- In Sudan, 30 milioni di persone su 48 milioni necessitano di assistenza.
- Cesvi crea "Protection Safe Corner" per assistere psicologicamente le donne.
- 10 milioni di sfollati interni e 4 milioni rifugiati nei paesi confinanti.
- Solo 1,16 miliardi di dollari disponibili su 4,16 miliardi necessari.
- Stefano Piziali: «Il Sudan è una crisi dimenticata».
La situazione è drammatica, con milioni di persone che necessitano di assistenza e un numero crescente di sfollati interni ed esterni.
L’Emergenza Umanitaria e le Sue Ricadute Psicosociali
In Sudan, la crisi umanitaria non si limita alla mancanza di cibo e assistenza sanitaria. _Lo stress estremo, l’ansia e la depressione_ stanno causando decessi, soprattutto tra le donne. Un episodio emblematico, riportato da Emmanuel Okeng di Cesvi, testimonia la morte improvvisa di una donna in un campo di sfollati a Dongola, avvenuta nell’ottobre del 2024. Questo evento tragico evidenzia come le conseguenze psicologiche della guerra siano tanto letali quanto la fame e la violenza fisica.
Secondo l’Ocha, su 48 milioni di abitanti, oltre 30 milioni necessitano di assistenza, e 24,6 milioni versano in condizioni di insicurezza alimentare acuta. Oltre alle emergenze alimentari e sanitarie, le ricadute psicosociali della guerra destano forte preoccupazione, in particolare per i soggetti più vulnerabili come donne e bambini. Stupri, violenze di massa, arruolamenti forzati e massacri lasciano segni indelebili. I problemi principali riscontrati sono il disturbo da stress post-traumatico, l’ansia, la depressione e un generale senso di disagio. I minori non accompagnati sono particolarmente a rischio, con un caso su tre di violenza sessuale che coinvolge vittime maschili. Un bambino di 12 anni, incontrato in un campo a Dongola, rappresenta la disperazione e il disorientamento di molti giovani sballottati da un campo all’altro.
- Cesvi sta facendo un lavoro incredibile, ma serve più supporto... 👍...
- È inaccettabile che questa crisi sia dimenticata, le conseguenze psicologiche sono devastanti... 💔...
- Forse concentrarsi solo sull'assistenza psicologica non basta, serve un cambio di paradigma... 🤔...
L’Intervento di Cesvi: Un Approccio Integrato
Cesvi sta intervenendo nello Stato del Red Sea attraverso due direttive principali. La prima prevede la creazione di due “Protection Safe Corner” all’interno di centri di salute, in collaborazione con Intersos. Questi spazi sicuri offrono assistenza psicologica strutturata, con team di psicologi che forniscono counseling e supporto psicosociale. Le donne possono esprimere liberamente i traumi subiti in un ambiente protetto. Nei centri vengono forniti anche sostegno economico e kit per l’igiene e la dignità femminile.
La seconda linea d’azione prevede l’invio di squadre di specialisti direttamente nelle aree di accoglienza per identificare situazioni di pericolo, denunciare abusi e fornire supporto psicologico. L’instabilità dei campi, con persone che si spostano continuamente, rende difficile seguire i singoli casi. Per questo, Cesvi sta costruendo reti di protezione comunitarie, composte da personale locale qualificato per individuare e denunciare gli abusi, promuovere la conoscenza dei diritti e prevenire la violenza di genere, che colpisce circa 12 milioni di persone nel Paese.

La Guerra Dimenticata e la Necessità di un Intervento Multilaterale
La situazione in Sudan è peggiorata drasticamente negli ultimi anni, con la crisi umanitaria che si è estesa a tutto il Paese. Circa 10 milioni di persone sono sfollate all’interno del Paese, a cui si aggiungono 4 milioni di rifugiati nei Paesi confinanti. Le condizioni nei campi sono terribili, con suicidi, stupri e violenze all’ordine del giorno. Anche chi scappa rischia di subire violenze, come testimonia la storia di Ahmad, un uomo fuggito da Khartoum che ha scoperto che la moglie e la figlia erano state stuprate.
Per fronteggiare l’emergenza umanitaria, sarebbero necessari 4,16 miliardi di dollari, ma i finanziamenti disponibili ammontano finora a soli 1,16 miliardi. Stefano Piziali, direttore generale di Cesvi, sottolinea come il Sudan sia una crisi dimenticata, oscurata da altri conflitti come quello in Ucraina e in Medio Oriente. Piziali auspica un intervento più incisivo da parte dell’Unione Europea e dei singoli Stati membri, che potrebbero appoggiarsi alle organizzazioni già presenti sul territorio. Critico anche verso i negoziati promossi da Stati Uniti, Emirati Arabi, Egitto e Arabia Saudita, Piziali sottolinea la necessità di un approccio multilaterale, con un ruolo centrale per l’Onu, a cui serve ridare credibilità, efficacia, potere e risorse economiche.
Oltre la Sopravvivenza Fisica: Ricostruire la Salute Mentale
La crisi in Sudan non è solo una questione di sopravvivenza fisica, ma anche di ricostruzione della salute mentale e del tessuto sociale. La violenza sistematica, i traumi collettivi e la perdita di ogni diritto hanno lasciato segni profondi nella popolazione, in particolare tra le donne e i bambini. L’intervento di Cesvi, con la creazione di spazi sicuri e il supporto psicosociale, rappresenta un passo importante per restituire dignità, fiducia e speranza alle comunità più fragili.
È fondamentale comprendere che il trauma psicologico può manifestarsi in modi diversi e avere effetti a lungo termine sulla salute mentale e fisica delle persone. La resilienza, ovvero la capacità di superare le avversità, è un processo complesso che richiede un sostegno adeguato e un ambiente sicuro e protettivo.
Una nozione base di psicologia cognitiva applicabile a questa situazione è il concetto di _distorsioni cognitive_. Le persone traumatizzate possono sviluppare pensieri negativi e irrazionali su se stesse, sugli altri e sul mondo, che contribuiscono a mantenere elevati i livelli di ansia e depressione. Ad esempio, una vittima di violenza sessuale potrebbe pensare di essere “sporca” o “indegna”, interiorizzando il trauma e perpetuando il ciclo di sofferenza.
Una nozione avanzata è la _terapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing)_, un approccio psicoterapeutico efficace per il trattamento del disturbo da stress post-traumatico. L’EMDR aiuta le persone a elaborare i ricordi traumatici attraverso la stimolazione bilaterale (movimenti oculari, suoni o tocchi), riducendo l’intensità emotiva e favorendo l’integrazione del trauma nella memoria.
Riflettiamo su come la nostra società affronta le crisi umanitarie e quanto siamo disposti a investire nella salute mentale delle persone colpite da traumi. La sofferenza psicologica è spesso invisibile, ma non per questo meno reale e invalidante. È nostro dovere morale offrire un sostegno concreto e duraturo a chi ha subito violenze e perdite, per aiutarli a ricostruire le loro vite e a ritrovare la speranza in un futuro migliore.








