- Dal 1992, Bonfanti studia la neurogenesi adulta, sfatando miti sul cervello immutabile.
- Identificati i “neuroni immaturi”, risorsa per ritardare l’invecchiamento e riparare lesioni.
- Il cervello umano ha circa 90 miliardi di neuroni alla nascita.
- Oltre 11.000 studi sulla neurogenesi adulta negli ultimi trent'anni.
- L'ippocampo umano genera nuovi neuroni anche in età adulta.
La rivoluzione delle neuroscienze attraverso l’anatomia veterinaria
Le neuroscienze stanno vivendo un periodo di straordinaria effervescenza, alimentato da scoperte che ridefiniscono continuamente la nostra comprensione del cervello. Al centro di questo dinamismo si trova la figura di Luca Bonfanti, professore di Anatomia Veterinaria presso l’Università di Torino e ricercatore di spicco al Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi (NICO). Il suo lavoro, che da oltre due decenni si concentra sulla plasticità cerebrale e sulle sue cellule staminali, sta aprendo nuove prospettive nella comprensione di meccanismi neurologici complessi, inclusi quelli legati ai traumi cerebrali e alle malattie neurodegenerative. La peculiarità del suo approccio risiede nell’integrazione della veterinaria nell’ambito delle neuroscienze, un connubio che si sta rivelando estremamente fruttuoso per l’esplorazione di fenomeni come l’adattabilità del cervello e la sua capacità di auto-riparazione.
L’indagine condotta ha illuminato aspetti cruciali riguardanti l’approccio ai traumi cerebrali, nonché alle implicazioni delle malattie neurodegenerative, attraverso strategie innovative che coinvolgono l’attivazione delle cellule staminali neurali.
In particolare, gli studi del professor Bonfanti si caratterizzano per un’enfasi sulla neurogenesi nell’età adulta; questa è definita come la creazione di nuovi neuroni all’interno del cervello ormai maturo ed è oggetto da tempo di intenso dibattito accademico. A partire dal 1992, egli ha dedicato i suoi sforzi alla comprensione approfondita dello stesso fenomeno contribuendo sostanzialmente a dissipare quell’erronea convinzione secondo cui il cervello degli adulti fosse rigido e immutabile. Infatti, egli è stato pioniere nell’identificazione dei “neuroni immaturi” negli anni novanta: tali elementi cellulari emergono durante lo stadio embrionale ma conservano tratti distintivi tipici dei neuroni neoformati. Le suddette cellule “giovani”, inizialmente scoperte dal professor Bonfanti assieme al suo gruppo di ricerca, rappresentano una risorsa vitale con il potenziale non solo di ritardare processi legati all’invecchiamento cerebrale ma anche di offrire prospettive promettenti nei percorsi verso la riparazione delle lesioni neurologiche.
Il panorama attuale della psicologia cognitiva e comportamentale è profondamente influenzato dalla comprensione di queste capacità intrinseche del cervello. La possibilità che esistano riserve cellulari in grado di intervenire in caso di danno apre scenari inediti per il trattamento di disturbi legati a traumi, ictus o malattie neurodegenerative. La salute mentale, spesso compromessa da alterazioni strutturali e funzionali del cervello, potrebbe trarre grande beneficio da terapie innovative basate sulla stimolazione o sull’utilizzo di queste cellule immature. Il lavoro di Bonfanti, dunque, non si limita a un contributo puramente accademico, ma si colloca al crocevia di discipline diverse, offrendo speranza per il miglioramento della qualità della vita in un’epoca in cui l’aspettativa di vita media continua ad aumentare.
