- Il 94% degli incidenti è causato da errori umani: stress e distrazione.
- Nel 2021, oltre 3.500 decessi causati dalla guida distratta (NHTSA).
- Nel 2022, oltre 50.000 infortuni e 800 decessi per affaticamento (NHTSA).
<h2 id="incidente-in-viale-beverora-un-campanello-d-allarme-per-la-sicurezza-stradale”>Incidente in viale Beverora: un campanello d’allarme per la sicurezza stradale
Un recente incidente avvenuto mercoledì 18 ottobre a Piacenza, in viale Beverora, ha riacceso i riflettori sulla delicata questione della sicurezza stradale e sui fattori psicologici che spesso ne compromettono l’efficacia. Un cinquantenne piacentino, mentre attraversava in bicicletta sulle strisce pedonali all’incrocio con via Palmerio, è stato investito da un’automobile Opel, riportando gravi ferite e finendo in pronto soccorso con prognosi riservata, sebbene non in pericolo di vita. L’uomo, sbalzato a terra, ha urtato violentemente il parabrezza della vettura. Questo episodio tragico, su cui la polizia locale sta ancora indagando per ricostruire le dinamiche precise, offre un’opportunità per analizzare in profondità i meccanismi cognitivi e comportamentali che sottostanno a tali eventi, spesso riconducibili a un’attenzione inadeguata o a sovraccarichi informativi.
Secondo la National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA), il 94% degli incidenti è causato da errori umani, molti dei quali legati a fattori psicologici come stress e distrazione. In un ambiente urbano intriso di complessità e affollamento stimolante per i sensi umani si è consumato l’incidente sopra menzionato; tale circostanza ha messo severamente alla prova sia i conducenti sia i pedoni nella loro capacità reattiva e nel mantenimento della concentrazione. Sebbene le strisce pedonali, concepite per aumentare il livello di sicurezza degli utenti della strada, avrebbero dovuto fungere da salvaguardia contro eventi sfavorevoli, nell’impatto vissuto dai coinvolti nell’accaduto indicano chiaramente che vi siano state influenze esterne significative. La sorveglianza del traffico operata dai carabinieri ha messo in luce quanto il flusso abituale delle auto fosse stato alterato dall’episodio medesimo,
determinando così oneri sociali raramente riconosciuti appieno.
La ricorrenza simile di tali eventi nelle medesime condizioni invita pertanto a esaminare questa situazione oltre il semplice rango d’accadimenti isolati: essa deve essere considerata come testimonianza diretta delle questioni strutturali inerenti la valutazione del rischio associata al comportamento degli automobilisti durante gli spostamenti. Approfondire lo studio delle dinamiche attuative correlate all’incedere veloce della nostra quotidianità porta necessariamente a interrogarsi sull’efficacia con cui elaboriamo mentalmente gli input informativi nei frangenti caratterizzati da complessità decisionali elevate; dimostrando così quanto possa risultare vulnerabile la nostra disponibilità cognitiva alle pressioni esterne,
suscitando esiti talvolta catastrofici.
L’attenzione divisa e il sovraccarico cognitivo alla guida: una bomba a orologeria
L’incidente di viale Beverora illustra l’importanza cruciale dell’
attenzione divisa
nel contesto della guida. L’attenzione divisa è la capacità dell’individuo di concentrarsi su più stimoli o attività contemporaneamente, distribuendo le proprie risorse cognitive tra diversi compiti. Durante la guida, un conducente deve monitorare la strada, osservare gli altri veicoli e i pedoni, interpretare la segnaletica, gestire i comandi del veicolo e, in molti casi, interagire con dispositivi elettronici o passeggeri.
Quando il numero di stimoli supera la capacità di elaborazione del cervello, può verificarsi il
sovraccarico cognitivo
. Questo fenomeno si manifesta in situazioni di guida in cui l’attenzione è spostata su elementi distrattivi, riducendo la capacità di risposta alle situazioni impreviste. Ad esempio, la NHTSA ha riportato oltre 3.500 decessi nel 2021 causati dalla guida distratta.
Questa complessa orchestrazione di attività cognitive richiede una notevole flessibilità e capacità di processamento. Tuttavia, le risorse attentive non sono illimitate. Alla guida, il sovraccarico cognitivo può derivare dall’uso del telefono cellulare, dalla conversazione con i passeggeri, dall’ascolto di musica ad alto volume, dalla lettura di mappe o GPS, o semplicemente dalla presenza di un ambiente stradale particolarmente trafficato e ricco di elementi distrattivi. In queste condizioni, la capacità di percepire e reagire a eventi imprevisti, come un ciclista che attraversa le strisce, può essere gravemente compromessa.

