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Cuore infranto, vita a rischio: Lo stress post-traumatico devasta la salute cardiovascolare

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  • Rischio cardiovascolare: 10,5 persone su 1000 con disturbi da stress.
  • Infarto e arresto cardiaco: picco nei primi 6 mesi.
  • PTSD: colpisce il 4,5% degli over 60.

Un recente studio svedese, condotto con un follow-up di ben 27 anni, ha rafforzato l’ipotesi di un legame significativo tra il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) e le patologie cardiovascolari. La ricerca evidenzia come il rischio di sviluppare problemi cardiaci sia particolarmente elevato nei primi sei mesi successivi all’evento stressante. Questo dato sottolinea l’importanza di una diagnosi precoce e di un intervento tempestivo per mitigare i potenziali danni.

La ricerca ha analizzato i dati di 136.637 soggetti affetti da PTSD, reazione acuta da stress, disturbi dell’adattamento o altre problematiche di salute mentale derivanti da esperienze traumatiche o altamente stressanti. Il team ha confrontato questi dati con quelli di 171.314 congiunti dei pazienti che non avevano sperimentato tali eventi, e di circa 1,4 milioni di individui non interessati da queste condizioni. Durante il periodo di studio, è emerso che tra i soggetti con disturbi da stress, una media di 10,5 persone su 1000 sviluppava ogni anno malattie cardiovascolari, rispetto a 8,4 su 1000 nel gruppo dei fratelli e 6,9 su 1000 nella popolazione senza disturbi da stress.
Il pericolo di gravi e improvvisi eventi cardiovascolari, quali arresto cardiaco e infarto, si è rivelato notevolmente elevato nei sei mesi immediatamente successivi alla diagnosi di un disturbo da stress, e nell’arco del primo anno per altre tipologie di malattie cardiovascolari. Inoltre, gli studiosi hanno evidenziato un’associazione più marcata tra i disturbi legati allo stress e le affezioni cardiovascolari manifestatesi prima dei 50 anni di età, rispetto ai casi diagnosticati in età più avanzata.

PTSD: Un’Emergenza Psichiatrica Sottovalutata

Il disturbo da stress post-traumatico non è un’esclusiva dei reduci di guerra o dei sopravvissuti a catastrofi naturali. Studi recenti rivelano che colpisce anche anziani e persone che hanno subito un grave attacco di cuore. La professoressa Diana De Ronchi, direttrice dell’Istituto di psichiatria dell’Università di Bologna, sottolinea che il PTSD rappresenta un’emergenza psichiatrica, soprattutto per le donne che hanno subito violenza, a causa del frequente istinto suicidario che lo accompagna.
Uno studio su individui di età pari o superiore a 60 anni, che ha coinvolto 9.500 partecipanti, ha riscontrato il disturbo completo nel 4,5% dei casi e una significativa presenza di sintomi nel 5,5%. Un’altra ricerca, condotta presso il Columbia University Medical Center, ha rivelato che ben il 12% dei pazienti che hanno subito gravi attacchi cardio-vascolari mostra sintomi clinicamente significativi di PTSD.

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Meccanismi Biologici dello Stress e Rischio Cardiovascolare

L’intreccio tra lo stress traumatico e le malattie del cuore si dipana attraverso meccanismi biologici complessi, che investono una pluralità di sistemi fisiologici.

Il perdurare dello stress induce un aumento dei marker infiammatori, tra cui la proteina C-reattiva (PCR) e l’interleuchina (IL-6).

A livello terapeutico, è essenziale che i piani di trattamento per le malattie cardiovascolari prevedano una valutazione e, ove necessario, una cura per il PTSD, gli stati d’ansia e la depressione.

L’unione di approcci psicoterapeutici, come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) o l’Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR), con le terapie cardiologiche tradizionali può portare a un miglioramento tangibile della salute del paziente.

Protocolli incentrati sulla mindfulness, tecniche di distensione e biofeedback possono supportare le persone colpite nel moderare la loro risposta fisiologica allo stress, riducendo di conseguenza l’attivazione dell’asse HPA e del sistema nervoso simpatico.

Ciò ci ricorda come la salute non si limiti alla mera assenza di patologie, ma si configuri come uno stato di pieno appagamento fisico, mentale e sociale.

Lo stress persistente, caratteristico del PTSD, provoca alterazioni elettriche cardiache, aumentando la probabilità di trombosi ed eventi ischemici. Fattori concomitanti comuni tra gli individui affetti da PTSD, quali il tabagismo, l’ansia e la depressione, incrementano notevolmente i pericoli cardiovascolari.