Traumi cerebrali e plasticità neuronale: nuove speranze dalla ricerca di Bonfanti
I traumi cranici costituiscono una delle problematiche più intricate che affronta la medicina contemporanea; le loro ripercussioni sono frequentemente devastanti sulla qualità dell’esistenza degli individui colpiti. In questo scenario complesso si colloca lo studio realizzato da Luca Bonfanti insieme al suo team presso il NICO: l’obiettivo primario è scoprire i processi mediante cui il cervello può mostrare resilienza o guarigione dopo lesioni traumatiche. Un aspetto fondamentale su cui si concentra tale ricerca è rappresentato dalla plasticità cerebrale, ovvero l’eccezionale abilità del cervello nel trasformarsi sia strutturalmente sia funzionalmente in reazione a esperienze vissute e apprendimenti significativi o ancora a eventi avversi.
Uno dei focus salienti dell’indagine riguarda l’esplorazione del potenziale ruolo dei neuroni immaturi – scoperti inizialmente dallo stesso Bonfanti durante gli anni ’90 – come possibili strumenti di protezione o ripristino post-traumatico nel contesto di lesioni cerebrali. Questi neuroni mantengono tratti tipicamente giovanili pur essendo originati nella fase embrionale dello sviluppo; potrebbero quindi configurarsi come una risorsa preziosa capace di intervenire nel tentativo di mitigare gli effetti negativi associati a incidenti cerebrovascolari (ictus), traumi cranici oppure nell’affrontare malattie neurodegenerative quali l’Alzheimer e il Parkinson. La domanda cruciale è: _il cervello può contare su meccanismi di ricambio cellulare simili a quelli di altri organi, o deve affidarsi a queste cellule “dormienti”?_ La risposta a questa domanda potrebbe rivoluzionare l’approccio terapeutico.
Il potenziale di queste cellule è immenso. Immaginiamo un futuro in cui, a seguito di un trauma cranico, sia possibile stimolare la maturazione e l’integrazione di questi neuroni immaturi per ripristinare le funzioni cerebrali compromesse. Questo approccio si discosta dalle terapie tradizionali, spesso incentrate sulla gestione dei sintomi o sulla prevenzione di ulteriori danni, aprendo la strada a interventi rigenerativi. La medicina correlata alla salute mentale, in particolare, potrebbe beneficiare enormemente da queste scoperte. Molti disturbi psichiatrici hanno una componente neurologica, e la capacità di riparare il tessuto cerebrale danneggiato potrebbe avere un impatto profondo sul trattamento di condizioni come la depressione maggiore, i disturbi d’ansia post-traumatici o le psicosi.

L’enigma del neurone giovane: un dibattito scientifico decennale
Il dibattito sulla neurogenesi adulta, e in particolare sulla persistenza della produzione di neuroni con l’avanzare dell’età, è una delle questioni più affascinanti e controverse delle neuroscienze contemporanee. Come descritto da Luca Bonfanti nel suo libro “L’enigma del neurone giovane” (Dedalo Edizioni, 2021), gli ultimi trent’anni hanno visto la pubblicazione di ben undicimila lavori scientifici sull’argomento, a testimonianza dell’intenso interesse e delle continue discussioni tra gli esperti del settore.
Author: Luca Bonfanti
Publisher: Dedalo Edizioni
Year: 2021
La questione di fondo è se il cervello umano, dopo la nascita, continui a produrre attivamente nuovi neuroni in quantità significative o se tale processo cessi quasi completamente. La ricerca di Bonfanti e del suo team ha fornito prove a favore della persistenza di cellule neuronali immature, suggerendo che _il cervello non sia una struttura statica e immodificabile_. Queste scoperte contrastano con teorie più consolidate, ma alimentano una visione più dinamica della funzione cerebrale e offrono nuove speranze nel campo della salute mentale e del benessere cognitivo.
Il concetto di “neurone giovane” non si riferisce solo all’età anagrafica della cellula, ma alla sua capacità di mantenere uno stato di immaturità che la rende potenzialmente adattabile e pronta ad assolvere nuove funzioni. Alla nascita, il cervello umano vanta circa 90 miliardi di neuroni e migliaia di miliardi di sinapsi, fondamentali per lo scambio di impulsi nervosi. La scoperta che alcune di queste cellule possano rimanere in uno stato di “giovinezza” offre un orizzonte inesplorato per la terapia e la prevenzione delle patologie neurodegenerative. La possibilità di attingere a queste riserve cellulari per riparare danni o contrastare l’invecchiamento cerebrale è il fulcro delle ricerche future, con un impatto significativo sulla medicina correlata alla salute mentale e la qualità di vita.
