- Il PANSM 2025-2030 è un piano per ristrutturare la salute mentale italiana.
- Un'indagine Ipsos 2023 rileva che la salute mentale supera tumori e pandemie in oltre 31 nazioni.
- L'OMS ha registrato un aumento di oltre il 25% di ansia e depressione nel primo anno di pandemia.
- Si perdono circa 12 miliardi di giorni lavorativi globalmente a causa della salute mentale.
- Il 62% della popolazione ha subito interruzioni per stress nell'ultimo anno.
- Il 39% ha interrotto l'attività professionale per stress.
- L'AIP propone di rafforzare il welfare sociosanitario capillare.
In data odierna, cioè il 12 giugno dell’anno 2026 alle ore 08:22, assume una particolare importanza nel discorso pubblico il tema della sostenibilità della salute mentale, specialmente considerando il Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale (PANSM 2025-2030). Quest’ultimo si prefigge l’ambizioso scopo di ristrutturare l’approccio italiano relativo al benessere psicologico. Tale iniziativa attira sin dall’inizio l’interesse dell’Associazione Italiana di Psicologia (AIP), che ha messo in evidenza non solo i meriti intrinseci del piano ma anche osservazioni critiche affinché possa essere ulteriormente ottimizzato. La creazione e implementazione della PANSM appare essenziale in un contesto internazionale dove le problematiche legate alla salute mentale rappresentano uno degli ostacoli più significativi da affrontare; stando ai risultati forniti da un’indagine Ipsos realizzata nel 2023, l’opinione pubblica a livello globale in oltre trentuno nazioni individua tale questione come superiore a quella riguardante sia i tumori sia le pandemie.
Particolare rilievo deve essere dato all’approccio integrato adottato dal PANSM; infatti, esso trascende l’assistenza esclusivamente orientata ai disturbi mentali, mirando piuttosto alla `promozione del benessere` nella comunità sociale. Accanto a questo intento va posta anche una forte attenzione verso la necessità della `prevenzione anticipatoria`, cosicché situazioni problematiche possano venire trattate prima che diventino cronicizzate. Questa visione si fonda sul modello biopsicosociale, che riconosce l’interconnessione tra fattori biologici, psicologici, relazionali, sociali e ambientali nel determinare la salute mentale. Di conseguenza, il benessere psicologico non è più considerato una questione esclusivamente sanitaria, ma un ambito che coinvolge attivamente scuola, università, lavoro, famiglia, comunità e politiche sociali. L’approccio “One Health” rafforza ulteriormente questa prospettiva, sottolineando la responsabilità condivisa di tutti i settori della società nella tutela della salute.
Un altro pilastro del Piano è l’attenzione all’intero arco della vita, riconoscendo che i bisogni psicologici variano significativamente tra bambini, adolescenti, adulti e anziani. Per questo, il PANSM propone interventi diversificati e supportati da reti integrate e flessibili, seguendo una logica organizzativa “a matrice” che prevede un’intensificazione progressiva degli interventi in base alla complessità del bisogno. All’interno di questo contesto, si mette in risalto l’importanza cruciale dei professionisti quali psicologi e psicoterapeuti, figure che operano in maniera capillare attraverso i vari ambiti dei servizi sanitari, sociali ed educativi. È fondamentale che ci sia un’interazione efficace tra il sistema sanitario e le istituzioni accademiche, ritenuta imprescindibile per assicurare percorsi formativi adeguati, promuovere una ricerca scientifica robusta e implementare misure interventistiche valide nel panorama nazionale.
La Crisi Globale e la Necessità di un Welfare di Prossimità
Nel contesto della pandemia da COVID-19 si è aggravata una già preesistente crisi mondiale riguardante la salute mentale. Secondo quanto riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel corso del primo anno dell’emergenza sanitaria è stato osservato un incremento superiore al 25% dei disturbi correlati all’ansia e alla depressione. Tale fenomeno comporta conseguenze significative sul piano economico: ogni anno si perdono circa 12 miliardi di giorni lavorativi a livello globale; questo scenario è ulteriormente complicato dalla scarsa efficacia nella gestione delle risorse disponibili. In effetti, le nazioni destinano in media meno del 2% del proprio bilancio sanitario alla salute mentale. Per fronteggiare tale situazione avversa, l’OMS ha introdotto il Piano d’azione globale per la salute mentale 2013-2030, un’iniziativa siglata da ben 194 Stati membri, mirante a rafforzare settori essenziali quali informazione, ricerca scientifica e governance dei sistemi sanitari.
