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Trauma vicario: come proteggere la tua empatia nell’assistenza agli altri

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  • Il trauma vicario colpisce chi è esposto empaticamente al dolore altrui.
  • Infermiere con 43% di sintomi gravi di burnout e traumatizzazione.
  • Il «distanziamento emotivo» può compromettere la qualità della relazione d'aiuto.
  • Serve supporto psicologico per la «qualità assistenziale», dice il Dr. Rossi.
  • La formazione sul trauma vicario è una strategia preventiva.

Il peso invisibile dell’empatia: il trauma vicario e le sue manifestazioni

Il concetto di trauma vicario—identificato anche come traumatizzazione vicaria o secondaria—si configura come una tematica psicologica sempre più rilevante nel panorama della salute mentale contemporanea. Questo fenomeno interessa particolarmente le persone che svolgono funzioni d’assistenza: infatti esso emerge quale modificazione profonda e negativa degli schemi cognitivi e dei sistemi di credenze. In tal caso, la persona non vive direttamente il trauma; piuttosto subisce gli effetti collaterali derivanti dall’esposizione empatica prolungata ai disastri psicologici affrontati da altri individui. È vitale approfondire questa dinamica affinché si possano sviluppare misure preventive efficaci ed interventi mirati alla luce dell’attuale realtà sociale caratterizzata dall’onnipresenza del dolore altrui.

Sebbene l’empatia sia indubbiamente uno strumento potente nella creazione di legami interpersonali significativi ed indispensabile nell’offerta d’aiuto reciproco, essa diviene problematica nella misura in cui porta ad affrontare traumi altrui. La visione continua delle conseguenze gravi provocate dalle esperienze dolorose degli altri genera spesso pesantezze emotive intollerabili, facendo crollare lentamente il benessere psichico individuale. Il mondo delle professioni assistenziali—tra cui rientrano le discipline sanitarie e i servizi legali—presenta intrinsecamente delle vulnerabilità significative. Coloro che operano in settori quali medicina o assistenza sociale—dai medici agli infermieri passando per psicologi e operatori del 118 fino alle forze dell’ordine—si ritrovano ogni giorno immersi in narrazioni caratterizzate da violenze quotidiane o situazioni devastanti. Queste esperienze li trasformano gradualmente in depositori indiretti di un dolore non loro, contribuendo così alla formazione di un carico emotivo profondo sulla loro psiche.

Uno studio recentissimo offre spunti fondamentali riguardo a quanto accaduto durante l’emergenza Covid-19: risulta chiaro che gli infermieri coinvolti nella gestione della crisi hanno attraversato differenti livelli d’impatto traumatico vicariante correlati all’intensità del proprio impegno diretto nelle cure. Tale osservazione rimarca la necessità non solo di indagare sull’intensità ma anche sulla durata con cui questi individui vengono esposti ai vari eventi critici, così come su la prossimità emotiva al trauma; entrambi gli elementi giocano ruoli cruciali nell’insorgenza delle problematiche collegate a questa esperienza traumatico-lavorativa. Infine, è opportuno notare come il periodo pandemico abbia accentuato questa esposizione critica per i lavoratori della salute: questi ultimi hanno dovuto confrontarsi con gravi disagi umani e una moltitudine drammatica di perdite sotto forme operative stressanti tali da sollecitare intensamente le risorse resilienzionali disponibili. La traumatizzazione vicaria, in questo senso, non è semplicemente una forma di stress o esaurimento (burnout), ma una trasformazione interna più profonda che riguarda la visione del mondo e di sé stessi. Si manifesta con sintomi simili a quelli del disturbo da stress post-traumatico (DSPT), quali pensieri intrusivi, flashback, evitamento, ipervigilanza, disturbi del sonno e alterazioni dell’umore. Questa condizione non solo incide sul benessere individuale, ma può compromettere la capacità dell’operatore di svolgere efficacemente il proprio lavoro e di mantenere relazioni sane, sia professionali che personali. Comprendere e mitigare il trauma vicario è quindi cruciale per la sostenibilità dei sistemi di assistenza e per la tutela della salute mentale di chi si dedica agli altri.