Il ciclista di viale Beverora, pur trovandosi in una posizione che dovrebbe essere protetta – le strisce pedonali – è comunque diventato vittima di una possibile disfunzione attentiva. L’evento in questione sottolinea l’importanza della
psicologia dell’attenzione
, considerandola un elemento chiave per comprendere ed evitare gli incidenti sulle strade. Ci invita a esplorare varie modalità per ridurre il carico cognitivo, migliorando così l’allocazione delle nostre risorse attentive, sia mediante un’approfondita educazione dei conducenti sia con una progettazione più sicura dei contesti viari che favorisca minori distrazioni. È quindi imprescindibile che questa consapevolezza sulle dinamiche cognitive entri a far parte delle campagne dedicate alla sicurezza stradale insieme ai programmi formativi per i guidatori.
Il “pilota automatico” nella guida quotidiana: tra efficienza e rischio
Il concetto di
pilotaggio automatico
, sebbene originariamente concepito in ambito aeronautico per descrivere sistemi meccanici ed elettronici capaci di guidare veicoli senza intervento umano, trova un’interessante analogia nella psicologia della guida quotidiana. Molti conducenti, dopo anni di esperienza, sviluppano
schemi comportamentali automatizzati
che permettono loro di eseguire compiti ripetitivi e familiari con uno sforzo cognitivo minimo. Questo stato, simile a un “pilota automatico” mentale, consente di liberare risorse attentive per altri scopi, come pensare ad altro, parlare al telefono o interagire con i passeggeri. Tuttavia, questa automazione comportamentale può comportare anche un rischio significativo quando le condizioni mutano inaspettatamente. In momenti di minore vigilanza o in presenza di eventi imprevisti, la risposta del conducente in modalità “pilota automatico” può essere troppo lenta o inadeguata. L’incidente di viale Beverora potrebbe essere un esempio di come un conducente, in uno stato di ridotta consapevolezza o con le risorse attentive dirottate altrove, possa non percepire o sottovalutare la presenza di un ciclista che attraversa, anche se sulle strisce pedonali.
Gli studi sulla
psicologia comportamentale
evidenziano come la familiarità con un percorso o la ripetizione di un’azione possano abbassare la soglia di attenzione. È fondamentale riconoscere che il contesto della guida è dinamico e richiede una
vigilanza attiva
e costante.
Quando si guida in modalità automatica, la mancanza di attenzione selettiva e l’insufficiente allocazione delle risorse all’ambiente stradale circostante possono trasformare un comportamento altrimenti efficiente in un fattore di rischio. La promozione di una maggiore consapevolezza dei propri stati mentali durante la guida e l’adozione di strategie per interrompere i cicli di pensiero automatico possono contribuire a ridurre l’incidenza di tali eventi.
Promuovere una guida consapevole: sfide e opportunità
L’incidente di viale Beverora non è solo un fatto di cronaca locale, ma un monito che ci invita a riflettere collettivamente sulla
salute mentale
e sulla
sicurezza stradale
in un’epoca caratterizzata da un’interconnessione sempre più spinta e da un’esposizione costante a stimoli. Dal punto di vista della
psicologia cognitiva
, fenomeni come l’attenzione divisa e il sovraccarico cognitivo non sono difetti intrinseci dell’individuo, ma limiti fisiologici del sistema attentivo umano.
-
Attenzione selettiva
: capacità di focalizzarsi su uno stimolo ignorando altri stimuli. -
Pilota automatico
: comportamento automatizzato nella guida che riduce l’attenzione attiva. -
Sovraccarico cognitivo
: condizione in cui le richieste cognitive superano la capacità di elaborazione.
È illusorio pensare di poter gestire simultaneamente un’infinità di informazioni senza compromettere la qualità dell’elaborazione. Analizzando il comportamento umano in relazione all’atto della guida emerge che l’
automazione
e l’
abitualità
, pur risultando effettive dal punto di vista operativo, tendono a favorire una certa
sconnessione dalla realtà circostante
, con conseguenze negative sull’
aumento della consapevolezza situazionale.
La vera soluzione per evitare futuri sinistri risiede nell’incoraggiare pratiche orientate verso una
guida consapevole.
Sull’argomento si distingue un ulteriore tema d’interesse: il fenomeno del
carico cognitivo intrinseco ed estrinseco.
Quando parliamo di carico cognitivo intrinseco facciamo riferimento alle sfide insite nel compito (nella fattispecie la conduzione dell’autoveicolo richiede sia abilità motorie che capacità visive). D’altro canto il carico cognitivo estrinseco proviene da fattori esterni superflui rispetto alla corretta realizzazione dell’attività in questione; esempi classici sono le distrazioni provocate dai dispositivi elettronici o dalle conversazioni. È cruciale lavorare sulla diminuzione del carico cognitivo estrinseco dato che ciò permette ai conducenti di concentrare maggiormente le proprie energie sul completamento del compito principale: guidare. Molto spesso, i conducenti sovrastimano la propria capacità di gestire simultaneamente diversi stimoli, credendo di poter essere multi-tasking efficaci quando, in realtà, stanno solo spostando rapidamente l’attenzione da un compito all’altro, con un costo elevato in termini di efficienza e sicurezza.
Il NHTSA ha riportato oltre 50.000 infortuni e 800 decessi nel 2022 a causa della guida in stato di affaticamento

