- Ogni anno, circa 20-30% degli atleti subisce infortuni significativi.
- Sofia Goggia ha testimoniato la «paura di tornare a fare sport».
- La rottura del legamento crociato colpisce calciatori almeno due volte in 66 mesi.
- Tecniche giuste possono aiutare gli atleti a battere la paura.
- L'intervento cognitivo-comportamentale ristruttura gli schemi di pensiero disfunzionali.
Nel mondo dello sport professionistico, dove la performance fisica è elevata a dogma, l’ombra dell’infortunio si profila come una minaccia costante, capace di interrompere carriere, infrangere sogni e mettere a dura prova la resilienza mentale degli atleti. Il caso di figure di spicco, come Chris Froome, pur non essendo dettagliato in cronache recenti specifiche circa il suo infortunio e l’impatto psicologico immediato, offre un archetipo per comprendere le dinamiche complesse che si celano dietro a eventi traumatici nel contesto agonistico. Questi incidenti non rappresentano, infatti, solo un danno fisico, ma scatenano una cascata di reazioni psicologiche profonde, capaci di alterare l’identità stessa dell’individuo e la sua percezione del proprio futuro professionale.
Il percorso di recupero da un infortunio grave è un vero e proprio viaggio introspettivo, costellato di sfide non solo fisiche, ma soprattutto mentali. Atleti come la sciatrice Sofia Goggia, ad esempio, hanno apertamente affrontato e testimoniato la “paura di tornare a fare sport dopo un infortunio”, un sentimento che affonda le radici in uno choc psicologico talvolta non meno devastante di quello fisico. La storia vissuta dall’atleta mette in risalto una questione cruciale: insieme a nomi illustri come Mikaela Shiffrin, che ha abbandonato il gigante ai Mondiali del febbraio 2025 a causa di una traumatica caduta avvenuta a Killington; oppure il promettente ginnasta Lorenzo Bonicelli, recentemente uscito dalla terapia intensiva post-incidente; emerge chiaramente l’inevitabilità del legame tra recupero fisico e sviluppo mentale.
In questo contesto drammatico, il corpo dell’atleta – simbolo potente del suo talento – rivela ora una fragilità sconcertante. Spesso definita nella sua essenza dalla disciplina sportiva praticata con passione intensa e impegno costante per molti anni: alla fine essa incontra forzatamente uno stop doloroso. Ciò genera inevitabilmente sentimenti complessi quali ansietà, tristezza profonda e anche una sensazione schiacciante di perdita. Privati delle loro routine consolidate e degli scopi prefissati così distintivi nella loro vita quotidiana all’interno delle squadre o delle federazioni sportive, affrontano reazioni emozionali fortemente negative: dall’incredulità alla negazione, passando poi per profondi sentimenti d’ira spiccata seguiti da periodi contrassegnati da malinconia acuta. Un infortunio al tendine d’Achille, come quello subito dal cestista Tyrese Haliburton e documentato circa due mesi fa, o la rottura di un legamento crociato, una lesione che purtroppo ha colpito diversi calciatori almeno due volte nell’arco di 66 mesi, sono eventi che non solo impongono lunghi tempi di recupero fisico, ma richiedono anche un’altrettanto estesa riabilitazione psicologica.
La paura di un nuovo infortunio, la cosiddetta “paura di re-infortunarsi”, è un ostacolo significativo che molti atleti devono superare per tornare ai livelli precedenti. Questa paura può manifestarsi a livello fisico, con una tensione muscolare involontaria o una ridotta fluidità nei movimenti, e a livello mentale, con pensieri ossessivi sul rischio e sulla possibilità di fallimento. Il supporto di professionisti della psicologia dello sport è fondamentale in questo contesto, affiancando il team medico e fisioterapico nel percorso di “riabilitazione della mente”.
Il ruolo cruciale della psicologia dello sport nel recupero
L’infortunio nello sport, soprattutto quando si tratta di lesioni gravi potenzialmente capaci di mettere a rischio la carriera degli atleti professionisti, trascende la mera manifestazione fisica ed evolve in uno scontro psico-fisico. Ciò implica necessariamente l’adozione di una strategia riabilitativa complessiva. In questo contesto riveste importanza cruciale la disciplina della psicologia dello sport, la quale fornisce risorse preziose per guidare gli atleti attraverso le molteplici fasi emozionali e mentali collegate all’esperienza del trauma.
