- Il 60% dei giovani riporta sentimenti di burnout.
- Il 45% si sente stressato per le aspettative elevate.
- 25% dei giovani adulti ha sintomi depressivi per lo stress.
Un aumento esponenziale del burnout, specialmente all’interno della Generazione Z, si sta rivelando preoccupante. Questa fascia di età vive costantemente in uno stato di iperconnessione, il che comporta non solo vantaggi ma anche notevoli difficoltà. Le incessanti sfide sociali, unite a delle attese frequentemente considerabili come irrealistiche, si sommano per mettere a dura prova la stabilità psicologica degli individui. La pressione esercitata dai mezzi digitali, insieme alla sfida competitiva nel mondo professionale, aggrava questa situazione già complessa.
Il panorama socio-culturale contemporaneo si trova ad affrontare una sfida emergente e sempre più pressante: l’incremento esponenziale dei casi di burnout tra i membri della Generazione Z. Questo fenomeno, lungi dall’essere una semplice manifestazione di stanchezza, si configura come una vera e propria crisi silente, alimentata da un’interazione complessa di fattori tra cui spiccano l’onnipresenza dei social media, una cultura della performance esasperata e, non da ultimo, aspettative spesso irrealistiche imposte sia dall’esterno che interiorizzate.

La Generazione Z, nata e cresciuta in un’era di digitalizzazione pervasiva, si trova a navigare in un ambiente virtuale che, pur offrendo innumerevoli opportunità di connessione e informazione, presenta anche rischi significativi. I social media, in particolare, giocano un ruolo ambivalente. Da un lato, possono fungere da piattaforma per l’espressione di sé, la costruzione di comunità e l’accesso a risorse utili; dall’altro, rappresentano un terreno fertile per il confronto sociale costante, la pressione estetica e il perpetuo fear of missing out (FOMO). Questa esposizione continua a vite apparentemente perfette, curate nei minimi dettagli e spesso lontane dalla realtà, può generare un senso di inadeguatezza e fallimento, contribuendo a un ciclo vizioso di ansia e iperattività.
- Il 60% degli adolescenti e giovani adulti riporta sentimenti di burnout.
- Il burnout è in aumento rispetto agli ultimi due anni, con cause principali legate alla pressione sociale e accademica.
- Il 45% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi costantemente stressato a causa delle aspettative elevate.
Accanto all’influenza dei social media, la cultura della performance emerge come un altro pilastro fondamentale nella genesi del burnout giovanile. La competitività accesa, unita alla percezione di un futuro incerto e di un mercato del lavoro sempre più esigente, spinge i giovani a un costante sovraccarico di impegni, sia nel contesto formativo che in quello professionale, con il timore di non essere all’altezza o di perdere opportunità irripetibili. Le aspettative poco realistiche, alla fine dei conti, si comportano come un filtro distorto tramite il quale i giovani osservano il mondo circostante. Influenzati da storie riguardanti successi rapidi ed esistenze professionali straordinarie, numerosi rappresentanti della Gen Z si ritrovano a paragonare la loro quotidianità — frequentemente caratterizzata da difficoltà e sviluppi lenti — con ideali praticamente inarrivabili. Tale discrepanza fra desideri e verità tangibile suscita una frustrazione intensa accompagnata da una sensazione di impotenza che può tradursi in episodi di burnout.
Le profonde conseguenze psicologiche del burnout: ansia, depressione e disturbi del sonno
Le ripercussioni del burnout sulla salute mentale della Generazione Z sono significative e pervasive, delineando un quadro clinico complesso che va ben oltre la semplice fatica. Tra le manifestazioni più comuni e preoccupanti troviamo l’ansia, la depressione e una serie di disturbi del sonno, ognuno dei quali contribuisce a compromettere seriamente il benessere psicologico e fisico degli individui colpiti.
- Ansia Generalizzata: Preoccupazione costante e lungo termine.
- Depressione: Umore basso e perdita di interesse.
- Disturbi del Sonno: Insonnia e risvegli notturni.
La depressione emerge come una delle conseguenze più gravi del burnout. Non si tratta di una semplice tristezza passeggera, ma di una condizione clinica caratterizzata da un umore persistentemente basso, una perdita di interesse o piacere nei confronti di attività che prima erano gratificanti e una significativa diminuzione delle energie.
Infine, i disturbi del sonno rappresentano un’altra conseguenza diretta e debilitante del burnout. L’iperattivazione mentale e l’ansia possono rendere estremamente difficile addormentarsi, mantenere il sonno durante la notte o provocare risvegli precoci al mattino. Il sonno interrotto o insufficiente non permette al corpo e alla mente di recuperare le energie necessarie, aggravando ulteriormente i sintomi di ansia e depressione.
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Strategie di resilienza e coping: mindfulness, disconnessione digitale e work-life balance
Di fronte all’escalation del burnout tra i giovani della Generazione Z, emergono con forza una serie di strategie di resilienza e coping che si configurano come pilastri fondamentali per il recupero e la prevenzione. Tra queste, la mindfulness, la disconnessione digitale e la promozione di un sano equilibrio tra lavoro e vita privata (work-life balance) si affermano come approcci cardine, capaci di contrastare gli effetti deleteri dell’iperconnessione e della cultura della performance.

La mindfulness, o consapevolezza, rappresenta una pratica millenaria che ha trovato ampio riscontro nella psicologia comportamentale moderna come strumento efficace per la gestione dello stress e dell’ansia. Consiste nel portare l’attenzione intenzionalmente al momento presente, senza giudizio, osservando i propri pensieri, emozioni e sensazioni corporee. Pratiche come la meditazione guidata, gli esercizi di respirazione profonda e la scansione corporea aiutano a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé.
La disconnessione digitale emerge come una strategia imprescindibile in un’epoca di iperconnessione. Stabilire limiti chiari sull’uso dei dispositivi elettronici, come definire periodi della giornata senza schermo o designare giornate “digital detox”, può avere effetti benefici immediati. Ridurre l’esposizione alle notifiche e alla costante pressione di essere online può diminuire il senso di urgenza e di FOMO, favorendo una maggiore tranquillità mentale.

Infine, la promozione di un sano equilibrio tra lavoro e vita privata rappresenta la pietra angolare per prevenire e gestire il burnout. Incoraggiare la definizione di confini chiari tra tempo dedicato agli impegni e tempo dedicato al relax e agli interessi personali è essenziale.
Conversare con la resilienza: prospettive e riflessioni
Il fenomeno del burnout che sta colpendo la Generazione Z non è una semplice moda passeggera, bensì un sintomo profondo di un disagio sistemico che merita attenzione e comprensione. Comprendere questo è il primo passo per costruire una cultura del benessere che sia sostenibile e inclusiva. La buona notizia è che, attraverso tecniche cognitive e comportamentali, è possibile identificare e modificare questi schemi, sviluppando una maggiore flessibilità mentale e una visione più equilibrata di sé e del mondo.
- Burnout: stato di esaurimento fisico e mentale causato da stress prolungato, spesso in contesti lavorativi o scolastici.
- Mindfulness: pratica di attenzione consapevole al momento presente.
- FOMO: paura di perdersi qualcosa, fenomeno psicologico legato alla cultura dei social media.








