente radicate nel contesto bellico. Lo sfollamento forzato, che ha coinvolto circa 3,5 milioni di persone all’interno del Paese e spinto oltre 7 milioni all’estero, ha sradicato individui e famiglie dalle loro comunità, privandoli di stabilità e sicurezza. A ciò si aggiungono i lutti, l’incertezza per il futuro, l’ansia costante generata dagli allarmi aerei quotidiani e dagli attacchi missilistici, come quello che ha colpito Ternopil il 18 settembre 2025. Tutti questi fattori contribuiscono a un clima di pressione psicologica incessante, che mina profondamente il benessere mentale della popolazione.

Khrystyna Semegen-Bodak, responsabile del Programma Sanitario di Caritas Ucraina a Kharkiv, ha sottolineato la trasversalità di questa problematica, che permea ogni aspetto della vita e rende indispensabile un approccio integrato all’assistenza. L’organizzazione ha risposto a questa sfida con un modello di cura olistico e sostenibile, che comprende servizi medici, sociali, ambientali, cure palliative, riabilitazione, assistenza pastorale e supporto spirituale. Questo approccio multifattoriale è cruciale per affrontare la complessità dei bisogni emergenti, garantendo un sostegno che vada oltre la mera risposta sintomatica.

Cosa ne pensi?
  • Un bellissimo articolo che mette in luce l'incredibile lavoro di Caritas......
  • È desolante pensare che la guerra continui a distruggere non solo vite ma anche menti......
  • E se questa emergenza psicologica fosse in realtà una forma di resistenza passiva...?...

Strategie di Intervento e Supporto sul Campo

Per far fronte a questa emergenza, Caritas Ucraina ha sviluppato una rete capillare di servizi, operando anche nelle aree più prossime alla linea del fronte, dove il pericolo è costante. Gli operatori, formati per fornire supporto psicosociale e individuare precocemente i problemi di salute mentale, continuano il loro lavoro anche durante gli allarmi, dimostrando un impegno straordinario verso le categorie più vulnerabili, come anziani e persone con disabilità, che dipendono interamente dal loro aiuto.

La rete di assistenza include 11 presidi sanitari per le cure basilari, un hospice, 5 unità mobili per le cure palliative e 8 squadre multidisciplinari di intervento sul campo. Queste ultime sono fondamentali per raggiungere le persone in difficoltà, gli anziani e i disabili, offrendo assistenza domiciliare e facilitando l’accesso a cure mediche e supporto psicologico tramite telemedicina, specialmente nelle zone più isolate o pericolose. Il sostegno psicologico è strutturato su differenti livelli, spaziando dal supporto psicosociale offerto dagli operatori sociali fino all’intervento di figure professionali specializzate quali psicologi, psicoterapeuti, psicologi clinici e psichiatri. Due dei centri medici offrono già servizi specialistici di salute mentale, riconoscendo la necessità di interventi mirati per prevenire l’aggravarsi dei disturbi.

Un’attenzione specifica è dedicata ai minori, tra i segmenti della popolazione maggiormente colpiti dal conflitto, i quali crescono in un contesto di pressione psicologica incessante, sperimentando quotidianamente ansia e stress. Per loro sono stati sviluppati programmi specifici di sostegno, così come per le donne, con progetti specializzati per madri e bambini piccoli, che includono accompagnamento durante la gravidanza e il post-parto, con un focus sulle donne sole o vulnerabili. Caritas Ucraina gestisce inoltre l’unico centro nel Paese dedicato alle dipendenze, in particolare dall’alcol, offrendo riabilitazione psicologica, fisica e sociale. La collaborazione con il Ministero per i Veterani, che finanzia consulenze psicologiche individuali e di gruppo, permette di estendere il supporto anche a questa categoria, cruciale per la ricostruzione sociale.