Rappresentazione artistica del trauma vicario
L’arte che rappresenta visivamente il trauma vicario – immagini evocative delle professioni d’aiuto e le loro sfide.

Meccanismi di difesa e percorsi di vulnerabilità

Di fronte all’impatto emotivo del trauma vicario, gli individui sviluppano una serie di meccanismi di difesa, alcuni adattivi e altri potenzialmente disfunzionali. Tra le strategie messe in atto per proteggersi dal sovraccarico emotivo, il distanziamento emotivo emerge come una risorsa di coping comune, in particolare tra gli infermieri. Questo meccanismo, tuttavia, pur offrendo un sollievo immediato, può portare a una riduzione della capacità empatica e a un senso di distacco che compromette la qualità della relazione d’aiuto nel lungo termine.

Glossario:

  • Distacco emotivo: una risposta psicologica che implica l’allontanamento dalle emozioni per affrontare situazioni stressanti o traumatiche.
  • Burnout: uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato dallo stress professionale prolungato, spesso nelle professioni d’aiuto.

Altri meccanismi di difesa più profondi, spesso correlati ai traumi complessi, includono la dissociazione e l’alessitimia. La dissociazione, intesa come una reazione a un flusso caotico di affetti non regolabili, rappresenta un tentativo della psiche di frammentare l’esperienza traumatica per mantenere la stabilità del Sé. In contesti di trauma vicario, questo può manifestarsi come una sensazione di irrealtà, distacco dalla propria emotività o amnesia per eventi specifici. L’alessitimia, invece, si traduce in una difficoltà a identificare e descrivere le proprie emozioni, rendendo arduo per l’individuo elaborare il proprio vissuto interiore e chiedere aiuto. Questi deficit di mentalizzazione e di regolazione emotiva possono avere ripercussioni significative sulla salute mentale, contribuendo a un senso di impotenza, frustrazione e rabbia, come spesso accade negli operatori di soccorso quando la tensione emotiva nella relazione di aiuto raggiunge livelli critici.

Studio Recenti: Ricerche indicano che il burnout e la traumatizzazione vicaria colpiscono in modo disproporzionato il personale infermieristico, con il 43% riportante sintomi gravi. [CNBC]

La vulnerabilità al trauma vicario è intrinsecamente legata a fattori individuali e contestuali. Fattori personali come la predisposizione individuale, il percorso esistenziale, esperienze traumatiche passate e le risorse efficaci per affrontare lo stress sono determinanti nel modulare l’abilità di gestire gli effetti delle sofferenze altrui. In particolare, un sistema nervoso gravato da tensioni può attuare reazioni difensive potenzialmente disfunzionali; tali comportamenti non intaccano esclusivamente il professionista coinvolto ma compromettono anche l’integrità della relazione terapeutica. È essenziale evidenziare che il trauma vicario deve essere considerato non come una manifestazione di vulnerabilità ma piuttosto come una reazione naturale sia dal punto di vista fisiologico che psicologico all’esposizione reiterata a situazioni estremamente dolorose. Comprendere questi processi rappresenta l’inizio per sviluppare interventi mirati alla promozione del benessere che superino le tecniche basilari anti-stress e approfondiscano le complesse dinamiche mentali sottese.

Strategie di resilienza e supporto alla salute mentale

Il concetto di resilienza viene definito come la capacità di affrontare e superare le avversità, ed emerge quale fattore essenziale nella gestione delle problematiche legate al trauma vicario. Con il crescente rilievo della ricerca sui temi del trauma e della resilienza—un ambito cruciale per riportare umanità a individui e comunità costrette a sopportare enormi fardelli emotivi—come messo in evidenza da diverse indagini relative alla realtà palestinese, ci si rende conto che nel fenomeno specifico del trauma vicario essa riveste significati distintivi. Non è sufficiente solo resistere agli eventi traumatici subìti direttamente; è altresì necessario forgiare una specie di scudo protettivo capace d’impedire che le emozioni suscitate dalle storie degli altri colpiscano profondamente.

