- Nel 2023, i decessi per incidenti stradali sono diminuiti del 3.8% in Italia.
- Il 60% dei pirati della strada viene identificato e perseguito legalmente.
- Tra i pirati della strada, il 10-15% è di genere femminile.
Omessa assistenza e il profilo del “pirata della strada”
Il dibattito sull’omissione di soccorso, un reato che si configura quando un individuo non presta aiuto a una persona in pericolo, è tornato prepotentemente alla ribalta dopo i recenti eventi di cronaca. In particolare, il caso di un testimone indagato a Ventimiglia per omissione di soccorso nei confronti di un bambino scomparso, e il frequente fenomeno dei “pirati della strada”, ovvero conducenti che fuggono dopo aver causato un incidente, hanno acceso i riflettori sulle motivazioni psicologiche che spingono a tali comportamenti e sulle pesanti conseguenze che ne derivano. L’indagine sul testimone a Ventimiglia, che aveva dichiarato di aver visto il bambino scomparso senza però intervenire, solleva interrogativi profondi sulla reazione umana di fronte all’emergenza. Questo episodio si inserisce in un contesto nazionale in cui, nonostante l’inasprimento delle leggi, l’omissione di soccorso e la fuga rimangono problematiche dilaganti.
La figura del “pirata della strada” non è un unicuum. Generalmente, si tende ad associarla a conducenti spericolati, spesso sotto l’effetto di droghe o alcol. Tuttavia, le statistiche rivelano che molteplici fattori possono scatenare questi comportamenti, incluse semplici distrazioni o negligenze, come l’uso dello smartphone alla guida. Nell’anno 2023, in Italia, si sono registrati 3.039 decessi in incidenti stradali, una diminuzione del 3.8% rispetto all’anno precedente, ma con un incremento degli infortuni che ammonta a 224.634 persone. Ciò che realmente definisce il “pirata” non è tanto la causa iniziale dell’incidente, quanto il comportamento post-evento: l’allontanamento dalla scena e la mancata assistenza alla vittima. Questo gesto, spesso irrazionale, è il fulcro del reato. Non è chiara la dicotomia per i pirati della strada, dove da un lato si parla di paura e di “cancellazione” dell’evento traumatico, e dall’altro lato c’è la speranza di “farla franca”.
Il “pirata della strada” viene definito da due emozioni antitetiche. Il legale Fabio Crea — noto per la sua esperienza in ambiti analoghi — espone chiaramente le sue considerazioni: «Cosa accade nella psiche dell’automobilista subito dopo aver provocato un incidente? Di solito prevale l’idea errata d’essere al riparo dalle conseguenze del proprio gesto e difficilmente verranno scoperti poiché questi episodi avvengono frequentemente in assenza totale di testimoni oculari. È una condotta priva di razionalità e pertanto difficile da difendere o spiegare». Per lui, avere timore rispetto all’eventualità d’aver compiuto atti gravissimi come causare fatalità umane non costituisce un motivo ragionevole per il loro comportamento. Inoltre precisa: «La paura ha poco peso; quella cui realmente tendono gli individui è piuttosto l’illusione d’essere intoccabili».
Analogamente viene analizzata la situazione dall’avvocato Fabio Capraro; egli possiede approfondite competenze relative al codice della strada ed ha gestito numerosi incidenti pertinenti a questo fenomeno criminale. Pur riconoscendo alcuni comportamenti intenzionali mirati ad evitare il processo penale degli autori implicati negli incidenti stradali, capisce anche lui lo spettro delle dinamiche psicologiche coinvolte nell’accaduto poiché afferma: «in molti frangenti posso dichiarare con certezza che si attiva una reazione mentale».
Sottostante a questo fenomeno vi è una profonda paura, capace di indurre comportamenti altrimenti inimmaginabili, spingendo addirittura gli individui a scordare i propri atti inqualificabili. A tale riguardo, viene riportato il caso emblematico di un conducente a Belluno, il quale, dopo essere stato coinvolto in un incidente stradale, si allontanò senza attendere le autorità competenti; è significativo notare come la sua vettura fosse sprovvista della targa proprio per effetto dell’incidente stesso. Questo episodio illustra perfettamente l’aspetto irrazionale e quasi dissociativo delle reazioni umane in situazioni critiche. In questa ottica, è fondamentale esaminare i complessi meccanismi psicologici implicati — dalla sensazione acuta del panico alla fase della negazione — poiché essi risultano decisivi per una reale comprensione e un’adeguata prevenzione dei reati più gravi.
