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Scopri come la ricerca “Non te ne ‘ncarrecà” sta rivoluzionando la salute mentale in Irpinia

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  • Il progetto mira a raccogliere almeno 1.000 risposte per un'analisi solida.
  • La ricerca si concentra sulla salute psichica quotidiana, non post-emergenze.
  • Il questionario, già testato con 60 elaborati, è accessibile via QR code.
  • La collaborazione di 4 enti promuove la resilienza comunitaria.

Un’Indagine Innovativa sul Benessere Psicologico in Irpinia: “Non te ne ‘ncarrecà – ‘O cereviello è ‘na sfoglia e cipolla”

Il 27 maggio 2026, presso la Sala Conferenze del CESVOLAB di Avellino, è stato presentato ufficialmente il progetto di ricerca “Non te ne ‘ncarrecà – ‘O cereviello è ‘na sfoglia e cipolla”. Questa iniziativa, promossa dall’associazione “Irpinia Ti Voglio Bene” in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umane, Filosofiche e della Formazione dell’Università degli Studi di Salerno, il CSV Irpinia Sannio ETS e il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL di Avellino, rappresenta un’indagine pionieristica sul benessere psicologico della comunità irpina. Il titolo del progetto, un’espressione dialettale locale, evoca la fragilità e la complessità della mente umana, paragonandola agli strati di una cipolla, sottili ma essenziali per la sua interezza. L’obiettivo primario è quello di esaminare approfonditamente la condizione di salute psichica della cittadinanza irpina, ponendo l’attenzione sulla correlazione tra equilibrio psicologico, qualità dell’esistenza, legami interpersonali e le specificità delle regioni interne, come lo svuotamento demografico, la migrazione dei giovani, l’invecchiamento della popolazione, la divisione del territorio, le barriere nell’ottenere servizi e l’isolamento sociale.

Questa ricerca si distingue per la sua specificità territoriale e per il suo svolgimento in un periodo non immediatamente successivo a un evento traumatico di vasta portata, come un terremoto o una pandemia. Ciò permette di ottenere una fotografia autentica e non distorta del benessere psicologico quotidiano, come sottolineato dal dottor Amerigo Russo, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Salute Mentale Avellino 2. La sua rilevanza nel panorama della psicologia cognitiva e comportamentale risiede proprio nella capacità di fornire dati empirici su come le dinamiche socio-territoriali influenzino la salute mentale a livello locale, andando oltre le statistiche nazionali o le analisi post-emergenza. Si tratta di un approccio che riconosce la salute mentale non come un fatto esclusivamente individuale, ma come un costrutto intrinsecamente legato al contesto sociale e ambientale.

Cosa ne pensi?
  • Finalmente un progetto che affronta la salute mentale in modo integrale e basato sul territorio! 👏......
  • Mi preoccupa che l'anonimato del questionario possa limitare la profondità delle risposte... 🤔......
  • E se il detto 'O cereviello è 'na sfoglia e cipolla' nascondesse una saggezza antica che la psicologia moderna sta solo riscoprendo? 🧅💡......

Metodologia e Obiettivi Specifici della Ricerca

Per raggiungere i suoi scopi, il progetto prevede la somministrazione di un questionario online, accessibile tramite QR code o link, con l’ambizioso obiettivo di raccogliere almeno 1.000 risposte. Questo numero è considerato cruciale per costruire una base dati solida e rappresentativa dell’intero territorio provinciale, comprese le aree più periferiche e vulnerabili. Il questionario, la cui compilazione garantisce il completo anonimato, esplora diverse tematiche, tra cui la conoscenza dei servizi disponibili sul territorio e le preferenze delle persone riguardo a chi rivolgersi in base alle diverse problematiche percepite. Un primo esperimento di somministrazione, avvenuto nel dicembre precedente durante la manifestazione “Il Pino Irpino”, ha permesso di raccogliere circa 60 elaborati e di perfezionare lo strumento di indagine.

La dottoressa Francesca Tessitore, ricercatrice in Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Salerno, ha evidenziato come questo progetto sia un punto di partenza per un dialogo costruttivo con le istituzioni e un’occasione per stimolare una riflessione collettiva su come il territorio possa prendersi cura della salute mentale della propria comunità. L’Università di Salerno, con il professor Mauro Cozzolino e la stessa dottoressa Tessitore, assicura il rigore scientifico dell’iniziativa, dalla progettazione teorica alla strutturazione del questionario e all’analisi dei dati. Il CSV Irpinia Sannio ETS, diretto da Maria Cristina Aceto, svolge un ruolo cruciale come facilitatore territoriale, utilizzando la propria rete associativa per diffondere il questionario anche nelle realtà più remote e fungendo da “sentinella sociale” per intercettare i bisogni reali della popolazione.