In questo quadro vitale emergono strategie basilari destinate alla prevenzione primaria nell’ambito della psicologia dell’emergenza quali pilastri indispensabili per nutrire questa forma speciale di resilienza. Tali strategie comprendono: programmi formativi dedicati alla comprensione del trauma vicario; sessioni considerate utilissime dove si discute dei fattori critici (debriefing); promozione attiva delle pratiche riconosciute come self-care; così come lo sviluppo estensivo dell’appartenenza ai gruppi solidali fra professionisti operanti nello stesso campo. Le iniziative più recenti rivelano chiaramente quanto sia determinante creare una rete organizzativa solida per coloro che lavorano nel settore sanitario; ciò dimostra inequivocabilmente che azioni tempestive possono apportare vantaggi significativi nella diminuzione dei disturbi associati all’SPDT. [Journal of Medical Stress Management]

“Il supporto psicologico per il personale sanitario è cruciale. Non è solo una questione di benessere individuale, ma una necessità per la qualità assistenziale.” – Dr. Giovanni Rossi, Esperto in Psicologia Clinica

A livello individuale, lo sviluppo di tecniche di autoregolazione emotiva e la pratica della mindfulness possono contribuire a mantenere un equilibrio psicofisico e a ridurre l’impatto dello stress. Inoltre, è fondamentale che le istituzioni riconoscano il trauma vicario come una condizione professionale legittima, offrendo accesso a servizi di supporto psicologico e promuovendo una cultura organizzativa che valorizzi il benessere mentale degli operatori. La consapevolezza che non si è soli di fronte a queste sfide, e che le proprie reazioni sono comprensibili, è un primo passo verso la guarigione e il mantenimento della propria integrità psicologica. La prevenzione non è solo una questione di formazione, ma anche di cultura organizzativa che promuova l’apertura, il confronto e il sostegno tra pari. Solo così si può costruire una resilienza duratura che consenta agli operatori di continuare a svolgere il proprio prezioso lavoro senza compromettere la propria salute mentale.

Il caso di Gaia e le implicazioni per la comunità medica

La drammatica vicenda riguardante Gaia, una giovanissima paziente originaria di Catania ospitata d’urgenza nel reparto di Rianimazione dell’importante GOM sotto la supervisione esperta del dottor Sebastiano Macheda, offre un interessante spunto per approfondire il tema del trauma vicario, elemento cruciale nelle professioni sanitarie. Le condizioni estremamente critiche della piccola Gaia sono suscettibili non solo alla preoccupazione generale, ma creano anche una profonda connessione emotiva che influisce sull’intero team medico-infermieristico. Questo gruppo è infatti posto davanti a sfide enormi caratterizzate da stress intenso e compartecipazione al dolore dei familiari. Pur senza dettagli specifici sugli esiti clinici della situazione attuale della ragazza, è innegabile come la risonanza mediatica associata alla sua emergenza amplifichi ulteriormente la pressione psicologica già presente sui soccorritori.

Eventi simili si verificano purtroppo con regolarità negli ospedali; pertanto il personale sanitario si trova quotidianamente ad affrontare fragilità umana inestimabile. La precarietà dell’esistenza diventa palpabile nei momenti critici come quelli vissuti da bambini in difficoltà; le decisioni rapide richieste dalle circostanze avverse accrescono il peso psicologico delle persone coinvolte nella cura, così come l’ansia vissuta dai loro familiari riempie gli ambienti sanitari, rendendo evidente il rischio elevato di sviluppare trauma vicario. I professionisti del GOM, come quelli di qualsiasi altra struttura sanitaria, sono costantemente alla prova della loro capacità di empatia e professionalità, trovandosi a gestire non solo l’aspetto medico ma anche quello emotivo e psicologico delle tragedie che si presentano.