Gli esperti concordano nel ritenere essenziale il valore del sostegno emotivo, fondamentale ai fini del mantenimento del benessere mentale degli agonisti. L’intervento da parte di uno specialista nella disciplina permette al concorrente di installarsi su una rotta comunicativa ottimale con i membri del proprio team: questa sinergia promuove una relazione basata sulla fiducia reciproca e sull’ascolto attento delle difficoltà affrontate dall’atleta stesso. Il processo terapeutico orientato al sostegno mentale frequentemente ha inizio con uno scrupoloso dettaglio diagnostico globale, disponibile presso certi centri dedicati; tale metodo favorisce l’elaborazione accurata della personalità dell’atleta mediante analisi complete. Questo sistema su misura rivela essere imprescindibile nel concepire percorsi mirati sia alle necessità particolari sia alle caratteristiche distintive rinvenibili nei vari soggetti coinvolti nel mondo sportivo. Il fine perseguito è duplice: innanzitutto offrire all’atleta gli strumenti necessari per affrontare le emozioni negative, generate da una lesione – come la paura, l’ansia, così come frustrazione o rabbia; secondariamente potenziare quelle risorse interne necessarie a sostenere il lungo percorso riabilitativo che spesso presenta sfide tortuose.
Le reazioni psicologiche conseguenti a un infortunio si rivelano estremamente complesse e influenzate da molteplici fattori. Prendiamo ad esempio la ginnasta Federica Brignone che si trova ancora nel processo di recupero dopo un serio incidente ed ha voluto presenziare agli Internazionali d’Italia 2025 per incoraggiare Jannik Sinner; questo caso dimostra chiaramente quanto sia cruciale l’elemento del supporto reciproco e il valore dell’esperienza condivisa nel mantenimento della motivazione. L’intervento dello psicologo specializzato nello sport si estende su più aspetti cruciali: partendo dalla gestione del dolore cronico, passando attraverso la creazione di strategie adattive concrete fino ad arrivare alla pratica della visualizzazione orientata al recupero. Ulteriormente fondamentale è lavorare sull’affermazione dell’identità atletica. Viene dedicato tempo all’accettazione della nuova realtà fisica imposta dall’infortunio assieme all’esplorazione mirata nella definizione non solo degli obiettivi imminenti ma anche futuri durante questo periodo difficile; ciò consente inoltre una rivalutazione approfondita del legame individuale con lo sport stesso. Un aspetto fondamentale è l’aiuto nel “gestire le emozioni, le paure e le incertezze” legate al ritorno in campo.
La ripresa dell’attività agonistica non è solo una questione di funzionalità fisica, ma anche di ricostruzione della fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità. In questo senso, il supporto psicologico individuale e di gruppo può essere determinante, in quanto permette all’atleta di condividere le proprie esperienze e di sentirsi parte di una comunità che comprende le sue sfide.

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Strategie per il ritorno in campo: fiducia e gestione della paura
Il ritorno all’attività agonistica dopo un infortunio grave è un processo delicato, che non si esaurisce con la guarigione fisica, ma richiede un’attenta programmazione e un solido supporto psicologico per ricostruire la fiducia dell’atleta e affrontare la paura del re-infortunio. La mente gioca un ruolo preponderante in questa fase, influenzando direttamente la performance e la capacità di superare gli ostacoli. Due psicologi dello sport hanno evidenziato nel marzo 2025 come “recupero e tecniche giuste, così un atleta può battere la paura”. Questo suggerisce l’importanza di un approccio strutturato che includa non solo la riabilitazione fisica, ma anche specifiche strategie mentali.
Una delle tecniche più efficaci è la visualizzazione, attraverso la quale l’atleta immagina sé stesso eseguire movimenti complessi e performare al massimo livello. Questa pratica rafforza le connessioni neurali e aiuta a ridurre l’ansia da prestazione, preparandolo mentalmente al ritorno in campo.
Un altro aspetto cruciale è la gestione graduale del recupero. Come sottolineato in alcuni contesti, molti atleti tendono a forzare i tempi di guarigione, spinti dalla pressione e dal desiderio di tornare a competere. Tale approccio, tuttavia, può portare a ricadute o al perpetuarsi di un ciclo di infortuni. Il supporto psicologico quindi, come evidenziato nel rapporto delle Dott.ssa Irene Piva e Dott. Alessandro Bargnani, è fondamentale per stabilire obiettivi realistici e progressivi, celebrando ogni piccolo traguardo e rafforzando la sua autoefficacia.
Fattori influenzanti il ritorno in campo | Strategia associata |
---|---|
Motivazione e fiducia | Supporto psicologico e goal setting |
Paura di recidiva | Tecniche di coping e rilassamento |
Supporto sociale | Comunicazione con il team e la famiglia |
Gestione dello stress | Mindfulness e meditazione |
L’intervento psicoeducativo, focalizzato sulla comprensione delle dinamiche dell’infortunio e dei meccanismi di recupero, è altrettanto importante. Comprendere cosa è successo al proprio corpo e cosa ci si può aspettare dal processo di riabilitazione offre un senso di controllo e riduce l’incertezza. Il colloquio di supporto psicologico con l’esperto non riguarda solo la fase di recupero, ma può estendersi anche alla gestione del dopo carriera, o del “ritiro” dagli impegni agonistici, fornendo strumenti per affrontare il cambiamento e costruire una nuova identità al di fuori del contesto sportivo. La capacità di “tornare a fare sport dopo un infortunio” è un’impresa di grande rilevanza psicologica, come testimoniato dall’esperienza di Sofia Goggia, capace di trasformare un momento di difficoltà in un’opportunità di crescita e di rafforzamento mentale.