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Le conseguenze legali e il peso del comportamento
In data 25 marzo 2016, il Parlamento italiano ha ratificato la legge n. 41 del 23 marzo, introducendo all’interno del codice penale i crimini riguardanti l’omicidio stradale e le lesioni personali stradali, configurabili come atti perseguibili in base alla colpa e negligenza dell’individuo coinvolto nella circolazione pubblica. Secondo quanto indicato nell’articolo 589-bis C. P., chi causa involontariamente la morte altrui tramite violazioni delle disposizioni sul traffico viene condannato con pene detentive variabili tra i due e i sette anni; tale sanzione si aggrava notevolmente—salendo tra gli otto e i dodici anni—se si trova coinvolto un conducente sotto effetto dell’alcool o sostanze stupefacenti durante il fatto criminoso. Per quanto concerne invece le offese fisiche conseguenti ad incidenti automobilistici non fatali, l’articolo 590-bis C. P. prescrive una reclusione che va dai tre mesi fino a un anno nel caso si tratti di ferite gravi, mentre penalizzazioni più severe variano fra uno e tre anni per situazioni più critiche onde evitare ricorrenti trasgressioni legate alla mobilità individuale; anch’esse punite severamente se caratterizzate dalla mancanza della patente o assenza di assicurazione preventiva.
Tuttavia, malgrado questa riforma giuridica diretta a intensificare le punizioni pecuniarie nei confronti degli autori dei suddetti reati previsti dal nuovo impianto normativo, il problema della fuga permane. In questo contesto, Giordano Biserni – leader indiscusso dell’(Associazione sostenitori e amici della polizia stradale) – rimarca frequentemente sull’importanza di una rigorosa revisione penitenziaria applicata ai trasgressori.
Egli sottolinea come la casistica dimostri che molti fuggitivi sono individui che hanno assunto alcol o droghe, o che guidano veicoli senza assicurazione, consapevoli delle conseguenze più severe che affronterebbero fermandosi. “Spesso i pirati della strada sono convinti di riuscire a farla franca e rimanere impuniti” afferma Biserni, sebbene la statistica dimostri che una percentuale significativa, circa il 60%, viene identificata e perseguita (il dato sale al 70% per gli incidenti mortali). Nonostante le pene più severe, si registra ancora una sorta di disinformazione riguardo alle reali implicazioni legali.
Il comandante Andrea Piselli della polizia municipale dell’Unione Terre d’Acqua ha approfondito il tema in un saggio per la Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza. Egli concorda sul fatto che chi commette un grave sinistro sotto l’influenza di alcol o droga tende a fuggire a causa delle conseguenze più dure che ne deriverebbero. In tali circostanze, come afferma il graduato, l’aggravarsi delle sanzioni personali spinge a privilegiare la casualità e tentare di sfuggire. Un’ulteriore motivazione è l’esistenza di altri reati collegati al sinistro, come la partecipazione a gare di velocità clandestine. Piselli evidenzia anche un dato interessante sulla presenza femminile in questa forma di criminalità: il 10-15% dei pirati della strada è di genere femminile, un dato considerato coerente con le statistiche generali sulle donne autrici di reato. Queste analisi suggeriscono che la severità delle leggi da sola non basta: è necessaria un’azione integrata che includa sia l’aspetto punitivo che quello preventivo e di sensibilizzazione.
L’impatto psicologico sui coinvolti
L’omissione di soccorso non ha un impatto solo sul reo, ma anche sulle vittime e, indirettamente, sui soccorritori. Le vittime di incidenti stradali, in particolare quelle che subiscono anche l’abbandono da parte del responsabile, sono esposte a un rischio significativo di sviluppare un Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD). I sintomi possono includere ricordi intrusivi, flashback, incubi ricorrenti legati all’evento traumatico, ansia, irritabilità e difficoltà a concentrarsi o a dormire. Il “neglect”, inteso come omissione di soccorso psicologico, può essere una forma di trauma a sé stante, aggravando il già difficile percorso di recupero della vittima. La sensazione di essere abbandonati e non assistiti in un momento di estrema vulnerabilità può lasciare cicatrici profonde, ben oltre le lesioni fisiche.
Parallelamente, gli operatori che intervengono sulla scena di incidenti gravi, spesso caratterizzati da “morte traumatica” e da visioni cruente, sono anch’essi a rischio di sviluppare traumi psicologici. Il Pronto Soccorso Psicologico (Psychological First Aid) è fondamentale per ridurre lo stress acuto e promuovere un funzionamento adattivo sia nelle vittime che nei soccorritori. Manuali operativi e linee guida, spesso sviluppati da enti come la Fondazione Ania, mirano a supportare psicologicamente sia le vittime della strada sia coloro che prestano i primi aiuti, inclusi gli operatori di polizia, che si trovano ad affrontare scenari complessi e emotivamente carichi. La consapevolezza che l’evento traumatico può influire sui rapporti interpersonali e indurre ansia sottolinea la necessità di un sostegno psicologico strutturato e continuo.