Il Trauma come Ostacolo alla Ricostruzione e alla Speranza

La psicoterapeuta Nina Mocior di Caritas Polonia, specializzata in terapia sistemica familiare e interventi in contesti di conflitto, ha evidenziato come il trauma sia un ostacolo fondamentale alla costruzione di pace e futuro. “Il trauma priva le persone della speranza e della capacità di immaginare il domani“, afferma Mocior, sottolineando l’importanza di affrontare questa condizione per permettere alle vittime di guerra, violenze e abusi di riemergere dal buio. Qualsiasi autentico percorso verso la costruzione della pace è precluso senza un’adeguata gestione del trauma, che spesso distorce la capacità di narrare coerentemente la propria esistenza.
Il lavoro di Caritas Polonia, che sostiene quattro centri per famiglie in Ucraina (a Kam”janec’-Podil’s’kyj, Žytomyr, Odessa e Kharkiv) e opera anche nel Tigray, in Etiopia, si concentra sulla famiglia come unità fondamentale della società. Mocior sottolinea che, sebbene il sostegno comunitario e spirituale siano importanti, la famiglia è il primo e più cruciale contesto di cura. Durante la prima infanzia, il genitore funge da figura di attaccamento primaria per il bambino. Se la condizione emotiva del genitore è precaria, il bambino incontrerà maggiori difficoltà nel suo percorso evolutivo. Per questo, il lavoro con i veterani di guerra in Ucraina include programmi per il rafforzamento delle competenze genitoriali e interventi rivolti all’intero nucleo familiare, riconoscendo che anche le famiglie soffrono per l’assenza e il trauma dei propri cari.

Il trauma non affrontato produce ripercussioni profonde: i bambini incontrano ostacoli nel rientro a scuola e nell’apprendimento, con un sistema nervoso compromesso e difficoltà di memoria, concentrazione e comportamento. Gli adulti, se non stabilizzati, non riescono a ricordare, a concentrarsi e nemmeno a pianificare il proprio domani. Molteplici problematiche, quali l’abuso di sostanze o determinate devianze comportamentali, sono direttamente imputabili alla disregolazione emotiva e alle conseguenze di eventi traumatici. Questo rende essenziale lavorare sul benessere psicologico degli adulti.

Un aspetto particolarmente critico è la violenza sessuale, usata come arma di guerra, la cui incidenza è raddoppiata tra il 2024 e il 2025, con casi segnalati in 21 Paesi. Il dato più sconvolgente è che per ogni episodio riportato, si stima che circa venti non vengano denunciati a causa del forte stigma sociale. Nel Tigray, ad esempio, l’80% delle donne che si rivolgevano ai servizi di Caritas dichiarava di aver subito abusi sessuali. È fondamentale creare spazi sicuri dove le donne possano parlare apertamente, sentendosi ascoltate, credute e accompagnate, poiché il silenzio è uno degli ostacoli più difficili da superare. La guarigione è un percorso lento che richiede una “base sicura” di supporto psicosociale e psicologico, prima che altre dimensioni come il sostegno comunitario e spirituale possano integrarsi efficacemente.

La Resilienza Umana e il Percorso verso la Guarigione

In un contesto così drammatico, è fondamentale comprendere che la salute mentale non è un lusso, ma una necessità primaria, soprattutto in situazioni di conflitto prolungato. La psicologia cognitiva ci insegna che i nostri schemi di pensiero e le nostre percezioni influenzano profondamente le nostre emozioni e i nostri comportamenti. In un ambiente di guerra, questi schemi possono essere distorti dalla paura, dall’incertezza e dal trauma, portando a una visione del mondo pessimistica e a difficoltà nella regolazione emotiva. La psicologia comportamentale, d’altro canto, ci mostra come le esperienze traumatiche possano condizionare le nostre risposte, portando a evitamenti, ipervigilanza o comportamenti disfunzionali.

A un livello più avanzato, la neurobiologia del trauma ci rivela come eventi estremamente stressanti possano alterare la struttura e la funzione del cervello, in particolare le aree coinvolte nella memoria, nell’emozione e nella regolazione dello stress, come l’amigdala e l’ippocampo. Questo può spiegare le difficoltà di concentrazione, memoria e pianificazione riscontrate nelle vittime di guerra. La resilienza, tuttavia, non è solo una capacità innata, ma un processo dinamico che può essere coltivato attraverso il supporto sociale, l’elaborazione del trauma e lo sviluppo di strategie di coping efficaci. La possibilità di ricostruire una narrazione coerente della propria vita, di trovare un significato nelle esperienze dolorose e di ristabilire legami significativi, è cruciale per la guarigione.
La notizia che il 70% della popolazione ucraina necessita di supporto psicologico non è solo un dato statistico, ma un grido silenzioso che ci interpella profondamente. Ci ricorda che dietro ogni numero ci sono storie di individui, famiglie e comunità che lottano per ritrovare un senso di normalità e speranza. Questo ci invita a riflettere sulla fragilità della condizione umana e sulla straordinaria capacità di resilienza che, nonostante tutto, può emergere. La cura del trauma, il sostegno psicologico e la ricostruzione dei legami sociali non sono solo interventi terapeutici, ma atti di profonda umanità che gettano le basi per un futuro di pace e benessere.


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