Prospettive future e implicazioni per la salute mentale
Le scoperte di Luca Bonfanti sulla plasticità cerebrale e sui neuroni immaturi aprono la strada a prospettive future di grande rilevanza per la medicina e la psicologia. L’obiettivo ultimo di questa ricerca è tradurre la conoscenza acquisita in strategie terapeutiche concrete per contrastare i danni cerebrali, sia di origine traumatica che degenerativa. La possibilità di “ringiovanire” o riattivare neuroni già presenti, anziché introdurne di nuovi, potrebbe semplificare notevolmente gli approcci terapeutici, rendendoli meno invasivi e più efficaci.
Nel campo della psicologia cognitiva e comportamentale, la comprensione di come il cervello possa rigenerarsi e adattarsi è fondamentale. Le terapie riabilitative per i traumi cerebrali o per le malattie neurodegenerative potrebbero essere ottimizzate, sfruttando la naturale plasticità neuronale e la potenziale riserva di neuroni immaturi. Ad esempio, è concepibile che specifiche forme di stimolazione cognitiva o comportamentale possano indurre la maturazione di queste cellule, facilitando il recupero di funzioni cognitive ed emotive.
La psicologia della salute mentale si trova anch’essa di fronte a nuove sfide e opportunità. Se il cervello possiede un meccanismo intrinseco di riparazione, _come possiamo potenziarlo attraverso interventi psicologici e farmacologici?_ La ricerca sui neuroni immaturi suggerisce che il mantenimento di un ambiente cerebrale “giovane” e dinamico sia cruciale per il benessere mentale. Invecchiamento, stress cronico e traumi possono compromettere la vitalità di queste cellule, ma una maggiore comprensione dei loro meccanismi potrebbe portare a strategie preventive innovative.
Le implicazioni di queste scoperte vanno oltre il trattamento delle patologie. Esse toccano il cuore della nostra comprensione di cosa significhi invecchiare in modo sano, mantenendo la propria funzione cognitiva e la salute mentale. In un mondo in cui l’aspettativa di vita aumenta costantemente, la capacità di mantenere il cervello giovane ed efficiente non è più una fantasia, ma un obiettivo scientifico sempre più realizzabile grazie a pionieri come Luca Bonfanti.
- Neurogenesi: processo di formazione di nuovi neuroni nel cervello.
- Plasticità cerebrale: capacità del cervello di modificare la propria struttura e funzione in risposta a esperienze e stimoli.
- Cellule staminali: cellule immature capaci di differenziarsi in altre cellule specializzate.
A un livello più avanzato, le implicazioni per la psicologia comportamentale e la medicina correlata alla salute mentale sono profonde. Se i neuroni immaturi rappresentano un serbatoio di potenziali riparazioni in caso di trauma o malattia neurodegenerativa, allora _il nostro stile di vita, le nostre abitudini e l’ambiente in cui viviamo potrebbero giocare un ruolo cruciale nel modulare l’attivazione di queste cellule_. Questo apre scenari in cui la prevenzione non si limita a evitare i danni, ma a promuovere attivamente i meccanismi di auto-riparazione del cervello. La meditazione, l’esercizio fisico, una dieta equilibrata e le relazioni sociali significative non sono solo fattori di benessere generale, ma potrebbero essere potenti catalizzatori per mantenere “giovane” e funzionale il nostro cervello. Essere consapevoli di questa incredibile potenzialità interna è un invito a prenderci cura di noi stessi non solo a livello fisico, ma anche mentale, sapendo che ogni piccolo sforzo può contribuire a una _longevità cerebrale_ più ricca e significativa.