Riflessioni sul percorso di resilienza e l’identità sportiva
Il percorso affrontato da atleti di alto livello in seguito a un grave infortunio ci offre una lente preziosa attraverso cui osservare la complessità della psiche umana e la sua incredibile capacità di resilienza. Al di là delle specifiche lesioni fisiche, un trauma sportivo genera un’onda d’urto che impatta profondamente sulla salute mentale, mettendo in discussione l’identità stessa dell’atleta.
Dal punto di vista della psicologia cognitiva, l’infortunio rappresenta un “evento trigger” che può alterare gli schemi di pensiero e le convinzioni radicate di un individuo. L’atleta, abituato a percepire il proprio corpo come uno strumento di potere e controllo, si trova improvvisamente di fronte alla sua fragilità. Questo può innescare pensieri automatici negativi e distorsioni cognitive, come la catastrofizzazione (esagerazione delle conseguenze negative) o la personalizzazione (attribuire a sé stesso la colpa dell’infortunio).
Un intervento cognitivo-comportamentale si concentra sull’identificazione e la ristrutturazione di questi schemi di pensiero disfunzionali, aiutando l’atleta a sviluppare un “mindset” più realistico e costruttivo. Pubblicazioni recenti indicano che l’intervento psicologico è essenziale per garantire una riabilitazione efficace e prevenire problemi emotivi a lungo termine. Inoltre, è fondamentale anche il supporto sociale e professionale, capace di attenuare lo stress e favorire una ripresa plug-and-play. A un livello più avanzato di psicologia comportamentale, l’esperienza dell’infortunio può essere analizzata attraverso il concetto di perdita e lutto. L’atleta non perde solo la capacità fisica, ma anche le routine, le dinamiche sociali, il senso di appartenenza e, in ultima analisi, una parte significativa della sua identità. La fase di recupero richiede quindi un vero e proprio “lavoro di lutto” per accettare la perdita e re-immaginare il proprio futuro. Qui si inserisce la nozione di “hardiness psychologically”, tradotto come robustezza psicologica, una caratteristica che permette agli individui di fronteggiare gli eventi stressanti percependo la sfida, mostrando impegno e mantenendo un senso di controllo.
Coltivare questa robustezza attraverso il supporto psicologico mirato non solo aiuta a superare l’attuale ostacolo, ma equipaggia l’atleta con strumenti preziosi per affrontare future avversità, sia nello sport che nella vita. Riflettiamo: quanto delle nostre identità è legato alle nostre capacità fisiche o ai ruoli che ricopriamo? E cosa succede quando queste fondamenta vacillano? La storia di questi atleti ci insegna che il vero trionfo non risiede solo nel superare l’infortunio fisico, ma nel ricostruire la fiducia in se stessi e nel riscoprire la propria forza interiore, trasformando la vulnerabilità in una nuova forma di potenza. È un promemio che la salute mentale è intrinsecamente legata alla salute fisica, in un equilibrio delicato che merita la massima attenzione.
- Chris Froome: ciclista britannico e quattro volte vincitore del Tour de France, noto per le sue vittorie e sfide sportive.
- Sofia Goggia: rappresentante dell’Italia nello sci alpino, celebrata per il conseguimento della medaglia d’oro durante le Olimpiadi invernali; è nota soprattutto per la sua incredibile forza interiore dimostrata dopo aver attraversato una fase di recupero da un grave infortunio.
- Catastrofizzazione: fenomeno cognitivo caratterizzato dall’esagerazione delle ripercussioni negative che possono derivare da eventi o idee specifiche.
- Personalizzazione: tendenza a considerarsi responsabili degli eventi sfavorevoli, indipendentemente dal fatto che ci si trovi effettivamente nelle condizioni per influenzarvi.
- Hardiness psychologically: attitudine mentale robusta volta ad affrontare efficacemente situazioni stressanti e difficoltà impreviste.
- Aggiornamenti sulle condizioni di Chris Froome dopo l'incidente.
- Sito ufficiale della Federazione Italiana Sport Invernali, utile per news e atleti.
- Sito ufficiale della Federazione Internazionale Sci e Snowboard (FIS).
- Sito dell'ospedale Niguarda, dove Bonicelli è stato trasferito per riabilitazione.
- Aggiornamenti diretti da Tyrese Haliburton sul recupero dall'infortunio.
- Statistiche SIOT su incidenza e gestione delle rotture del legamento crociato.
- Sito ufficiale del CONI, per comprendere le politiche di supporto agli atleti.