Il Ruolo Cruciale del Terzo Settore e la Visione Integrata della Salute Mentale

La riuscita di questa ricerca dipende in larga parte dal contributo fondamentale degli enti del terzo settore. Queste organizzazioni, basate sulle relazioni e detentrici di fiducia all’interno delle comunità, fungono da tramite essenziale per la diffusione del questionario e per l’assistenza nella compilazione, specialmente per le persone meno avvezze alla tecnologia. Come osservato dal dottor Russo, l’uso del QR code, inizialmente percepito come un ostacolo per le persone anziane, si è rivelato un punto di forza, poiché la necessità di assistenza nella compilazione crea già un primo contatto e l’inizio di un legame, concretizzando l’obiettivo di costruire reti di cura.
La dottoressa Gina Troisi, psicologa psicoterapeuta dell’ASL di Avellino e volontaria di “Irpinia Ti Voglio Bene”, ha sottolineato come il progetto si inserisca nelle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che riconoscono l’importanza di coinvolgere il terzo settore e la rete sociale nella cura del disagio psichico. La salute mentale, infatti, non è appannaggio esclusivo del sistema sanitario o delle famiglie, ma riguarda l’intera comunità. Molte situazioni di disagio emergono solo dopo anni di silenzio, poiché il disagio mentale rimane ancora un tabù, non solo per ragioni culturali ma anche per le strategie individuali di evitamento di ciò che fa paura. La dispersione del tessuto urbano, l’emigrazione giovanile e l’isolamento sociale rendono il dialogo sempre più difficile, rendendo la cura dei legami uno strumento fondamentale di prevenzione del disagio psicologico.

Costruire Connessioni e Promuovere il Benessere: Una Riflessione sulla Mente Umana

Questo progetto non è finanziato da alcun ente, eppure la sua unicità risiede proprio nella sua natura di iniziativa dal basso, che mira a dare risposte reali ai bisogni e, ancor prima, a farli emergere. Francesco Iandolo, neo-eletto consigliere comunale e tra i fondatori di “Irpinia Ti Voglio Bene”, ha evidenziato come il pericolo maggiore sia il disagio inespresso, quando mancano i luoghi e i contesti in cui le persone possano riconoscere ed esprimere ciò che vivono. È per questo che è cruciale tendere verso un approccio capace di creare connessioni e possibilità di ascolto, con il contributo sinergico di istituzioni sanitarie, accademiche e del terzo settore.

La mente umana, come suggerisce il detto irpino “O cereviello è ‘na sfoglia e cipolla”, è un’entità di una complessità affascinante e, al contempo, di una fragilità intrinseca. In psicologia cognitiva, comprendiamo che la nostra percezione della realtà è una costruzione attiva, influenzata da schemi mentali, esperienze passate e contesti sociali. Quando questi schemi vengono messi alla prova da fattori esterni come l’isolamento o la difficoltà di accesso ai servizi, la nostra capacità di elaborare e affrontare le sfide può vacillare, portando a un disagio che, se non riconosciuto, può trasformarsi in un vero e proprio trauma. La psicologia comportamentale, d’altro canto, ci insegna che i nostri comportamenti sono spesso risposte apprese all’ambiente circostante. In un contesto di deprivazione sociale, ad esempio, possono svilupparsi comportamenti di ritiro o di evitamento, che a lungo andare compromettono il benessere.

Una nozione più avanzata, che emerge con forza da questa ricerca, è il concetto di resilienza comunitaria. Non si tratta solo della capacità individuale di superare le avversità, ma della capacità di un intero sistema sociale di adattarsi e prosperare di fronte a stress e cambiamenti. Questo progetto, promuovendo la creazione di reti e il dialogo tra diverse entità, sta attivamente costruendo questa resilienza. Ci invita a riflettere su quanto sia fondamentale il nostro ruolo, come individui e come membri di una comunità, nel sostenere la salute mentale collettiva. Ogni interazione, ogni gesto di ascolto, ogni iniziativa che rompe il silenzio sul disagio, contribuisce a tessere quella rete di supporto che rende la “sfoglia di cipolla” della nostra mente più robusta e meno vulnerabile. Non si tratta solo di curare il malessere, ma di promuovere attivamente il benessere, riconoscendo che la salute è un bene comune che fiorisce nella connessione e nella cura reciproca.


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