Un sondaggio condotto da Ipsos nel corso del 2023 ha rivelato risultati interessanti: nonostante il fatto che ben il 78% delle persone intervistate provenienti da 31 Paesi riconosca quanto sia cruciale la tutela della salute mentale. È indubbio che questa disparità emerga con chiarezza nelle diverse aree geografiche; ad esempio, in America Latina si riscontra che soltanto il 38% dei messicani avverte un senso di uguaglianza nel trattamento rispetto all’eccezionale 88% registrato in Argentina. Tra i Paesi asiatici come Malesia e Thailandia, nonché Indonesia e India sino a Singapore, si osserva invece una consapevolezza maggiormente sviluppata riguardo a tale questione. D’altra parte, resta predominante nel mondo una considerazione legata principalmente alla salute fisica (un’imponente percentuale del 71%). Al contrario, si nota un comportamento singolare nella società sudcoreana: qui quasi i due terzi (61%) degli individui dichiara di non riflettere sulla propria condizione mentale, contrapposta ai circa tre quarti (75%) delle persone sia brasiliane sia sudafricane che valutano costantemente il proprio stato psicologico. Va sottolineato infine che è tra le generazioni più giovani dove emerge un crescente interesse e attenta osservanza riguardo alle problematiche relative al proprio equilibrio emotivo. [IMMAGINE=”A Neoplastic and Constructivist style artwork, using a cool and desaturated color palette, featuring pure and rational geometric forms with a strong emphasis on vertical and horizontal lines. The image should be simple, unified, and easily comprehensible, without text. It depicts the following entities:
1. A stylized human head (representing Mental Health): Composed of intersecting geometric planes, predominantly vertical and horizontal, in shades of muted blue and grey. It should convey a sense of thought and introspection. 2. A series of interconnected gears (representing the National Action Plan for Mental Health – PANSM): Abstract, interlocking geometric shapes in cool greens and blues, symbolizing a structured and functional system. The gears should be arranged in a linear, upward progression.
3. A simplified, abstract representation of a university building (representing Academia/University Services): A blocky, rectangular structure with strong vertical lines, in a desaturated yellow or beige, suggesting stability and knowledge. 4. A cluster of diverse, small geometric shapes (representing Community/Proximity Welfare): Various small squares, rectangles, and lines in soft purples and teals, arranged organically but with an underlying grid, to convey a sense of interconnectedness and local presence.
5. A broken, jagged line (representing Global Mental Health Crisis/Stress): A sharp, discontinuous line in a dark, desaturated red, cutting across other elements, symbolizing disruption and distress. The overall composition should be balanced, with a clear visual hierarchy, and the elements should interact harmoniously within the Neoplastic/Constructivist framework.”]
Lo stress emerge come una preoccupazione significativa, con il 62% della popolazione intervistata che ha subito interruzioni nella vita quotidiana a causa dello stress nell’ultimo anno. La rilevanza di questa percentuale emerge in modo significativo soprattutto tra le donne, dove si attesta al 36%, e tra i giovani appartenenti alla Generazione Z, ben 42% dei quali riferisce una sensazione di oppressione da stress protratta nel tempo. Un aspetto notevole concerne l’ambito lavorativo; infatti, ben 39% della popolazione è stata costretta a interrompere la propria attività professionale a causa dello stress. Inoltre, un 18% ha sperimentato questa necessità ripetutamente nel corso dei dodici mesi precedenti.
- Finalmente si riconosce l'urgenza della salute mentale! 🧠👍......
- Nonostante l'ottimismo, i problemi di fondo restano irrisolti... 😟......
- E se la 'salute mentale' fosse solo un altro costrutto sociale da decostruire? 🤔......
Il Ruolo Cruciale dell’Università e la Proposta dell’AIP
Il suddetto AIP ha preso atto dei risultati ottenuti con il PANSM 2025-2030; nondimeno enfatizza quanto sia fondamentale rafforzare un sistema di welfare sociosanitario capillare. Tale esigenza si traduce nella necessità d’implementare servizi capaci di intercettare esigenze psicologiche direttamente nel quotidiano vivere degli individui. Questi possono essere attuati anche mediante gli stabilimenti destinati ai primi soccorsi già pianificati su base territoriale, quali le Case di Comunità. In tale ambito operano in modo significativo i Servizi Psicologici Clinici e il Counseling Universitari: ormai presenti in quasi tutti gli atenei italiani essi hanno assunto un’importanza rilevante nell’incremento del benessere collettivo oltre che nella prevenzione del malessere psichico tra adolescenti ed adulti; anzi, stanno cominciando a rivolgersi pure a una platea al di fuori dell’universo universitario. Ciononostante l’AIP mette in evidenza che quest’importante risorsa continua ad essere vista come insufficientemente riconosciuta nelle politiche sanitarie sia regionali che nazionali.