Il dibattito sull’omissione di soccorso continua a interrogare la società su come affrontare la mancata assunzione di responsabilità. Lo psichiatra forense Marco Cannavicci evidenzia una crescente superficialità e leggerezza nella società moderna. “Di fronte a situazioni critiche – constata – la persona fugge, scappa, nega”. Non si tratta solo di viltà, ma di un problema più ampio che riflette una personalità caratterizzata da comportamenti antisociali. Questi individui mostrano spesso uno scarso rispetto delle regole, una palese assenza di empatia per il prossimo in difficoltà e una marcata assenza del senso di responsabilità. Se i fuggitivi riescono a farla franca, questa condotta rafforza ulteriormente la loro personalità antisociale, inducendoli a credere di aver agito con furbizia e impunità.
Prevenzione e campagne di sensibilizzazione
Per contrastare il fenomeno dei “pirati della strada” e promuovere una maggiore sicurezza stradale, sono essenziali campagne di sensibilizzazione efficaci e interventi mirati. Secondo le autorità, l’educazione stradale e la formazione sono pilastri fondamentali per sviluppare una “nuova cultura della sicurezza”, come sostenuto dal numero uno della Polizia Stradale. Le campagne devono andare oltre la semplice informazione sulle sanzioni, puntando a toccare le corde emotive e psicologiche dei conducenti. Esempi positivi includono iniziative come “Vai piano!”, campagna di sensibilizzazione premiata dalla FIAB, e l’accordo tra Anci, Unasca e Associazione Borgogni per rafforzare la prevenzione degli incidenti nelle aree urbane, focalizzandosi su formazione, educazione e sostegno psicologico.
Campagne che utilizzano linguaggi diretti e, talvolta, provocatori come quelle di Oliviero Toscani per Ania, mirano a scuotere le coscienze. L’obiettivo è instillare una consapevolezza profonda dei rischi e delle responsabilità. È fondamentale promuovere una percezione del pericolo e del rischio che spesso manca in chi guida con leggerezza, ad alta velocità, o distratto dallo smartphone. Il disprezzo per la vita altrui, che pone il piacere personale al di sopra della sicurezza del prossimo, deve essere affrontato con determinazione.
In quest’ottica, la discussione sulla psicologia dell’omissione di soccorso ci interroga su come funzionano i nostri processi decisionali in situazioni estreme. La psicologia cognitiva ci insegna che, di fronte a un pericolo improvviso e inaspettato, la mente può reagire con un meccanismo di “fight, flight, or freeze” (lotta, fuga o congelamento). La fuga, in questo contesto, può essere una reazione istintiva al panico, un tentativo inconscio di sfuggire a una situazione percepita come troppo minacciosa da affrontare. La paura delle conseguenze legali, o il timore di confrontarsi con la realtà devastante dell’incidente, possono innescare una dissociazione temporanea, un vero e proprio “blackout” cognitivo che impedisce al conducente di rendersi conto appieno della gravità di ciò che è accaduto. Questo non giustifica il reato, ma aiuta a comprenderne le radici psicologiche.
Andando oltre la nozione di base, la psicologia comportamentale approfondisce la tesi che l’omissione di soccorso può essere il risultato di un rinforzo negativo. Se un individuo fugge e in passato è riuscito a evitare le conseguenze, questo comportamento viene “rinforzato”, aumentando la probabilità che si ripeta in futuro. Allo stesso tempo, la mancanza di empatia, che spesso si associa a tratti di personalità antisociali, gioca un ruolo cruciale. La capacità di mettersi nei panni dell’altro, di percepire la sofferenza e il bisogno di aiuto, è fondamentale per un comportamento etico e responsabile. Le campagne di sensibilizzazione dovrebbero quindi non solo informare, ma anche stimolare l’empatia e il senso di responsabilità civica. Riflettiamo: saremmo in grado di sfidare i nostri istinti primari e agire con altruismo in una situazione di estrema pressione? La risposta a questa domanda è fondamentale per costruire una cultura della sicurezza stradale che ponga la vita umana al centro.
Glossario
Glossario:
- Omissione di soccorso: reato che si verifica quando un individuo non presta aiuto a un altro in pericolo.
- Pirata della strada: conducente che fugge dopo aver causato un incidente, spesso per paura di conseguenze legali.
- PTSD (Disturbo da Stress Post-Traumatico): condizione psicologica che può verificarsi dopo aver vissuto un evento traumatico.