L’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) e il sistema nervoso simpatico, quando stimolati per periodi estesi, producono un costante incremento degli ormoni dello stress, come cortisolo ed adrenalina. Quest’ultima aumenta la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, esercitando pressione sul cuore e sui vasi sanguigni. Un’eccessiva secrezione di cortisolo può scatenare infiammazioni diffuse nell’organismo e danneggiare l’endotelio vascolare, alterando anche i processi metabolici legati a lipidi e zuccheri.
L’infiammazione cronica è riconosciuta come un fattore cruciale nello sviluppo dell’aterosclerosi, la causa primaria delle patologie cardiache.
Questo stato infiammatorio persistente danneggia le pareti interne delle arterie, favorendo l’accumulo di placche aterosclerotiche e portando all’indurimento e alla stenosi dei vasi sanguigni.

Verso un Approccio Integrato e Preventivo: La Resilienza come Chiave

La complessa relazione tra stress, traumi e malattie cardiovascolari evidenzia la necessità impellente di implementare interventi di prevenzione e cura che vadano oltre le metodologie assistenziali tradizionali. È fondamentale adottare una prospettiva olistica dell’individuo, volta a comprenderne la globalità per gestire efficacemente questa intricata connessione.
La prevenzione primaria deve concentrarsi sull’identificazione precoce degli individui vulnerabili al PTSD o che hanno già vissuto esperienze traumatiche. Ciò implica lo sviluppo di iniziative mirate a uno screening costante e alla tempestiva erogazione di supporto psicologico. Sul piano terapeutico, è imprescindibile che i programmi di cura per le malattie cardiovascolari includano una valutazione e, se opportuno, un trattamento per il PTSD, l’ansia e la depressione. L’integrazione di approcci psicoterapeutici, quali la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) o l’Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR), con le terapie cardiologiche convenzionali può migliorare significativamente i risultati per il paziente.
Programmi basati sulla mindfulness, tecniche di rilassamento e biofeedback possono aiutare i pazienti a modulare meglio la loro reazione fisiologica allo stress, diminuendo l’attivazione dell’asse HPA e del sistema simpatico. L’adozione di abitudini salutari, come l’esercizio fisico costante, un’alimentazione bilanciata e strategie per ottimizzare la qualità del riposo, sono altresì elementi essenziali.

Oltre la Sopravvivenza: Coltivare la Resilienza per un Cuore Sano

La connessione tra traumi emotivi, stress cronico e salute cardiaca ci invita a riflettere sulla resilienza umana e sull’importanza di un benessere psicofisico integrato. La psicologia cognitiva e comportamentale ci insegna che il modo in cui percepiamo gli eventi influenza non solo la nostra esperienza soggettiva, ma anche i nostri meccanismi biologici interni.

La plasticità cerebrale, ovvero la capacità del cervello di adattarsi e cambiare, ci offre speranza. Di fronte a un trauma, il cervello può reinventarsi, creando nuove sinapsi e rielaborando le emozioni dolorose con il giusto supporto. La psiconeuroimmunologia (PNI) ci aiuta a comprendere come lo stress cronico possa scatenare reazioni biochimiche che influenzano il sistema immunitario e la salute cardiovascolare.

Il trauma, dunque, non è un evento isolato, ma un’impressione duratura che può persistere nel tempo se non opportunamente processata.
Questo ci rammenta che la salute non solo l’assenza di malattia ma uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale.
Amici lettori,

Spero che questo articolo vi abbia offerto una prospettiva più ampia e profonda sulla complessa relazione tra mente e corpo, in particolare tra stress post-traumatico e salute cardiovascolare.
Una nozione base di psicologia cognitiva ci insegna che i nostri pensieri e le nostre emozioni influenzano direttamente il nostro comportamento e la nostra fisiologia. Quando viviamo un evento traumatico, il nostro cervello può rimanere “bloccato” in uno stato di allerta, attivando costantemente la risposta allo stress e aumentando il rischio di problemi cardiaci.
Una nozione più avanzata di psicologia comportamentale ci suggerisce che possiamo imparare a gestire la nostra risposta allo stress attraverso tecniche di rilassamento, mindfulness e terapia cognitivo-comportamentale. Queste tecniche ci aiutano a modificare i nostri schemi di pensiero negativi, a ridurre l’attivazione fisiologica e a promuovere un senso di calma e benessere.

Vi invito a riflettere su come lo stress e i traumi passati possano aver influenzato la vostra salute e a considerare l’importanza di prendervi cura del vostro benessere psicofisico. Non abbiate paura di chiedere aiuto se ne avete bisogno. La salute mentale è una componente essenziale della salute globale, e prendersene cura è un atto di amore verso se stessi.


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