In questo scenario l’Università gioca un ruolo determinante grazie alle sue capacità d’investigazione scientifica e all’istruzione offerta attraverso la cosiddetta “terza missione”. Essa svolge infatti una funzione cruciale nel formulare linee guida effettive oltre a protocolli praticabili fondati sull’evidenza sperimentale della scienza psicologica: così facendo contribuisce all’ottimizzazione delle prestazioni sanitarie nonché alla diminuzione dei costi per il servizio pubblico sanitario. La vasta esperienza accumulata in altri contesti europei evidenzia un quadro chiaro: realtà come quella britannica dell’NHS Talking Therapies (precedentemente noto come IAPT) insieme all’esperienza norvegese dei PMHC riescono ad ottimizzare non solo l’efficacia clinica, ma anche a ridurre al minimo sia gli oneri che i costi sostenuti da pazienti e comunità. Allo stesso modo avviene in Italia: intese rilevanti emergono dal dialogo tra accademie scientifiche ed Istituto Superiore di Sanità attraverso la Consensus Conference dedicata alle terapie psicologiche rivolte all’ansia ed alla depressione. I percorsi formativi offerti dalle università sono finalizzati a creare professionisti preparati su più fronti (Corsi di Laurea Magistrale abilitante, Master accademici specializzati, corsi avanzati oltre che Scuole Universitarie ad hoc) garantendo loro un pacchetto integrato d’abilità utili non solo nei circuiti clinici convenzionali ma altresì nell’ambito della psicologia accessibile al pubblico, nelle strategie preventive, nonché nell’integrazione con servizi socio-sanitari. Da parte sua, AIP considera il PANSM una occasione fondamentale affinché vi sia un rinnovamento delle politiche relative alla salute mentale nel nostro Paese. Ciò si traduce però nella necessaria valorizzazione del contributo degli esperti del settore – un processo imperativo durante cui diventa essenziale rinsaldare i rapporti fra atenei, sanità pubblica e territori locali, proponendosi quindi di intervenire sensibilmente su aree critiche quali prevenzione e ricerca.
Oltre la Cura: Coltivare il Benessere Mentale come Pilastro Sociale
La salute mentale si presenta in questa visione complessa non come una condizione fissa né tantomeno semplicemente l’assenza di disturbi; piuttosto risulta essere un continuo processo caratterizzato da equilibri instabili e adattamenti incessanti. Da una prospettiva che attinge alla psicologia cognitiva, risulta imperativo discernere come le modalità con cui interpretiamo gli avvenimenti influiscano in modo significativo sul nostro stato affettivo e comportamentale. Ad esempio, l’abitudine a catastrofizzare, così come quella di generalizzare in modo smisurato, può intensificare la nostra percezione dello stress o del disagio stesso: ciò rende più arduo affrontare anche i problemi quotidiani meno complessi. Diventa quindi essenziale individuare questi schemi mentali per procedere verso una ristrutturazione cognitiva; tale percorso rappresenta un pilastro fondamentale per costruire resilienza.
Esplorando ora il campo della psicologia comportamentale si rileva quanto sia vitale considerare le abitudini quotidiane che adottiamo — molte delle quali agiscono in modo automatico — nella loro capacità sia di sostenere che di aggravare stati disagevoli della mente. Comportamenti quali la procrastinazione oppure l’isolamento sociale possono apparire momentaneamente liberatori dall’ansia; tuttavia tendono nel lungo periodo ad alimentarsi vicendevolmente all’interno di circoli viziosi negativi. Attraverso l’applicazione strategica delle tecniche d’intervento, quali le tecniche di attivazione comportamentale e i processi graduali d’esposizione, si ha la possibilità concreta di interrompere schemi problematici consolidati e incentivare una percezione aumentata dell’efficacia individuale.
La rilevanza del tema all’interno del contesto contemporaneo dedicato alla salute mentale emerge con chiarezza: non si limita esclusivamente alla cura dei disturbi psichici ma implica anche il dovere etico verso la creazione collettiva del benessere psicologico a ogni livello della società. Ciò esige una trasformazione culturale significativa capace non soltanto di abbattere pregiudizi radicati relativi ai disturbi mentali, ma anche di rivendicare la salute mentale come essenziale diritto umano, oltre a rappresentare una saggia allocazione delle risorse sociali. Diviene quindi fondamentale istituire alleanze tra accademia, servizi sanitari pubblici e organizzazioni comunitarie; investire sistematicamente in misure preventive ed educative; e adottare infine uno sguardo globale centrato sull’individuo nell’ambito della propria realtà vissuta. Sebbene le sfide appaiano imponenti, questo percorso evolutivo verso una dimensione collettiva più sana ed elastica dinanzi alle avversità ci offre numerosi spunti promettenti da coltivare senza indugi né rimandi futuri, a beneficio non solo delle generazioni odierne ma anche dei tanti che verranno dopo.