Importante: La professione di infermiere è risultata una delle più esposte al trauma vicario, necessitando di programmi specifici di supporto psicologico.[The Lancet]

L’esperienza del GOM di Catania, così come quella di innumerevoli altre istituzioni sanitarie in Italia e nel mondo, evidenzia la necessità impellente di implementare programmi di supporto psicologico specifici per il personale. È imprescindibile che tali programmi trascendano la mera assistenza successiva a eventi critici; dovrebbero invece abbracciare strategie preventive quali la formazione sul trauma vicario, assieme a strumenti per affrontare lo stress e favorire una resilienza robusta. All’interno del panorama del dibattito accademico riguardante psicologia cognitiva, psicologia comportamentale, traumi ed esigenze relative alla salute mentale contemporanea, risulta fondamentale considerare con attenzione anche il benessere degli operatori sanitari, riconoscendolo come un elemento essenziale della sanità pubblica. Questo rappresenta non solo una valorizzazione del benessere personale degli individui coinvolti nella cura dei pazienti, ma anche un miglioramento tangibile nella qualità delle prestazioni rivolte alla comunità stessa. Sottovalutare l’impatto del trauma vicario implica mettere in pericolo l’abilità dei professionisti di impegnarsi nelle loro mansioni con adeguata dedizione ed efficienza; ciò genera così un circolo vizioso di sofferenza che inevitabilmente influisce negativamente su tutto l’ecosistema assistenziale.

La nostra condizione umana ci rende interconnessi in modo profondo; avvertire le afflizioni altrui si rivela sia una fortuna sia un onere da portare. La disciplina della psicologia cognitiva chiarisce che noi non siamo semplici registratori passivi degli eventi; piuttosto agiamo come costruttori attivi della nostra realtà. Ciò include chiaramente come interpretiamo e assimiliamo le esperienze altrui nel contesto delle nostre esistenze quotidiane. L’esposizione ai traumi indiretti ha il potere di modificare profondamente i nostri schemi cognitivi, influenzando le convinzioni relative alla giustizia sociale e alle dinamiche mondiali. Ciò non è segno di debolezza ma evidenza della nostra attitudine a stabilire legami umani. Nella cornice della psicologia comportamentale emerge chiaro come le reazioni all’esposizione possano evolvere nel tempo; ciò determina la formazione di strategie adattive nei momenti critici. Tali strategie possono spaziare da forme adeguate come un controllo emotivo strategico volto a mantenere alte prestazioni professionali, fino ad arrivare invece a esiti disfunzionali quali evitamento o dissociazione; queste ultime generano un isolamento dal vissuto interiore dell’individuo stesso. Di fronte a queste dinamiche nasce una questione importante: quale modalità ci consente di rispettare quella naturale inclinazione verso l’empatia – che ci porta ad agire per gli altri – senza permettere al dolore altrui di imprigionarci? Risulta dunque essenziale ricercare quell’armonia fragile fra disponibilità agli altri e protezione del proprio benessere psichico; un equilibrio continuamente oscillante fra coinvolgimento e autodifesa emotiva.

[Journal of Medical Stress Management]
– Ricerche recenti sul trauma vicario tra il personale sanitario.
[CNBC]
– Studio sui livelli di burnout tra gli infermieri.
[The Lancet]
– Importanza del supporto psicologico.

Glossario:

  • DSPT: Disturbo da Stress Post-Traumatico, una condizione psichiatrica che può seguire eventi traumatici.
  • Compassion fatigue: una forma di esaurimento emotivo derivato dalla continua esposizione alla sofferenza degli altri.
Rappresentazione della resilienza nei caregiver
Una visualizzazione della resilienza nei caregiver, che si supportano a vicenda in un ambiente di lavoro.
Rappresentazione del carico invisibile dell'empatia
Una rappresentazione metaforica del carico invisibile dell’empatia, con un operatore che affronta il dolore di altri.

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